Breve Manuale di Sopravvivenza per Giovani Diabetici
… ovvero, come non naufragare fra i tumulti del cuore!
Parigi, 30 giugno al 6 luglio 2002di Andrea Scaramuzza - Pediatra
Sono circa due mesi che il campo scuola di quest’anno è finito, ma ho ancora vivo in me il ricordo delle tante emozioni che ho vissuto. E nonostante questo sia stato il diciottesimo campo, da quando ho iniziato ad interessarmi di diabete, e di acqua sotto i ponti ne sia passata parecchia, devo ammettere che non ci si abitua mai alle mille sorprese che può capitare di vivere durante questi brevi (e nello stesso tempo lunghi) sette giorni che passiamo insieme. Senza contare, poi, che quello di quest’anno è stato un campo scuola davvero strano, bello e divertente come il solito, ma strano.
Strano, perché uguale e diverso insieme. Uguale perché i soliti ingredienti c’erano tutti: una manciata di bambini e adolescenti con diabete (28 per la precisione, dai 9 ai 18 anni), qualche loro amico che il diabete non ce l’ha, un medico (il capo della banda), alcuni accompagnatori, una bella scorta di tutto quello che di solito serve e non deve mancare mai (insulina, strisce per la glicemia - quelle per le urine non usano più perché, dicono, è molto meglio farsi un buco che stare due minuti di fronte ad una striscetta di carta per veder se cambia colore dopo che ci hai fatto su pipì - aghi pungidito, glucagone, che non si sa mai, qualche decina di farmaci e presidi di pronto intervento).
Diverso perché c’era un ingrediente nuovo: il viaggio. Ma viaggio davvero, fisico e metaforico. Fisico, perché (per la prima volta fuori dall’Italia, in un paese straniero, con il problema della lingua ) la meta era Parigi, capitale della Francia. Ed è stato appunto un viaggio lungo, molto lungo, a volte anche faticoso e un po’ noioso, con parecchie ore passate in pullman e il problema di come impiegare il tempo. E poi gli spostamenti da una città all’altra, da un albergo all’altro (con la paura di dimenticare qualcosa). Ritmi a volte frenetici, l’ansia di vedere tante cose e la consapevolezza di non riuscire a fare tutto quanto avremmo desiderato.
Ma è stato anche, e forse soprattutto, un viaggio metaforico. Viaggio via dall’infanzia verso l’età adulta, con la presa di coscienza da parte di alcuni ragazzi di essere diventati grandi, e questo, si sa, non è sempre un compito agevole.Ed è su questo aspetto, in particolare, che mi vorrei soffermare. E vorrei partire la mia riflessione dalle parole attribuite ad una donna-stregone africana, che ben descrivono quanto sia tortuosa e intricata la strada che deve percorrere l’adolescente per diventare adulto, ma anche quale rischiosa avventura nello spazio e nel tempo si possa rivelare il suo viaggio, aperto com’è ad infinite possibilità: “Mi trovo sperduta in una foresta immensa e sconosciuta, in cui mi si presentano tante direzioni da prendere, quanti punti vi sono in un cerchio, e nulla so di ciò che mi attende in qualsiasi direzione mi rivolga”.
Lasciare il mondo dell’infanzia, incantato e ovattato, significa lanciarsi alla scoperta del mondo, seguire molteplici e a volte indefiniti percorsi, utilizzando i più vari espedienti. Cambiano il corpo e l’aspetto, e questo lo sappiamo, ma cambiano anche i pensieri e le emozioni, si vedono le cose vecchie in modo nuovo. Tutto ciò, però, non è né automatico, né scontato; tutt’altro!
L'adolescente deve necessariamente passare attraverso alcune tappe di sviluppo, che non sempre è facile schematizzare. Gli adolescenti, infatti, costituiscono una sorta di “mondo a parte”, un bozzolo misterioso e delicato, nel quale si formano gli uomini e le donne di domani. La spasmodica ricerca di una propria identità e di una propria collocazione, determinano continue modificazioni di rapporti con il mondo e con le persone che lo abitano, fanno scoprire ruoli e situazioni inattese.
