Insulin, Love and Care Weekend Junior 2003

Cascina Caremma (MI), dal 26 al 28 Settembre 2003

… ovvero come imparare a raccogliere i cocci dopo l’uragano …

di Andrea Scaramuzza - Pediatra

Hai mai pensato a cosa c’è dietro le stelle? Altre stelle naturalmente. Ma dietro a quelle?
Cosa c’è al di là di tutto?”.
da Jostein Gaarder ‘Cosa c’è dietro le stelle?'

Se a qualcuno è capitato di vedere, almeno una volta, lo stupore stampato sul viso di un bambino che se ne sta col naso all’insù a guardare il cielo stellato in una notte limpida e serena, bene, quello è lo stesso stupore che ho visto io sulle facce dei bimbi che hanno partecipato al ‘Insulin, Love and Care Junior Weekend 2003’. Era la prima sera ed eravamo a cena: sulla tavola erano già passati almeno quattro tipi di antipasti, un risotto sopraffino alla provola, radicchio rosso e Sangue di Giuda (un vino, mica altro, cosa pensavate!), un pollo che più ruspante non si può accompagnato da squisite patate al forno, quand’ecco avanzarsi su un enorme piatto delle fette di semifreddo alla panna e cioccolato, con croccanti gocce di cioccolato (rigorosamente fatto in casa), subito squadrate dagli sguardi stupiti, increduli e affamati di 20 bambini. ‘Mamma, ma c’è il dolce!’, ha esclamato uno di loro. ‘Ma dottore, è un dolce con lo zucchero?’. ‘Si, certo’. ‘Ma proprio lo zucchero vero, o quello …, beh, sì, quello che si chiama fruttosio?’, ha esclamato Luca. ‘Ma va là, proprio zucchero vero’, ha risposto il doc.

Ed è stato come se fosse comparso un fantasma, in spirito e lenzuolo. La sorpresa era pari solo alla felicità dipinta sui loro volti, ed è stato qualcosa di impagabile, l’immagine, fra le tante, che mi voglio portare a casa come simbolo di questa esperienza. Un’esperienza bellissima, ricca di risvolti umani, di sorrisi e urla di bambini contenti di essere lì, per condividere con altri il loro pesante fardello (l’ormai famoso Signor Diabete).

Per me (dopo ben 23 campi scuola in 15 anni) è stata la prima volta con un gruppo di bambini piccoli. E ne sono stato davvero contento, per cui questa prima volta non sarà certamente l’ultima. E dopo Andalo (campo invernale), la Sardegna (campo estivo) e Foppolo (weekend col gruppo ‘forte’), ecco l’ultimo nato di questo prolifico anno 2003: il ‘Junior weekend’, fortissimamente voluto dall’Associazione Aiuto ai Giovani Diabetici di Milano, destinato appunto ai bambini piccoli, quelli per intenderci fino alla quinta elementare.

Così dal 26 al 28 settembre, nella splendida cornice della Cascina Caremma, azienda agricola e agrituristica a soli 30 km da Milano, immersa nel verde del Parco del Ticino, e che un tempo faceva parte della riserva di caccia del duca Visconti di Modrone, si sono dati appuntamento 10 bambini di età compresa fra 5 e 9 anni, accompagnati dai genitori, da fratellini e sorelline e da qualche amico (in tutto i bimbi erano ben 20).

Ciascuna famiglia è stata alloggiata in una delle 10 camere che sono state ricavate dalle antiche abitazioni dei contadini, che si affacciano sulla grande corte centrale, coi loro tetti di coccio e le persiane verdi.

I bambini non sono stati fermi un attimo. Insieme a Mauro, 14 anni, e Andrea, 16 anni, anche loro alle prese con il Signor Diabete, e Valentina, educatrice tuttofare, hanno riempito ogni minuto di queste due intense giornate, arrivando alla sera stanchi (ma non così tanto da rinunciare alla visione di una bella videocassetta tutti insieme) e felici per aver condiviso questa bella esperienza. Tra un tiro al pallone, un canestro, una corsa a perdifiato dietro alle galline, una carezza sul muso di bellissimi cavalli o placide mucche, una visita ai maiali e ai cinghiali, la preparazione di un breve ma intenso momento di spettacolo offerto ai genitori prima di tornare a casa, una chiacchierata con Mauro e Andrea (sul come si può diventare grandi pur avendo accanto questo scocciatore che è il diabete) o col doc, i due giorni sono volati via in un lampo. Sabato mattina, poi, in compagnia di un’educatrice dell’agriturismo hanno imparato, partendo dalla farina (bianca, integrale, di mais) a fare il pane, in maniera davvero divertente. Alla fine il pane è stato cotto nel forno a legna risalente al 1600 ma ancora perfettamente funzionante e ciascun bambino ha ricevuto alla fine il ‘suo’ pezzo di pane ben cotto (e molti se lo sono anche mangiato).

