Insulin, Love and Care Weekend 2003

Foppolo (BG), dal 29 al 31 agosto 2003

di Andrea Scaramuzza - Pediatra

“… sono felice che anche tu sia stato bene, perché io ho passato dei giorni fantastici! Ed è soprattutto merito tuo … Tu ci hai dato l’occasione di incontrarci, tu hai formato una squadra capace di andare oltre gli egoismi, tu ci hai parlato sempre con sincerità e senza ipocrisie … Ma soprattutto sei stato tu ad invitare ai nostri campi qualcosa di veramente raro da trovare altrove: uno spirito magico di condivisione, di amicizia, di amore … forse era Dio …”.
da un sms di Francesco in risposta ad un sms del Doc

Una volta tornato a casa dal campo estivo in Sardegna, pur soddisfatto della sua riuscita e delle belle esperienze vissute (n.d.r. – per saperne di più si può leggere il resoconto finale), ho cominciato a chiedermi se non valesse la pena di fare un po’ il punto della situazione con un gruppo più ristretto rispetto a quello che ormai inizia a girare intorno alle nostre iniziative (pensate che alla tradizionale cena prescuola quest’anno eravamo in 102!). Mi piaceva, infatti, l’idea di verificare se all’interno di questo gruppo fosse possibile identificare qualcuno in particolare cui affidare col tempo la gestione delle future esperienze-campo scuola.

Il gruppo cui faccio riferimento è quello che si è raccolto attorno ad un’idea, poi confluita nel libricino ‘Una notte all’improvviso …’ che ne rappresenta pienamente lo spirito e la filosofia (a proposito, per chi ne fosse interessato è in corso la ristampa). E’ un gruppo di ragazzi/e speciali (almeno per me), accomunati dal destino di aver incontrato sulla propria strada un ‘losco figuro dall’oscuro passato e dall’incerto futuro’ che va sotto il nome di Signor Diabete.

Si è così sviluppata nella mia testa l’idea del weekend, al quale sono stati invitati 30 ragazzi/e diabetici (ma non solo, come è nostra abitudine) scelti fra coloro che per un motivo o per l’altro avevano lasciato una traccia dietro di sé. E nonostante l’organizzazione fatta in fretta e furia, e per di più in pieno periodo di ferie, ben 25 ragazzi/e hanno aderito con entusiasmo e trepidazione alla nuova avventura, dando vita al ‘Insulin, love and care weekend’ (a proposito, siccome questa dicitura ci piace, l’abbiamo promossa a slogan ufficiale dei nostri campi, che saranno di volta in volta identificati come ‘Insulin, love and care summer camp’, oppure ‘Insulin, love and care winter camp’ o infine ‘Insulin, love and care weekend’).

Abbiamo scelto una meta vicina, facilmente raggiungibile, naturalmente in montagna (non fosse per il fatto che a me cominciava a mancare davvero) e che fosse in qualche modo legata ad esperienze passate. La scelta è caduta su Foppolo, paesino in Alta Valle Brembana, Hotel Pineta (carico di ricordi e nostalgia).

Il 29 agosto siamo saliti sul pullman che in poco più di due ore ci ha portati a destinazione. E il weekend ha avuto inizio. Un weekend magico, perché tutti, vecchia guardia e ragazzi nuovi, era come se si conoscessero da sempre, e perché passato per la gran parte del tempo a parlare. Parlare di tutto (di diabete, ma anche del diventare grandi e dei rischi che questo a volte comporta, della vita, dell’amicizia, del volersi bene, e soprattutto della ‘magia’ dei campi).

E tra una chiacchiera e l’altra siamo anche riusciti a fare una bella sgambata, raggiungendo quasi tutti rigorosamente a piedi un bel laghetto alpino che si trova a 2200 m di altitudine e che si chiama Lago Moro (per lo splendido colore blu notte delle sue acque limpide e gelate). Le chiacchiere sono poi continuate davanti ad un piatto fumante di polenta taragna e di altri piatti tipici della tradizione montanara. Anche alla sera molti dei ragazzi hanno preferito continuare a parlare piuttosto che andare in discoteca.