Forse è proprio per facilitare questo passaggio, sognato e temuto al tempo stesso, che le società arcaiche prevedono veri e propri riti di passaggio. La certezza di ciò che si è, di ciò che si lascia e di ciò che si diventa, viene scritta nella carne: visibile all’altro, vissuta nel dolore e contenuta nella sacralità della cerimonia.
Da noi, invece, il passaggio non è più codificato, ma è sempre intorno al corpo che ruota una trama sottile di profondi cambiamenti: le misteriose e indecifrabili spinte del proprio mondo interiore, l’irrompere della sessualità, l’emergere di nuovi riferimenti sociali, affettivi, relazionali, non più rappresentati solo dalla famiglia.
Resta il fatto che non è facile districarsi nei labirinti creati dall’incrocio di mille strade diverse, popolate da protagonisti che esplorano lo spazio e il tempo alla ricerca di una propria direzione.
Ed è buffo, se ci pensate, accorgersi che proprio il nostro viaggio a Parigi per qualcuno ha rappresentato un vero e proprio rito di passaggio, dopo il quale nulla è più come prima, né lo potrà essere.
Alla luce di questo, non è difficile intuire come tutto quanto ci siamo portati a casa dalla Francia, e non è poco, passi quasi in secondo piano rispetto alle implicazioni di crescita personale e psicologica di ciascuno.
Non sarà facile, ma mi piacerebbe, riportando alcuni dei brani più significativi dei pensieri che ogni ragazzo scriveva quotidianamente per condensare quanto di bello, strano, divertente, imprevisto, noioso, indimenticabile aveva vissuto, che anche voi possiate, anche solo di sfuggita, assaporare il clima che si è respirato durante questo campo scuola.
E non possiamo non iniziare dal piacere di rivedersi dopo un lungo anno passato lontani. Michela, 15 anni, scrive: ‘Ma doc … come può pretendere che così tante emozioni si possano riassumere in una frase? La giornata di ieri è stata favolosa e grazie al campo scuola ogni anno scopro quanto le persone che condividono con me questa esperienza siano sempre più speciali e importanti per me’.
Ma c’è anche lo sbigottimento per le novità. Gianluca, 13 anni, scrive: ‘Mi è rimasto impresso l’albergo dove c’era la tele che andava da sola, per i cavoli propri’. E Andrea, 15 anni: ‘Tutto è strano, la lingua, i prezzi (4 euro e sessanta per una bottiglia d’acqua!!)’.
Il premio per la migliore sintesi spetta però a Mauro, 13 anni, che scrive: ‘Tutto il giorno sul pullman, stufata. Dormita a Digione, tranquilla. Bel paese, cibo no’.A proposito di cibo, dobbiamo dire che in Francia non si mangia poi così bene e i ristoranti turchi non sono il massimo. Ma andiamo con ordine. Proprio al nostro arrivo a Parigi ci è capitata un’avventura che vale la pena raccontare. A pranzo avremmo dovuto mangiare in un bistrot, già per tempo prenotato. Fatto sta che arrivati nella zona dove questo benedetto bistrot avrebbe dovuto trovarsi, e dopo aver girato in tondo per quasi due ore, non vedendo nulla che assomigliasse ad un bistrot, alle tre del pomeriggio, con l’insulina in circolo che faceva scalpitare tutti quanti, ci siamo fiondati giù dal pullman, sotto un’acqua battente e ci siamo infilati nel primo locale che abbiamo trovato, un ristorante turco, dove alla fine, dopo aver scampato per un pelo la più colossale crisi ipoglicemica collettiva della storia del diabete, abbiamo potuto tirare un bel respiro di sollievo.
Stefano, 16 anni, scrive: ‘Per cominciare un super complimento alla cucina turca, una maledizione al tempo ed una benedizione all’hotel’.
Edoardo, 14 anni: ‘Andare in Francia e mangiare in un ristorante turco non è il massimo, anche se le patatine erano buone’.
Ilaria, 15 anni: ‘A parte il viaggio in pullman che sta diventando sempre più pesante, non è stato completamente brutto, anche perché quando non abbiamo trovato il bistrot e ci siamo messi a girare intorno alla stessa via mi sono sentita un po’ come quelli di Turisti per Caso’.
