Cosa ritieni sia più duro nell’avere il diabete?

Osservare la dieta12.6%
Le cure farmacologiche6.3%
L’esercizio fisico5.0%
I rapporti sociali5.0%
L’ipoglicemia e la sua paura18.9%
Il timore delle complicanze50%
Altro1.8%

Commento

Come nei precedenti sondaggi (2004 e 2005), il 50% delle persone che hanno risposto alle nostre domande, crede che la cosa più difficile cui abituarsi quando si ha il diabete siano le complicanze: la paura di incorrervi e/o il peso di averle già. L’ampio margine con cui questa risposta supera il numero di quelle che la seguono, ci fa riflettere su quanto ancora la ricerca debba fare per fornire maggiori certezze alle persone affette da diabete. Sebbene importanti ed estesi studi come il DCCT e l’UKPDS abbiano mostrato che il rischio della maggior parte delle complicanze del diabete può essere ridotto notevolmente con un buon controllo della glicemia, una certa percentuale di indeterminazione rimane e ci fa paura. Inoltre, nonostante i nostri numerosi sforzi per mantenere un buon livello glicemico, a volte il nostro organismo sembra prendersi gioco di noi e fare un po’ quel che vuole.
Cosa fare dunque? Arrendersi o abbattersi di fronte a queste difficltà e timori? Noi crediamo che la soluzione stia esattamente nel contrario. Bisogna lottare e ricercare, insieme al nostro medico di fiducia (e deve essere di fiducia, se no è meglio cambiare medico), la terapia giusta, quella che maggiormente si adatta alle nostre esigenze di vita (qualità, abitudini, stili di vita, ...) ed alle risposte del nostro organismo. Oggi le terapie e la diagnostica che la tecnologia e la medicina mettono a nostra disposizione, offrono una vasta gamma di opzioni che, più che mai, ci permettono di realizzare un buon equilibrio metabolico e di poter essere più tranquilli anche sulle tanto temute complicanze.
Al secondo posto, troviamo la paura delle ipoglicemie. Ricordiamo che un buon controllo metabolico ci aiuta ad evitare di avere frequenti sbalzi glicemici, non solo verso l’alto, ma anche verso il basso. A volte, però, la terapia intensiva porta all’insorgenza di una condizione particolare che conduce ad una diminuita sensibilità alle ipoglicemie. Questa condizione, in inglese chiamata “hypoglycemia unawareness”, è definita ipoglicemia asintomatica e può rivelarsi pericolosa se non si corre ai ripari. Come? è sufficiente, essendo questa condizione reversibile, tenere per qualche giorno la glicemia leggermente più alta del solito, in modo che il fisico riacquisti la sensibilità agli abbassamenti dei livelli di zucchero nel sangue.
Al terzo posto figura la dieta. L’alimentazione è uno dei cardini della cura del diabete. Sappiamo che il diabete tipo 1 richiede un’alimentazione sana ed equilibrata che non escluda in maniera assoluta nessun nutriente, privilegiando gli zuccheri complessi agli zuccheri semplici. Inoltre, la possibilità di correggere ipo- e iper-glicemie, in questo tipo di diabete permette qualche piccola ‘eccezione’. Nel diabete tipo 2, invece, la dieta insieme a stili di vita corretti, è spesso più importante delle cure farmacologiche e richiede qualche attenzione e restrizione in più, soprattutto nei casi in cui si debba riportare il peso corporeo nei limiti della forma.
L’aumento quindi delle persone che ritengono la dieta uno dei sacrifici più difficili da ‘digerire’, ci fa ipotizzare un aumento dei nostri visitatori con il diabete di tipo 2.

A cura di Guido Seu


Data ultimo aggiornamento: Martedì, 13 Maggio 2008 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/sondaggi/2008/polling183.html


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