Non potete immaginare la mia soddisfazione. Ho avuto la certezza che la mia intuizione poteva essere quella giusta e che col tempo proprio da questo gruppetto (sì, perché rispetto al gruppo ‘ufficiale’ questo era proprio un gruppetto esiguo) potranno uscire coloro che un giorno faranno proseguire queste belle avventure.

Come tutte le cose belle anche il weekend è finito in un batter d’occhio, ma non prima del tradizionale spettacolino finale, che pur assemblato a tempo di record aveva tutto il sapore degli spettacoli meglio riusciti. Anche Guido Seu e sua moglie Brunella, che ci hanno voluto regalare la gioia della loro presenza, hanno potuto apprezzare le capacità dei ragazzi e hanno fatto loro un sacco di complimenti.

Stranamente, o forse no, sulla via del ritorno a casa non sono state versate molte lacrime; io credo perché la soddisfazione e la gioia di aver trascorso 48 ore sereni, tranquilli, affiatati, insieme, era tanta che non poteva essere rovinata nemmeno da una piccola lacrima.

E già penso con trepidazione al weekend del prossimo anno, e come me credo anche i ragazzi. A loro non ho potuto far a meno di chiedere anche questa volta, nonostante il pochissimo tempo, una breve riflessione su un argomento che mi stava molto a cuore: qual’era secondo loro la magia del campo?

Alessandro, 18 anni: ‘La magia del campo è per me l’unione che c’è fra le persone che si conoscono da tempo; io non sono fra queste. Anche se cerco di inserirmi fra loro, e in parte ci riesco, vivo la magia solo al 50% perché sono qui da troppo poco tempo. Ciò nonostante voglio bene a molti di loro sebbene la distanza geografica non mi permetta di creare vere amicizie, ne soffrirei troppo al termine dei campi …’.

Pier, 19 anni: ‘La magia più grande del campo è stata il conoscere coloro che sono senz’altro i miei migliori amici di sempre, paradossalmente grazie al fatto di essere diabetico. E non solo conoscere, ma creare dei legami così forti che credo non sarei mai riuscito a intrecciare in nessun’altra occasione come è stata quella del campo’.

Michela, 17 anni: ‘La magia esiste solo nelle favole … ma allora cos’è che ci circonda? E’ vero, la magia non esiste, siamo noi con la nostra semplicità, con la nostra voglia di fare, di parlare, di ascoltare …, la voglia di divertirsi e di stare insieme, che rende ogni singolo istante (dalla riunione al gioco, da una cena ad una telefonata) speciale. Forse sbaglierò dicendo questo, ma noi siamo diversi dagli altri, ma non è il diabete che ci rende tali, è il nostro cuore sempre pieno di emozioni e di voglia di non mollare mai, perché nel bene o nel male noi non ci lasceremo mai’.

Rosy, 17 anni: ‘Il campo in Sardegna è stato per me il primo campo, un posto speciale che ricorderò sempre, che mi ha dato tante emozioni e soprattutto ricco di magia, quella magia che avvolge e unisce tutto il gruppo di cui sono entrata a far parte. Hanno detto che è una magia che c’è sempre stata e io ora lo posso confermare, non so il perché e sinceramente non lo voglio sapere, altrimenti si toglie il fascino che lega queste persone … preferirei rimanesse un segreto da conservare nel cuore insieme al ricordo di tutti i bei momenti passati insieme: le risate, i pianti, gli scherzi, i giochi e tutto il resto, per poi chiuderli a chiave e portarli sempre con te. Emozioni speciali che tutti abbiamo e continueremo ad avere perché noi insieme siamo qualcosa di più, non mi dimenticherò mai di queste persone normali, ma geniali, simpatiche e a volte un po’ tristi e l’unica cosa che mi dispiace è che ho perso tanti campi scuola, potevo svegliarmi prima e solo ora ho capito cosa significa averli persi’.

Laura, 17 anni: ‘Questo non è un campo normale, senza dubbio, anzi anche se questa è solo la seconda volta che vengo, penso di poter dire che questo non è nemmeno un campo scuola, proprio per quella magia di cui tanto spesso si parla. Non so in cosa consista, sicuramente nell’amicizia speciale fra i ragazzi e il doc. Cosa la rende speciale, però? Non so nemmeno questo, forse la spontaneità e la sincerità che sempre emerge in questo gruppo. Ho potuto vivere il campo sia come “spettatore”, esternamente, sia dall’interno, partecipando a questa magia, eppure non so capire che cosa ci renda così uniti, da dove arrivi sempre quella voglia di stare insieme, cosa riesca a farci stare così bene solo per il fatto di essere vicini. In questi due giorni la domanda che ci ha fatto lei doc è saltata fuori spesso, eppure ancora non è arrivata una vera risposta ‘.