Marco, 13 anni: ‘Non per fare il contestatore ma oggi è stata una giornata noiosa perché abbiamo viaggiato da Digione a Parigi; poi abbiamo mangiato alle 15.30, annegati dall’acqua’.
Francesco, 18 anni: ‘A Parigi c’è troppo traffico. Per fortuna ci sono le specialità turche ..’.
E ancora Mauro, che in quanto a sintesi non lo batte nessuno: ‘La Francia è grande da girare e i ristoranti son nascosti’.
Ma a parte questo, ed altri piccoli inconvenienti quasi inevitabili duramte un viaggio così, è stata davvero un’esperienza da ricordare: monumenti magnificenti e bellissimi, castelli da favola, cattedrali gotiche da mozzare il fiato, la Tour Eiffel illuminata di notte vista dalla Senna è qualcosa da portarsi nel cuore, Disneyworld Paris, pur sotto una pioggia battente, un’esperienza da fare.
Francesco, 18 anni, ha scritto: ‘Abbiamo conosciuto la guida, ma in verità credo che sia un mangianastri. Chartres è bellissima!’.
Emilia, 14 anni, al suo primo campo scuola: ‘In questo campo scuola mi sto divertendo un mondo e sono contenta sempre di più di aver partecipato’.
Ilaria, 15 anni: ‘Disneyworld Paris è stato troppo bello, peccato che la pioggia ci ha un po’ limitato .. comunque ne è valsa la pena e mi sono anche divertita molto. Per di più sono riuscita a mangiare bene per la prima volta’.
Michela, 15 anni: ‘Il Louvre è fantastico, non pensavo di avere repressa in me una così grande passione per l’arte’.
Edoardo, 14 anni, non diabetico, anche lui alla sua prima esperienza: ‘Sono riuscito a conoscere tutti i miei compagni di viaggio. Mi piace molto questa compagnia. E’ stato fantastico Disneyworld Paris’.
Mauro, 13 anni, non si smentisce: ‘Il Louvre è grande e pieno di opere d’arte, le più belle rubate. A Notre Dame ho visto la cattedrale all’interno, bella, ma non ho visto il gobbo’.
Emanuele, 17 anni, nonostante l’età alla sua prima esperienza: ‘Il tempo durante la mattinata è stato orribile, acqua, vento freddo, ma il desiderio e la voglia di divertirsi ha prevalso. Così la giornata trascorsa nel parco divertimenti ha consolidato i rapporti tra il gruppo. Poche volte mi è capitato di inserirmi così velocemente e bene in un gruppo’.
E così, come al solito, la settimana è passata in un baleno ed è arrivato il momento di tornare a casa. E come accade in questi casi, non possiamo non pensare a quanto ci siamo portati a casa:
Un gruppo affiatato di ragazzi che pur non rinunciando alle proprie esperienze personali, ci mancherebbe, sa vivere questi momenti con intensità, maturità, responsabilità.
Un gruppo di ‘grandi’ che sa stare con i più piccoli, ai quali riesce a trasmettere valori e convinzioni che i piccoli, ne sono certo, una volta diventati grandi sapranno trasmettere a qualcun altro più piccolo.
La certezza che con il Signor Diabete si può anche convivere bene, basta volerlo e stare un po’ attenti.
Saper gestire situazioni di emergenza (entrare in un ristorante turco pur di mettere qualcosa sotto i denti) o di differenza culturale (alimentazione diversa, che non sempre piace e conseguenti ipoglicemie da ridotto apporto di calorie) o di orario (non sempre si hanno orari regolari come a casa), ma con un po’ di attenzione tutto si può superare.
Il Signor Diabete è un inquilino scomodo, arrivato di soppiatto, una notte buia all’improvviso, e senza chiedere il permesso si è infilato quatto quatto dove non avrebbe dovuto (le isole del pancreas in cui si produce l’insulina) creando sconquassi a non finire.
Dopo di allora lo si può subire o accettare. Certo che chi decide di accettarlo può (e i ragazzi venuti a Parigi ne sono la dimostrazione) continuare a sognare che un giorno arrivi un principe azzurro (o una bella principessa) a restituirgliele.
