Dal Congresso degli specialisti Amd di Rimini dati incoraggianti. Il modello degli Annali italiani
Le strategie contro l’epidemia diabete
di Maria Rita Montebelli e Brigida Stagno - Tratto da Repubblica, Supplemento Salute 11 Giugno 2009 - PAG - 12
Le persone con diabete in Italia possono contare su un’assistenza pubblica di qualità pari, se non superiore, a quella della sanità privata americana, una delle più avanzate al mondo. A rivelarlo è l’edizione 2009 degli Annali AMD presentata in occasione del XVII congresso nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi che si è svolto a Rimini. Se infatti in Italia a raggiungere l’obiettivo del 7% di emoglobina glicata è un paziente su due (come negli Usa), i “fuori controllo”, cioè i pazienti con una glicata superiore al 9% sono l’11%, contro ben il 24-30 per cento degli americani.
Oggi, visti i numeri del diabete (questa patologia il prossimo anno interesserà circa il 7% della popolazione, cioè 4,2 milioni di italiani), non è pensabile rispondere con un unico polo di assistenza: questo il messagggio che arriva dal congresso. È per questo che specialisti AMD e medici di base SIMG stanno lavorando ad un documento di consenso, per una “gestione integrata” del paziente, dalla diagnosi precoce alla gestione delle complicanze. E uno dei segreti del modello italiano sta proprio negli Annali, una fotografia della qualità dell’assistenza diabetologica valutata attraverso vari indicatori e ispirata al principio “misurarsi per migliorare”.
“Se l’emoglobina glicata”, riflette Giacomo Vespasiani, coordinatore degli Annali, “è la “pagella” del paziente con diabete, non meno importante è raggiungere un buon controllo della pressione (valori al di sotto di 130/85 mmHg), del colesterolo LDL (i pazienti con valori al di sotto dei 100 mg/dl sono passati dal 31% del 2004 al 38% del 2007), della funzionalità renale e del piede. Confrontando i risultati degli Annali 2004 con quelli dell’edizione 2007, vediamo che i centri che forniscono i dati volontariamente (124 dei circa 800 italiani) nell’arco di questi tre anni hanno migliorato la loro performance: più pazienti centrano i vari obiettivi”. “Il diabete”, ricorda Sandro Gentile, presidente eletto AMD, “è una patologia cronica, ma non “stabile”: se non tenuta sotto controllo evolve verso gravi complicanze”.
(Maria Rita Montebelli)Per sconfiggere l’epidemia diabete serve ormai una risposta sistemica. La maggior parte delle risorse economiche è assorbito oggi da questa malattia, non solo per l’aumento del numero delle persone colpite da diabete di tipo II, dovuto essenzialmente alla crescita dei casi di obesità e dell’aspettativa di vita, ma anche per le complicanze che comporta: infarto, danni alla retina, ictus, amputazione, ricorso alla dialisi per insufficienza renale. “Serve una risposta innanzitutto organizzativa”, sottolinea Adolfo Arcangeli, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD). “Per garantire un’assistenza sempre più efficiente e il miglior accesso alle cure, occorrono centri diabetologici più diffusi e uniformi nella penisola, in grado di comunicare tra loro e integrarsi con l’assistenza sanitaria di base, cioè con il medico di famiglia, per tenere il diabetico il più possibile fuori dall’ospedale”.
Oltre al buon controllo cardiovascolare e metabolico (vedi articolo a fianco), ad interventi precoci, tempestivi, aggressivi e duraturi, e all’individuazione delle persone rischio, in particolare le più sedentarie e in soprappeso, serve una risposta formativa. È necessario l’aggiornamento continuo dei medici sulle nuove guida e sui nuovi farmaci, per mettere a punto cure sempre più personalizzate. “Si deve partire dal presupposto che i malati non sono tutti uguali e vanno curati in modo diverso a seconda del problema di base”, precisa Arcangeli. “Ecco perché oggi è fondamentale consigliare al paziente l’automonitoraggio costante della glicemia, educando all’autogestione del proprio diabete, per decidere tipo e modalità di trattamento. Controllarsi il livello del glucosio nel sangue a digiuno o dopo il pasto è essenziale per capire la migliore terapia, mirata al controllo della glicemia a digiuno, riducendo al minimo il rischio di ipoglicemia”.
Infine, bisogna battere la strada della ricerca sulle nuove molecole. “Purtroppo ad oggi non abbiamo la “statina della glicemia”, cioè un farmaco che vada bene per tutti”, conclude l’esperto.
(Brigida Stagno)
Tratto da Repubblica, Supplemento Salute 11 Giugno 2009 - PAG - 12
Ricerca a cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Lunedì, 15 Giugno 2009 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2009/r2009_042.html