Marco, 14 anni: ‘ La magia del campo scuola che tiene unita questa grande famiglia è l’impegno e l’amore che ognuno mette a disposizione di tutti per risolvere ogni piccolo problema’.

Paolo, 15 anni: ‘Ci ho pensato molto, ma quello che mi è venuto in mente è che la magia di questo campo è riuscire a unire tutti coloro che vi partecipano, senza tralasciare nessuno, facendo sì che tutti diventino amici di tutti’.

Nadia, 18 anni: ‘Sono passati 7 campi scuola da quella prima volta e siamo ancora qui, con parecchie delle persone che vi parteciparono. E’ stato come rivivere i vecchi tempi, l’albergo, il paese, la sala giochi (ancora con gli stessi giochi e posters); è tutto così bello, i discorsi, i piccoli dibattiti. Il tempo passa, è vero, ma è questa la magia, siamo noi (e quindi anche lei doc), con i nostri caratteri diversi, le nostre personalità e il diabete che ci accomuna. I campi sono le persone, i rapporti tra noi, l’amicizia; tagliando corto i campi sono un po’ come una famiglia, anche se certe volte in famiglia ci si stanca, invece qui no, se arriva qualcuno nuovo dopo poco assapora già questo clima. Personalmente i campi mi hanno fatta crescere, mi hanno aiutata a rapportarmi agli altri, e mi hanno fatto vedere che anche da un problema si può cavar fuori qualcosa di bello e positivo’.

Gianluca, 15 anni: ‘Secondo me la magia del campo sta nell’unione che c’è tra tutti noi, cioè essere un gruppo compatto, fare tutto assieme. Sono queste piccole cose che rendono un gruppo un gruppo’.

Matteo, 14 anni: ‘Il campo di per sé è un concetto astratto, che pur essendo invisibile agli occhi ci può condurre per mano nella nostra vita di tutti i giorni. Non ho capito bene quello che succede qui e perché, ma di una cosa sono convinto: è un po’ come quello che succede durante una dimostrazione di geometria, quando si passa dall’ipotesi alla tesi, è in quel passaggio che ho la certezza che sia qualcosa di fantastico e affascinante: questa per me è la vera magia’.

Elisa, 14 anni: ‘Secondo me la magia del campo esiste, e consiste nel fatto che ciascuno si comporta ed esprime le proprie idee restando sempre se stesso. Il fatto poi che siano gli altri a coinvolgerti, aiuta chi come me è timido e sarebbe in grande difficoltà a fare il primo passo. E io ho una grossa paura, che dove c’è la magia prima o poi questa finisce e io non vorrei’.

Manuel, 15 anni: ‘Per me la magia del campo sta nell’affetto reciproco che c’è fra di noi, che ogni anno cresce sempre di più. Magia è il modo in cui grandi e piccoli stanno bene insieme nonostante la differenza di età. Infine magia è poter vivere liberamente il nostro problema, senza dover dare spiegazioni o senza sentirsi in imbarazzo perché tutti condividono e comprendono questo problema (anche chi il diabete non ce l’ha)’.

Franz, 19 anni: ‘La magia del campo consiste in un gruppo di amici ben collaudato che per qualche giorno si prende una pausa dai problemi e dalla monotonia di sempre: il giusto equilibrio di tempo organizzato e tempo libero, stare col gruppo e stare da soli, lezione e divertimento. L’affiatamento che c’è tra il gruppo storico è subito contagioso anche per i ragazzi nuovi: i problemi sono rimasti a casa e ora bisogna cercare di aiutarsi l’un l’altro per fare in modo che tutti ricevano da questa esperienza qualcosa di unico e indimenticabile (e secondo me fino ad ora ce la siamo cavata bene). Voglio ringraziare di cuore tutti quelli che involontariamente o mettendocela tutta (perché queste persone ci sono) sono riusciti a far diventare “magia” i campi! Vi dico solo: grazie, vi voglio veramente bene e non mi dimenticherò mai di voi’.