E noi siamo un gruppo di sognatori!Ma ecco che ritorniamo al punto di partenza, al viaggio iniziatico verso l’età adulta di alcuni dei ragazzi, e ancora una volta la loro profondità e maturità non finisce di stupirmi.
Elena, 18 anni, scrive: ‘Sapevo che Flavio era una persona matura e sensibile, ma non così profondamente. Ho sentito il discorso che ha fatto a lei (a lei, doc) e ho preferito far finta di dormire e nascondere il fatto che l’impassibile Ele s’era commossa. Questi campi scuola mi insegnano sempre molto, ma non cose di scuola o di sopravvivenza, ma mi insegnano a vivere’.
Mauro, 13 anni: ‘Questo campo scuola, diversamente dal solito, è stato fatto in Francia, con grandi e lunghi spostamenti. Finito questo campo alcuni di noi usciranno, non per un anno, ma per sempre. Questo mi rattrista molto perché alle persone che escono io tenevo molto. Mi rallegra un po’ il fatto che questa è stata una bella vacanza e che mi sono divertito molto tra giochi e scherzi, ci siamo divertiti un po’ tutti. Ma adesso è il momento delle lacrime che come ogni anno ci allagano, ma bisogna pensare che l’anno prossimo ci vedremo ancora tutti, quasi tutti. Comunque devo dire che non sono d’accordo sull’idea della nuova generazione, perché non vuol dire che se uno cresce col corpo deve crescere anche con l’anima’.
Michela, 15 anni: ‘La storia di questo campo scuola io la farei iniziare come un film ..tanti ragazzi che passeggiano abbracciati uno all’altro, cantando una canzone e facendosi qua e la qualche dispetto. Ma quest’anno non è andata così; parlando per conto mio, non volevo crescere, volevo che tutto fosse sempre come l’anno precedente, mi ero attaccata ad un’idea alquanto sbagliata, mi ero attaccata ad un idea .. quella di non rovinare mai il campo e i rapporti che abbiamo tra di noi. Forse è per questo che parte del tempo l’ho passato con stupide preoccupazioni. Credo, anche se non voglio, che sia giunto il tempo di lasciare spazio a chi deve ancora crescere, augurandogli di trovare anche loro la vera amicizia e il sapersi accettare; di trovare, come è successo a me, persone meravigliose e uniche. Anche non volendo durante i campi scuola ogni anno avvengono cambiamenti, ma l’amicizia che ci lega aumenta sempre più. E’ questo che vorrei incidere nei loro cuori, il bene che gli voglio a tutti, senza preferenze, perché tutti siamo legati da una cosa che ci accomuna, una cosa che fin da piccoli ci ha attaccato ma che non abbiamo mai affrontato con tanto divertimento e solidarietà. Mi spiace doc, ma non ce la faccio a continuare, per me non sono solo amici, e questo è tutto grazie a lei .. Dottore, alzi gli occhi, che cosa vede? Persone tristi, lacrime che scendono dalle guance di bambini, perché in fondo siamo ancora tutti piccoli, ci guardi negli occhi e quello che vede è il riassunto migliore del campo’.
Ilaria, 15 anni: ‘Quando la proposta di Parigi è andata in porto eravamo tutti contenti , quando abbiamo fatto tutte quelle ore di viaggio e il tempo libero era pressoché inesistente abbiamo pensato che sarebbe stato meglio tornare in montagna in quanto avremmo avuto più tempo per noi. Ma oggi, 6 luglio, all’alba dell’ultimo giorno capisco che siamo cresciuti e una proposta come gli altri anni sarebbe stata davvero limitativa per noi. Questo è l’anno del ‘cambio della guardia’ e la cosa mi intristisce molto perché anche se si sono formati i gruppi e anche se è inevitabile io mi sono affezionata a molte persone, e magari loro non lo pensano in quanto io faccio fatica a dimostrarlo. A volte penso a che sfiga assurda abbiamo con questo pacco di diabete, poi però sono convinta che in tutte le cose ci sono i pro e i contro e senza questo io non avrei avuto l’opportunità di conoscerli. E’ difficile per me dirlo in faccia, perciò se lei doc leggerà questo mio pensiero, servirà a dire alle persone che sono su questo pullman che anche se in modi diversi mi sono affezionata a voi e vi voglio .. sì .. vi voglio bene’.
