Cosa ritieni sia più duro nell’avere il diabete?

La dieta 9.0%
I controlli della glicemia 15.1%
Le cure farmacologiche 0%
L’esercizio fisico 0.7%
I rapporti sociali 4.5%
L’ipoglicemia e la sua paura 14.3%
Le complicanze 52.2%
Altro 3.7%


Commento

Come nel precedente sondaggio, oltre il 50% delle persone che hanno risposto alle nostre domande, crede che la cosa più difficile cui abituarsi quando si ha il diabete siano le complicanze: la paura di incorrervi e/o il peso di averle già. L’ampio margine con cui questa risposta supera il numero di quelle che la seguono, ci fa riflettere su quanto ancora la ricerca debba fare per fornire maggiori certezze alle persone affette da diabete. Sebbene importanti ed estesi studi come il DCCT e l’UKPDS abbiano mostrato che il rischio della maggior parte delle complicanze del diabete può essere ridotto notevolmente con un buon controllo della glicemia, una certa percentuale di indeterminazione rimane e ci fa paura. Inoltre, nonostante i nostri numerosi sforzi per mantenere un buon livello glicemico, a volte il nostro organismo sembra prendersi gioco di noi e fare un po’ quel che vuole.
Cosa fare dunque? Arrendersi o abbattersi di fronte a queste difficltà e timori? Noi crediamo che la soluzione stia esattamente nel contrario. Bisogna lottare e ricercare, insieme al nostro medico di fiducia (e deve essere di fiducia, se no è meglio cambiare medico), la terapia giusta, quella che maggiormente si adatta alle nostre esigenze di vita (qualità, abitudini, stili di vita, ...) ed alle risposte del nostro organismo. Oggi le terapie e la diagnostica che la tecnologia e la medicina mettono a nostra disposizione, offrono una vasta gamma di opzioni che, più che mai, ci permettono di realizzare un buon equilibrio metabolico e di poter essere più tranquilli anche sulle tanto temute complicanze.
A differenza del precedente sondaggio, però, il secondo posto è questa volta occupato dalla necessità dei frequenti controlli della glicemia. Nonostante le aziende continuino a sfornare nuovi modelli di strumenti per la misurazione della glicemia, sempre meno invasivi e dolorosi, e sempre più precisi e veloci, il problema del doversi pungere i polpastrelli non è ancora stato risolto e sembra quindi assumere una crescente importanza. Questo fattore non è solamente imputabile al dolore della puntura, ma soprattutto ai problemi che spesso sono ad esso legati: il dover interrompere un’attività, l’esigenza di appartarsi, il fastidio di portarsi dietro lo strumento, il dover marcare i valori sul diario, non poter “dimenticare” il diabete, neppure per qualche ora, ecc... Tutti sappiamo però l’importanza di questi controlli e per questo sappiamo di non doverci scoraggiare.
Al terzo posto di questo sondaggio, troviamo la paura delle ipoglicemie. Ricordiamo che un buon controllo metabolico ci aiuta ad evitare di avere frequenti sbalzi glicemici, non solo verso l’alto, ma anche verso il basso. A volte, però, la terapia intensiva porta all’insorgenza di una condizione particolare che conduce ad una diminuita sensibilità alle ipoglicemie. Questa condizione, in inglese chiamata “hypoglycemia unawareness”, è definita ipoglicemia asintomatica e può rivelarsi pericolosa se non si corre ai ripari. Come? è sufficiente, essendo questa condizione reversibile, tenere per qualche giorno la glicemia leggermente più alta del solito, in modo che il fisico riacquisti la sensibilità agli abbassamenti dei livelli di zucchero nel sangue.
A cura di Guido Seu


Data ultimo aggiornamento: Martedì, 25 Gennaio 2005 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/sondaggi/2005/polling121.html


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