Marco, 15 anni: ‘Secondo me il campo ha veramente qualcosa di speciale. Io personalmente la prima volta che sono venuto ad un campo, dopo due ore di viaggio mi sembrava di conoscere già bene lo spirito di gruppo e di amicizia che svolazzava nell’aria. La vera magia infatti è l’amiciza e l’affiatamento che c’è nel gruppo’.

Jacopo, 17 anni: ‘Eccome se c’è qualcosa di magico nei campi; in questa occasione poi l’ho avvertito in modo fortissimo, forse per la presenza di tutti i ragazzi che hanno contribuito a crearla, questa magia. La cosa che più mi piace e mi fa vivere la magia è la profondità dei rapporti che si creano, cosa difficile di solito da trovare, ma che è essenziale avere’.

Marco, 18 anni: ‘Questo è un gruppo davvero magico. Ho notato che le persone che ne fanno parte hanno una speciale predisposizione a legare con persone che non avevano mai visto. Non ci sono barriere dettate dalla vergogna, dal timore, dal giudizio degli altri. Una cosa che mi ha fatto molto piacere è che gli amici, le persone di questo gruppo sanno accettarti per come sei! Grazie per avermi fatto vivere questi momenti di magia!’.

Francesco, 18 anni: ‘La magia esiste, ne sono convinto. Nessuno sa spiegare a parole il perché. Ma io ci provo. E’ qualcosa che dipende dalle persone, ma è anche qualcosa in più. Probabilmente tutti da qualche parte nel loro cuore hanno sprazzi di magia. E la grandezza di questi campi sta proprio nel tirarla fuori questa magia. Come ci sono (siamo) riusciti non lo so. Forse io sono arrivato quando tutto era già stato fatto. E quando questa magia esce allo scoperto, le singole persone diventano un gruppo e i sentimenti la fanno da padroni. Ogni nuovo arrivato non può non sentire, e come minimo rispettare, questo spirito magico. Poi c’è anche chi, per fortuna, se ne innamora e non può più farne a meno. So di non essere riuscito spiegare la magia … ma non è chiedere troppo?’.

Elena, 19 anni: ‘Il campo è magico perché qui non ci sono divisioni fra noi, tu sei e resti quello che sei, sali su quel pullman e ti dimentichi tutte le barriere che hai a casa, le regole che devi seguire, ciò che devi dimostrare sempre al resto del mondo. Qui sei solo tu, con i tuoi dubbi, i tuoi timori, le tue speranze, i tuoi sogni, da condividere con gli altri e non da difendere dagli altri. Qui sono tutti speciali, a casa magari alcune persone non le avrei nemmeno considerate, qui invece sì. Qui tutto è meraviglioso, l’affetto, l’amicizia. E il segreto qual è? … E chi lo sa, ma se no che magia sarebbe …?’.

Flavio, 18 anni: ‘La magia del campo è vedere un bambino di 9 anni correrti incontro con le lacrime agli occhi mentre sali in macchina, la magia del campo è vedere una ‘bambina’ che continua a dichiararti il suo amore e anche se mai corrisposta lo fa sempre col sorriso sulle labbra, la magia del campo è veder un bambino cadere dal letto (mentre non bisognava farsi sgamare dal doc) e svegliare tutto l’albergo, la magia del campo è vedere i tuoi amici piangere a dirotto perché sanno che per un anno non ci si vedrà più. La magia del campo siamo noi, tutti noi, compreso lei doc, che ogni anno ci ritroviamo sempre qui, ma sempre con nuove esperienze, nuova voglia di divertirsi, nuova voglia di vivere insieme e nuova voglia di prendere un po’ di quella magia per poi spargerla a tutti coloro che ci vogliono bene’.

Già, la magia è tutto questo e forse ancora qualcosa di più. Ma come ha detto qualcuno, se la ricetta non resta un po’ segreta, che magia sarebbe?

E dopo aver chiesto loro della magia, non ho resistito alla tentazione di riproporre la cosa del regalo (v. resoconto finale del campo in Sardegna), ma questa volta ho chiesto che il regalo fosse fatto a me, al doc. Ed ecco cosa ne è uscito.