Emanuele, 17 anni: ‘Mentirei se dicessi che sono venuto al campo per conoscere altri ragazzi e condividere la nostra esperienza; infatti se la destinazione del campo scuola fosse stata diversa da Parigi, dubito che avrei accettato. Devo quindi ringraziare il doc per le continue sollecitazioni e l’insistenza con cui è riuscito a convincermi. Nessuno in ben 12 anni di diabete ci era mai riuscito, probabilmente perché queste iniziative dagli altri medici erano ritenute poco improntanti, non so .. Devo quindi dire che è stata una esperienza più che positiva e ora che è terminata mi rimane un grande rammarico, quello di non averla incontrata prima’.
Franz, 17 anni, non diabetico, e la più grande collezione di apparecchi per la glicemia: ‘Non ho mai fatto una vacanza così faticosa, ma ancora una volta devo ringraziare il campo e le persone cui voglio bene. Grazie a tutti!’.
Adelmo, 11 anni: ‘Stando insieme agli altri ragazzi ho capito che i diabetici sono meglio degli altri’.
Emilia, 14 anni: ‘Questo campo scuola mi è piaciuto molto. Trovo che i ragazzi che hanno partecipato siano tutti molto simpatici. Adesso che stiamo tornando a casa non ci vorrei tornare perché mi dispiace molto lasciare i miei amici, che avendo come me il diabete non mi hanno fatto sentire a disagio.
Sono davvero contenta di aver partecipato a questo campo e continuo a ripetermi “Sono stata stupida a non volerci venire prima”. Sono quasi sicura che l’anno prossimo ci verrò ancora senza farmelo dire molte volte. Voglio ringraziare Michela e Nadia che mi hanno convinta a venire dicendomi che mi sarei divertita ed è stato proprio così’.
Elisa, 13 anni: ‘Quest’anno il campo scuola mi ha insegnato tante cose, ma in particolare una: di parlare quando si hanno dei problemi, perché tenendosi dentro tutto non serve a niente e in più si soffre il doppio. E un grazie devo dirlo a lei, doc, che se non faceva questi campi a quest’ora non sarei qui con questa gente’.
Beatrice, 13 anni, non diabetica: ‘Questa esperienza mi è piaciuta molto perché mi ha permesso di conoscere tante persone e condividere con loro le emozioni di un viaggio speciale. Però come tutte le cose anche questa finisce. E questa è la cosa più brutta che c’è, soprattutto perché sei consapevole che gli amici con i quali hai passato 7 giorni stupendi non li rivedrai che l’anno dopo’.
Alessandro, educatore: ‘Grazie!! Sembra scontato iniziare così ed infatti lo è, ma non ho trovato un modo alternativo di incominciare. Grazie per avermi fatto passare una settimana all’insegna dell’allegria, della gioia e del divertimento, una settimana che mi ha fatto scoprire la vostra maturità, la serenità con cui ogni giorno passate la vostra vita in compagnia di quel rompipalle del diabete. Grazie per avermi fatto conoscere persone stupende. Grazie perché quando tornerò a casa so già che la mia valigia peserà di più, perché piena di tutte le emozioni ed esperienze che mi avete regalato in questi giorni. Una valigia che difficilmente riuscirò a svuotare. Spero che questa non sia solo una parentesi, spero di rincontrarvi, e chi lo sa .. spero di rivedervi al prossimo campo tutti insieme il prossimo anno’.