Anche i genitori, da parte loro, non sono stati con le mani in mano; innanzitutto hanno avuto più di un’occasione per parlare fra loro, confrontarsi, raccontarsi esperienze e drammi comuni e sognare insieme un futuro più rosa per i loro figli; qualcuno fra i più ardimentosi, poi, approfittando della bella giornata e del fatto che i figli erano alle prese con il pane, inforcate le mountain bike si sono lanciati lungo i percorsi tracciati fra le campagne, bonificate dai monaci cistercensi, e il Parco del Ticino e hanno raggiunto il vicino borgo medioevale di Morimondo dove hanno potuto visitare l’imponente abbazia cistercense che risale addirittura al XII secolo. Hanno poi potuto confrontarsi con la psicologa, dr.ssa Zanolari, sia tutti insieme che come singola famiglia, e anche col doc, il quale ha cercato di spiegare loro la sua ‘filosofia’ di comportamento (dolci compresi, ma non solo).

Alla fine le lacrime non sono mancate e i bambini non se ne volevano più andare, affascinati com’erano dalla natura, dagli animali, dal paesaggio, ma soprattutto, io credo, dall’entusiasmante esperienza cui avevano preso parte. Non è facile, per dei bambini della loro età, e nemmeno molto frequente, avere la possibilità di vivere la solidarietà, l’amicizia, il volersi bene, con altri bambini che come loro condividono uno stesso problema (sì, proprio quel rompiscatole del Signor Diabete). Questa è la magia del campo, e sono felice che anche loro (future leve di domani) abbiano avuto la possibilità di respirarne l’aria anche solo per un pochino.

Cosa ci siamo portati a casa da questa avventura? Difficile dirlo, e nello stesso tempo facile: difficile perché certe emozioni si vivono, si portano nel cuore, si assaporano piano piano, giorno per giorno, ma è duro tirarle fuori, parlarne, perché molto private, molto personali; ma anche facile, perché il desiderio di comunicare agli altri che si è vissuta un’esperienza stupenda è tanto, che in qualche modo i concetti escono e (come poteva, il doc, esimersi dal chiedere anche questa volta il ‘famoso’ pensierino?) si materializzano sul bianco della pagina.

Ha scritto Luca, 7 anni: ‘Porto a casa un bello zaino, una scatola di shangai e tanti nuovi amici’.

Chiara, 5 anni: ‘Questo weekend mi è piaciuto perché ho incontrato dei bambini con cui giocare, soprattutto Clara, una bambina che come me fa l’insulina e prova la glicemia. Mi sono divertita molto a fare il pane, ho accarezzato i cavalli e le mucche; ho visto i maiali. A me gli animali piacciono molto’.

Luca, 8 anni: ‘In questi due giorni mi sono divertito molto e spero di rivivere presto un altro weekend così’.

Martina, 5 anni: ‘Io dalla Cascina Caremma mi porto a casa il pane che ho fatto da sola’.

Davide, 9 anni: ‘Mi porto a casa uno zaino, una bella maglietta e tanti amici’.

Ilaria, 6 anni, sorella di Davide: ‘Mi è piaciuto molto quando tutti insieme giocavamo con Valentina’.

Clara, 6 anni: ‘Mi porto a casa il piacere di fare il pane insieme e di stare insieme in mezzo agli animali’.

Giuditta, 9 anni: ‘Questa gita mi è piaciuta molto, soprattutto perché ci sono molti animali, anzi proprio i miei preferiti, come il cavallo e i pulcini. Mi è piaciuto stare con gli animatori, Valentina, Andrea e Mauro. Poi mi è piaciuto fare il pane, giocare a basket, giocare a calcio con Andrea e Mauro, anche se io faccio schifo e loro mi hanno un po’ costretta’.

Hanno scritto anche i genitori, naturalmente.

La mamma di Chiara: ‘ Mi sono confrontata con altri genitori, mi è stato utile soprattutto a livello umano! Ognuno, comunque ha la propria “storia”, ma tutti dobbiamo imparare a convivere con questo maledetto Signor Diabete nel modo più sereno possibile’.

Il papà di Chiara: ‘E’ stata una bella esperienza sotto tutti i punti di vista. Ripetiamola’.

Il papà e la mamma di Luca: ‘Il diabete è entrato come un uragano nella nostra vita, questo weekend ci ha aiutato a raccogliere un po’ di cocci’.

La mamma di Martina: ‘Mi porto a casa tante cose, ma forse quella più importante è il cuore un pochino più leggero grazie alla solidarietà che si è creata in così poco tempo. Un grazie particolare anche al doc (ci permettiamo anche noi di chiamarlo così)’.

La mamma di Davide: ‘Da questa esperienza mi porto a casa serenità e gioia per quello che sono stati questi due giorni e per quello scorcio su una vita serena e appagante, ricca di valori come l’amicizia e la solidarietà, che potrà essere per Davide e per noi’.

Il papà di Davide: ‘E’ stata un’esperienza che mi ha dato più forza e tranquillità nell’affrontare il futuro della vita senza limitazioni di nessun tipo’.

La mamma di Davide (un altro Davide): ‘Da questa esperienza mi porto a casa la consapevolezza di non essere sola a provare questi sentimenti’.