Alessandro, 18 anni: ‘Caro doc, vorrei regalarle un oggetto speciale che le permetta di vedere il bene che tutti noi le vogliamo. Io forse non ho lasciato nulla di positivo in lei (questo non è assolutamente vero – n.d.r.), viceversa lei mi ha regalato grandi momenti a questi due campi’.

Giovanni, 14 anni: ‘Caro doc, grazie per avermi regalato questo weekend con tutti i miei amici. Io non so cosa regalarti e quindi ti dovrai accontentare della mia amicizia’.

Nadia, 18 anni: ‘Caro doc, lei mi ha trasmesso molto, la stimo molto per quello che fa; lei come persona è fra le quattro che hanno contribuito ad aprire i miei occhi sulla vita e mi ha fatto capire chi sono. Mi costa molto scrivere queste parole, ma lo devo ammettere, se ora so chi sono e chi voglio essere questo lo devo anche a lei’.

Gianluca, 15 anni: ‘Caro doc, vorrei regalarti un sorriso, perché ogni volta che parlo con te dei miei problemi, sei tu che riesci sempre a strapparmene uno, insomma hai sempre la risposta pronta, sai sempre come tirarmi su di morale, e questo è ciò che ti rende speciale. Magari per te sarà indifferente dare un consiglio a qualcuno, ma ti assicuro che basta solamente che mi ascolti, che io mi sento felice’.

Matteo, 14 anni: ‘Caro doc, sono sicuro che tutti ti amino per quello che sei e che a volte ti dedichino frasi che per me è ancora difficile riuscire a pensare. Ti chiedo però di provare ad entrare nel mio cuore e ad ascoltarmi. Grazie, perché sei riuscito a farmi riflettere e, anche se in piccola parte, a cambiarmi. Ti auguro di poter continuare a fare con altri che ne avranno bisogno quello che hai fatto con me. Per questo torno a casa a malincuore’.

Mauro, 14 anni: ‘Caro doc, volevo ringraziarti per averci portato a questo weekend con il nostro gruppo forte, perché stando con loro io mi diverto moltissimo e non mi sento mai triste. Proprio per questo io volevo fare due regali: uno al gruppo, che ti è sempre vicino nel bene e nel male, e che ti fa sorridere anche nei momenti più tristi e angoscianti, l’altro è per te che nonostante non ti fai mai gli affari tuoi, ci sei sempre vicino e non ci lasci mai e se qualcuno di noi fa una cretinata lo fai ragionare e lo rimproveri per quello che ha fatto, facendogli capire che si rovina da solo. Per questo voglio regalare a te e al gruppo la mia amicizia e la mia stima, perché siete persone fantastiche e difficili da trovare in questo mondo’.

Manuel, 15 anni: ‘Caro doc, ti voglio ringraziare per la tua disponibilità, per aiutarmi a stare bene con me stesso e ad accettare il diabete. Ti sei anche dimostrato un amico per me, scherzando e stando bene insieme’.

Franz, 18 anni: ‘Caro doc, mi viene sempre più spontaneo darle del tu … sicuramente è perché la sento molto vicino. Che posso dirle? Ovviamente lei sa già come viene considerato dai ragazzi del campo: una persona sensibile, attenta, gentile, responsabile, piena di iniziativa e … puntualmente rompipalle! (Non si offenda, lo scrivo con affetto e poi spesso lo dice lei stesso!!). Tutte le sue iniziative sono un chiaro esempio di come tiene a noi, sia come gruppo, sia a ciascuno di noi. Le posso assicurare che tutto il suo entusiasmo e il suo impegno hanno dato ottimi frutti e deve solo esserne fiero! Si è guadagnato il mio affetto, la mia stima e la mia gratitudine’.

Marco, 15 anni: ‘Caro doc, ti vorrei regalare il meglio di me stesso, non ti voglio più deludere perché da quando è arrivato il Signor Diabete, la cosa più bella è stata conoscere una persona come te, perché mi hai insegnato molto e in fin dei conti mi hai cambiato’.

Jacopo, 17 anni: ‘Caro doc, sin da quando ci siamo conosciuti ho subito capito che ci saremmo intesi, non tanto perché la pensiamo allo stesso modo, tutt’altro, ma per il modo che hai di rapportarti a noi. Sono contento di averti incontrato, e anche se ogni tanto ti arrabbi con me perché faccio qualche stupidaggine, non mi sento assolutamente offeso dalle tue ramanzine. Questo fa parte del tuo ruolo, e poi, se te lo potessi permettere, forse farebbe piacere anche a te fare qualche stupidata di quelle che faccio io’.