Per districarsi nel labirinto creato dall’incrocio di mille strade diverse, popolate da protagonisti (quali sono i ragazzi che sono venuti a Parigi) che esplorano lo spazio e il tempo alla ricerca di una propria direzione, emerge prepotente la necessità di un ‘maestro’, di una guida che illumini alcune tappe di quell’ignoto cammino che è la vita stessa, una persona che aiuti il ragazzo a crescere, ma nello stesso tempo a conservare la più grande prerogativa dell’infanzia: la capacità di stupirsi. Come Alberto Knox, l’eccentrico e illuminato protagonista del romanzo di J. Gaarder Il mondo di Sofia, che attraverso le sue bizzarrie e le sue domande strane inizia Sofia alla Conoscenza. “Il mio compito”, scrive il filosofo alla sua allieva, “sarà quello di impedire che anche tu diventi una di quelle persone che danno il mondo per scontato”. Domandare a Sofia “Chi sei tu?” e “Da dove viene il mondo?” significa porre la consapevolezza della ragazza ad un livello più alto, tale da trasformare la sua stessa adolescenza in un lungo viaggio filosofico, lontano dall’indifferenza della vita di tutti giorni.
La storia del viaggio di Sofia all’interno di se stessa e della filosofia, alla ricerca di certezze sempre sfumate e liminari, diviene la storia del viaggio di chiunque “si trovi aggrappato ai peli del coniglio bianco tirato fuori dal cilindro dell’universo” e non vuole scendere giù, non vuole abbandonarsi al sonno dell’ignoranza, e di chi, magari beffeggiato da tutti, “continua a cercare un corvo bianco, l’eccezione che non conferma la regola”.
Tutti, nel nostro piccolo, dovremmo diventare degli Alberto Knox e seminare briciole di curiosità in chi vaga barcollando per le strade della sua adolescenza e non ci chiede altro se non di essere iniziato alla scoperta e, quindi, alla vita. Tendere la mano a un adolescente significa, in questo senso, crescere con lui e camminare assieme per vie a tutti ancora sconosciute.Flavio, 17 anni: ‘Purtroppo si cambia. E’ inutile tentare di fermarsi, è inutile rimandare, non siamo Dio, siamo solo piccoli e impotenti uomini. Il nostro corpo cambia, le nostre idee cambiano, i nostri interessi cambiano. Ma i sentimenti, quelli no, quelli non possono e non devono cambiare mai, perché il bene che voglio ad alcuni di voi è lo stesso, immenso bene che vi volevo qualche anno fa ed è lo stesso bene che vi vorrò per sempre, questo non dimenticatelo mai, perché io ho bisogno di voi’.
E ancora Flavio, nel suo pensierino finale del campo scuola 2002: ‘Più che un pensiero questo vuole essere un ringraziamento. Vorrei ringraziare innanzitutto coloro che hanno reso possibile, in questi anni, i campi scuola, perché mi hanno dato l’opportunità di vivere questa settimana annuale, che costituisce il clou delle mie esperienze di vita dal punto di vista delle emozioni e della crescita interiore.
Inoltre, vorrei ringraziare tutte le infermiere e tutti coloro che ci hanno accompagnato negli anni, per avermi sopportato e per essersi presi cura di me con tanta severità (rompevano un po’ le balle), ma anche con ironia e condivisione. Tra loro, a malincuore, devo ringraziare anche Ale e Mario, che ci hanno accompagnato a scrocco quest’anno. A parte gli scherzi, li devo ringraziare perché mi hanno fatto sentire ‘grande’ e sono stati in grado di rendere più felici (anche se loro probabilmente non se ne sono resi conto) dei momenti un po’ così. Grazie tante anche a loro.
Poi devo ringraziare tutti voi perché mi volete bene e perché io ve ne voglio davvero tanto. Un grazie particolare a Piddu, perché mi sa far commuovere, a Pier perché mi sa sempre far ridere, alla Michela perché non capisce mai le battute, alla Ele perché mi è sempre vicina, a Franz perché è un amico importante, a Francy per la sua semplicità e la sua voglia di vivere.
Ringrazio anche Matteo, del quale si sente la mancanza, per aver animato i campi scorsi con i suoi fantastici personaggi.
Poi ringrazio Manuel che mi fa sentire la persona più importante della terra per il bene che mi vuole, perché mi ha insegnato più di chiunque altro, e per i suoi occhi che sprizzano una tenerezza che mi scioglie il cuore solamente guardandolo.