La mamma e il papà di Clara: ‘Ci portiamo a casa la voglia di vivere insieme, senza l’incubo del diabete: può diventare un’optional. Ci portiamo a casa anche la consapevolezza che insieme si superano anche problemi apparentemente insuperabili’.

Il papà e la mamma di Luca (anche in questo caso un altro Luca): ‘Ci portiamo a casa un’esperienza vera di condivisione e il sorriso sereno di nostro figlio’.

Il papà e la mamma di Giuditta: ‘Abbiamo ricaricato le pile con una buone dose di ottimismo. Il gioco di squadra è sempre vincente’.

E noi, io Mauro, Valentina, Andrea, cosa ci portiamo a casa? Sembrerà scontato, ma non lo è: la gioia di un’esperienza che difficilmente dimenticheremo (stiamo già pensando, insieme anche a Miriam dell’AAGD di Milano di ripetere l’esperienza in primavera). Da parte mia un grazie di cuore a Miriam, che per conto dell’AAGD di Milano ha saputo organizzare così bene il weekend (non si deve mai dimenticare credo, che gran parte della riuscita di qualcosa sta proprio nella sua parte organizzativa). Senza gli educatori, poi, Mauro, Andrea, Valentina, tutto questo non sarebbe stato possibile, lo so, e per questo mi sembra doveroso ringraziarli pubblicamente.

Anche loro sono stati bene, e forse anche loro come i bambini se ne sono tornati a casa a malincuore, e questo (a dirvela tutta) mi riempie ancora di più di gioia e di soddisfazione.

Ha scritto Valentina, 20 anni: ‘Vorrei portarmi a casa tutti i bimbi, ma purtroppo questo non è possibile, quindi cercherò di ricordare ogni loro gesto e sorriso, pregando sempre per loro e per le loro famiglie, perché insieme crescano felici e sereni’.

Ha scritto Andrea, 16 anni, qualche giorno dopo il termine del weekend: ‘Caro doc volevo ringraziarti per avermi scelto e portato al weekend nella ‘fattoria’; mi sono divertito tantissimo a tenere a bada tutte quelle piccole ‘bestioline’ che non stavano ferme un secondo. Sono anche contento di aver passato quei 3 giorni con Mauro che più lo conosco più capisco che è un vero amico. Ammetto anche di essere onorato di averli passati insieme a te; si anche tu sei un vero amico come naturalmente tutte le persone che ho conosciuto ai campi scuola. Spero di poter partecipare di nuovo a un esperienza simile’.

Ha scritto Mauro, 14 anni: ‘Da questo week-end/campo-scuola mi porto a casa qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevo mai ‘trovato’ negli altri campi (ovviamente non da tutor, questa per me era la prima volta). Una cosa che non mi aspettavo, che pensavo non mi sarebbe mai potuta capitare avendo conosciuto quei bambini da così poco, e invece mi è toccato sopportarla un’altra volta. La fatica; ma non la fatica di tenerli a bada, bensì quella di doverli lasciare, la fatica di vedere i loro volti felici per aver passato tre giorni bellissimi (e il dispiacere perché probabilmente non li rivedrai più per tanto tempo). E’ stato difficile vedere le loro macchine allontanarsi e pensare ai tre giorni passati in allegria tutti insieme, alle risate, agli scherzi, alle partite di pallone che mi hanno fatto capire quanto sia stato bello stare insieme a loro.

Tu sai che io sono un po’ timido e faccio fatica a trovare le parole per esprimere ciò che vorrei dire, perché non si può descrivere un’esperienza cosi bella come quella di fare il tutor in un gruppo di bambini, già così affettuosi e calorosi come questi che ho conosciuto. E poi sono felice di aver fatto il tutor insieme ad Andrea, una persona che ti sa aiutare nel bene e nel male. Infine, volevo ringraziare anche te doc, per averci chiesto di fare i tutors. Nonostante le mie prime paure, ho potuto vivere un’esperienza stupenda con questi bambini fantastici che spero di rivedere il più presto possibile, e magari starci insieme anche più di tre giorni’.

Questo non è davvero poco come risultato di appena due giorni e mezzo di esperienza. Qualcosa mi dice che siamo sulla strada giusta per riuscire ad affrontare a viso aperto questo gran scocciatore del Signor Diabete. Nasce così l’Insulin, Love and Care Project. Ogni anno un campo invernale (il prossimo è già esaurito e si terrà all’Aprica dal 6 al 11 gennaio 2004), un campo estivo (il prossimo è in avanzata fase di progettazione e si terrà a Londra dal 4 al 18 luglio 2004) e due weekend (uno per i grandi per rinsaldare lo spirito di gruppo e fare un po’ di progettazione e uno per i piccoli insieme ai loro genitori. Il nostro sogno è che a queste esperienze partecipino ragazzi e bambini provenienti da ogni parte di Italia (e anche del mondo se è possibile) convinti che la vera condivisione sia l’unica arma a nostra disposizione per una vittoria schiacciante contro di Lui, l’intruso (già, proprio il Signor Diabete).

Arrivederci alla prossima … puntata!


Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 6 Ottobre 2003 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/soggiorni/campi_011.html


Hosted by Publinet