Paola Marchionne ...questa mia spinta di vita
Salve ! Mi chiamo Paola Marchionne e sono nata a Roma nel 1965 sotto il segno della Bilancia: in effetti mi appartiene da sempre la ricerca di armonie ed equilibri. Nella mia vita ho due grandi passioni: l’infanzia e il diabete (anche se, a dir il vero, anche il canto, la danza e il cocomero hanno un posto significativo !).
Io e mio padre il giorno del mio matrimonioLa sensibilità verso il diabete l’ho presa da mio padre, Antonio, classe 1929, un’integrità di ferro e due figlie: una nata prima del diabete e una, io, dopo. Lui mi voleva anche prima, ma l’avevano convinto che un figlio col diabete non fosse cosa. Ha insistito per più di 6 anni e mi ha generato ; ne sono seguiti 9 mesi di attesa piuttosto comune per un uomo di quello stampo, nutrendo la speranza che arrivasse finalmente un maschio. Invece, quando sono nata, appena mi ha visto ha esclamato rivolgendosi a mia madre:- E’ bellissima ! Ha tutte le dita!-.
Ebbene sì: avevo tutte le dita, ma ero anche vivace e chiacchierona e papà ha passato tutta la sua vita a cercare di “contenermi”. Poi mi è venuto anche il diabete: per l’esattezza a 18 anni a mia sorella e a 21 a me. Se la prima volta ha reagito con sgomento ma comunque con sollecitudine, la seconda è rimasto in silenzio: mi ha fatto la prima iniezione, mi ha detto che si era accorto del mio pallore e la vita ha continuato come sempre. Solo che anche io adesso facevo parte di questa “maggioranza” familiare. Finalmente li ho capiti, profondamente, sulla mia pelle ed ho indossato anche io la veste di gestirsi il diabete in maniera svelta e senza tante lamentele. Inoltre, poi, sapevo già tutto: ricordo mia madre in ginocchio davanti a lui riverso sulla poltrona mentre gli dava, contandole, delle zollette di zucchero per farlo rinvenire dalle ipoglicemie. A quei tempi sul mio sedere c’era ancora il pannolone ; a scuola raccontavo alla maestra e alle compagne cosa fossero il diabete e le cure necessarie per affrontarlo.
Insomma, tutto normale fino a quando è successa una cosa strana. Anzi, prima ne è successa una enormemente triste: papà ci ha lasciate, relativamente all’improvviso dato che aveva già maturato un corredo completo di complicanze, nonostante un diabete gestito discretamente (non va dimenticato, comunque, che, come dice Alessandra Aronica, i suoi sono stati i tempi degli pterodattili). So solo che, seppure stanco e sofferente ormai da tempo, una mattina l’ho accompagnato a fare dei controlli e lì mi hanno detto che aveva avuto un infarto; durante la notte successiva, se ne è andato, da solo, lasciandomi un ricordo e un modello di profonda dignità. Io non l’ho più visto, per fortuna, perché ero incinta di poche settimane. Ho cominciato a pensare che anche mio figlio mi avrebbe lasciato…ma la vita è vita e dopo mesi è nato Valerio, e questa è stata una cosa grandiosa !…dimenticavo la cosa strana: quando al corso pre-parto mi hanno insegnato a spingere, là mi sono accorta che ero uguale a tutte le atre donne col pancione. Non che mi fossi mai sentita diversa prima, ma questa considerazione mi ha fatto rendere conto che evidentemente qualcosa di sbagliato c’era stato.
L’amore per l’infanzia, invece, l’ho sempre nutrito, fin da bambina io stessa: mi sono diplomata maestra, ho insegnato, ho preso la laurea in Scienze dell’Educazione, la specializzazione da Psicopedagogista e ora vivo a Trento dove svolgo la libera professione: insegno agli Operatori Sociali, faccio corsi di formazione per genitori, amo dare conferenze sulla genitorialità e sull’infanzia e scrivere, presto consulenze, ho gestito anche un centro di mia ideazione per bambini piccolissimi.
I miei due figli, Dalila e ValerioTrento mi ha dato ,oltre che una seconda figlia (Dalila, del 1998, mentre Valerio è del’95), l’opportunità di lavorare coi e per i diabetici: grazie alla mia diabetologa che per me è esattamente come il sole, splendente e vitale alcune volte, coperta di nuvole in altri giorni, mi sono messa in contatto con l’ADGT che mi ha affidato gruppi di genitori e ragazzi nelle valli intorno a Trento nonché i campi scuola.
Tutto questo è motivo per me di grande crescita e coinvolgimento; al diabete riservo una quantità di attenzioni anche se lui non sempre mi ripaga. Intanto gli ho “strappato” due figli splendidi e tante soddisfazioni, tante occasioni di conoscere gente splendida, solida, che ne inventa di tutti i colori per farsi sorridere la vita. Anche mia sorella mi ha dato una nipote bellissima che è ormai una ragazza. Lo dico perché molti mi chiedono se i nostri figli sono… normali: a parte i capricci e le lagne, lo sono e lo saranno sempre e comunque.
Mentre viaggio da e verso le montagne dove lavoro, non manco mai di chiedermi che cosa penserebbe papà di tutto questo: sicuramente brontolerebbe, criticherebbe la mia disponibilità e mi aspetterebbe sempre in ansia, ma alla fine rispetterebbe questa passione, questa mia spinta di vita.
Paola Marchionne Toscanelli, Trento
338 841 3913
valedali@libero.it
pamarch@libero.it
Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 27 Giugno 2001 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/staff/p_marchionne.html
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