Infine manca una persona, doc, e sì, è proprio lei, che mi ha dato l’opportunità di vivere l’esperienza più bella della mia vita. Grazie mille per avermi sopportato tutti questi anni e per non avermi mai fatto sentire un malato, senza però rinunciare al controllo. Ora sono tra i grandi, ma lei mi ha visto crescere, mi conosce alla perfezione e la ringrazio anche per questo.
Le scrivo una cosa che stupidamente non le ho mai detto, non vuole essere una leccata, ma le voglio bene, doc, e voglio bene a tutti voi’.
E non posso non finire questa lunga riflessione sul campo scuola 2002, su Parigi, sul diventare grandi, se non con la lettera che Gioacchino, 17 anni, siciliano di Sicilia e che tutti gli anni si è sobbarcato chilometri e chilometri per fare parte di questa nostra compagnia, mi ha scritto proprio durante il campo e di cui lo ringrazio davvero di cuore.
‘Caro Andrea, come sai molto probabilmente questo sarà il mio ultimo campo scuola. Sarà difficile pensare che l’anno prossimo in questo periodo non potrò rivedere queste persone, questi amici con i quali ho passato 49 giorni (7 campi) pieni di gioia, divertimento, voglia di stare insieme condividendo la stessa ‘rottura di scatole’, quale è il diabete.
Ma soprattutto volevo ringraziare te, che mi sei stato vicino già dal momento dell’esordio, fin da quando ero un bambino, catapultato all’improvviso in una realtà nuova e diversa da quella abituale e con in più una nuova situazione da affrontare. Mi hai messo dentro quella voglia di combattere, di non mollare mai che mi ha permesso di superare momenti difficili come per esempio quando si è deciso di farmi seguire da un medico giù da me, rompendo o per lo meno dividendo i nostri contatti. Però tu eri sempre pronto ad ascoltarmi, a darmi suggerimenti, ad accogliermi con grande entusiasmo quando ci si ritrovava per i campi, che in fin dei conti tutto ciò non mi ha pesato più di tanto.
Adesso che tutto sta per finire, ho un certo rimorso, una sofferenza molto grande, ma in fin dei conti è giusto così .. la vita è una ruota, gira .. gira fino a quando non arriva il momento che tu devi lasciare posto agli altri e uscire di scena: ormai sono passati 7 anni ed è giusto lasciar posto alla nuova generazione che sicuramente avrà nei tuoi confronti la stessa stima e affetto che si è sviluppata in me in tutti questi anni.
Grazie a te e alle tue iniziative, mi hai dato l’opportunità di venire a contatto con un mondo totalmente diverso dal mio, con il quale mi sono dovuto confrontare, affrontando di conseguenza tutte le difficoltà di ambientamento che ne sono derivate. Perché da voi, veramente, c’è tutto un modo diverso di vedere le cose, c’è un’altra mentalità e forse questa è stata la mia vera difficoltà .. vivere in un contesto in cui magari sei visto con diffidenza e poi vederti catapultato per una settimana, durante i campi, in un mondo fantastico, dove tutti hanno le tue stesse necessità e dove tutti sono pronti ad aiutarti nel momento del bisogno.
Io spero che, comunque vadano le cose, possiamo mantenerci in contatto, perché veramente credo che nonostante l’età abbia ancora bisogno di un tuo consiglio, di una tua parola che mi sappia aiutare nei momenti difficili. E anche se magari io, rispetto agli altri ragazzi che vedi maggiormente durante l’anno, non ti ho mai dimostrato il mio affetto e la mia stima, per motivi anche caratteriali, ciò non vuol dire che dentro di me non vi fosse bene nei tuoi confronti .. il fatto è che magari non sono riuscito mai a dimostrartelo.
Niente, questo è tutto, anche perché è l’una di notte e sono stanco morto.
A parte gli scherzi volevo dirti un ultimo grazie, un grazie di cuore per tutto quello che hai fatto per me, e per come mi hai trattato, facendomi sempre sentire a mio agio anche quando mi trovavo in circostanze difficili’.E questo è davvero tutto. Arrivederci al prossimo anno, che, vedrete, sarà davvero speciale.
Data ultimo aggiornamento: Martedì, 10 Settembre 2002 06:00:00
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