Marco, 18 anni: ‘Caro doc, il mio regalo per te è il mio carattere, il mio modo di essere, i momenti in cui si può discutere di cose serie, non so se ti è gradito, ma io ti posso offrire questo, che in una parola si può chiamare amicizia’.

Francesco, 18 anni: ‘Caro doc, non posso che regalarti tutto il mio impegno a non distruggere, ed anzi ad accrescere, quel sogno di amicizia che si concretizza in ogni campo. E’ un regalo che ti devo e che ti voglio fare con tutto il cuore, per far sì che i tuoi occhi non smettano mai di brillare al pensiero che quello che hai fatto va oltre le singole persone e non morirà mai’.

Flavio, 18 anni: ‘Caro doc, ormai sono più di 8 anni che ci conosciamo. Quando sono partito per Carisolo (il suo primo campo – n.d.r.) a 11 anni, non conoscevo nessuno e dopo aver vomitato per tutto il viaggio d’andata, sono arrivato con le mie valigie, pieno di paure e di timori … Poi appena l’ho sentita parlare ho cominciato a tranquillizzarmi e ad ambientarmi. Da quel momento ne è passata parecchia di acqua sotto i ponti e quel bambino undicenne e intimorito è cresciuto parecchio anche lui. Ma è sempre cresciuto sotto un’ala protettiva e con delle indicazioni ben precise che lo hanno aiutato e di sicuro hanno contribuito a farlo diventare grande. E’ cresciuto protetto, aiutato, e con una persona che più che comandarlo (come avrebbe potuto fare) gli ha saputo voler bene come forse nessun’altro adulto che quel bambino abbia mai conosciuto. Così ancora una volta la ringrazio e siccome lei queste cose le sa già e spero di avergliele dimostrate, le prometto che se in futuro mi vorrà, appena potrò sarò al suo fianco’.

Il ‘regalo’ lo si poteva fare anche ad un amico. Molti regali erano davvero personali e non mi sembrava il caso di riportarli qui. Ne ho scelto solo qualcuno perché a mio modo di vedere molto emblematico.

Ilaria, 15 anni: ‘Il mio regalo lo voglio fare proprio a “qualcuno”; non mi sento di soffermarmi solo su una persona, ma preferisco scegliere un qualcuno ipotetico che si può identificare con tutti coloro che mi stanno intorno, che mi fanno le coccole, che mi fanno sentire bene, che mi fanno arrabbiare, e che così mi fanno scoprire i mie limiti e le mie paure. Un grazie e un bacio a tutti coloro che si identificano con quel qualcuno’.

Gianluca, 15 anni: ‘Vorrei regalare a Elena un abbraccio, perché in questo giorno che abbiamo passato assieme mi ha fatto capire che tiene a me e mi ha fatto sentire importante. Spero che si mantenga questo clima tra di noi perché io sto benissimo così’.

Matteo, 14 anni: ‘Grazie Andrea, grazie per avermi fatto divertire fino a questo momento, ma anche per avermi insegnato che ai campi c’è anche una magia chiamata allegria, che io purtroppo non avevo avuto ancora la fortuna di sperimentare. Sono contento di averti conosciuto’.

Eccoci alla fine anche di questa avventura. La nostalgia è già tanta e non vedo l’ora di rivedere i ragazzi, tutti, anche quelli che al weekend non c’erano e poter parlare con loro, ridere e scherzare insieme, magari litigare se su qualche punto non la pensiamo allo stesso modo. Non vedo l’ora che questa ‘magia’ si sprigioni di nuovo nell’aria e riesca a contagiare qualche nuova recluta, e poi magari … chissà!

L’appuntamento per tutti è all’Aprica, quest’inverno, dal 6 al 11 gennaio per imparare a sciare o per diventare ancora più bravi sugli sci (sarà il Insulin, love and care winter camp 2004, al quale come sottotitolo ho messo: LASCIA LA TUA TRACCIA). E poi a Londra quest’estate, vi aspetto, non mancate.


Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 25 Settembre 2003 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/soggiorni/campi_010.html


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