[Indice] [Il nostro sito] [Il diabete] [Associazioni] [Servizi] [Leggi] [Community] [Notizie] [Pubblicazioni] [Passatempo] [Altri siti] [Cerca] [Lettere][00111] Lattato ed ipoglicemia /2
13 giugno 2000Scusandomi per la precedente shot un po' "enigmatica" cerco di chiarirne qui il significato.
Le conseguenze dell'ipoglicemia sono tutte dovute alla neuroglicopenia (manifestazione dell'ipoglicemia che coinvolge il sistema nervoso, caratterizzara da disturbi visivi, difficoltà di concentrazione, formicolio attorno alla bocca, agitazione, aggressività, comportamenti bizzarri). Infatti, organi quali il muscolo scheletrico, il fegato, il tessuto adiposo, ecc., possono usare sostanze alternative agli zuccheri per il metabolismo energetico, quali ad esempio gli acidi grassi. Il cervello, invece, sul piano pratico può utilizzare solo il glucosio (zucchero), dal momento che altre sostanze potenzialmente combustibili quali i chetoni o il lattato, o sono in concentrazioni troppo basse nel plasma (chetoni), oppure non aumentano durante ipoglicemia (lattato). Dal momento che il cervello non può operare gluconeogenesi (produzione di glucosio partendo da sostanze diverse, per es. i grassi), né accumulare quantità apprezzabili di glicogeno (sostanza costituita da catene di zuccheri presente in muscoli e fegato), è chiaro che esso dipende totalmente dall'apporto continuo di glucosio dal plasma del sangue.
Dall'intervento al Congresso di Bari (pd-shots 00110) risulterebbe che, in corso di ipoglicemia, il lattato è utilizzato dal cervello come fonte energetica alternativa agli zuccheri; questo sarebbe dimostrato dal miglioramento, nei pazienti diabetici, delle alterazioni cognitive legate all'ipoglicemia.
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 26 Ottobre 2000 6:00.00
URL: http://www.progettodiabete.org/pdshots/2000/p00111.html
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