Focus sugli effetti psicologici tra i giovani
Tratto da Il Sole 24 Ore Sanità, 9-15 Settembre 2008
Lo studio Dawn Youth (Diabetes attitudes wishes and needs), presentato ad agosto a Durban in occasione del congresso Ispad (International society for pediatric and adolescent diabetes), è una ricerca di portata internazionale sugli aspetti psicosociali del diabete in età pediatrica.
Obiettivo principale era indagare e comprendere atteggiamenti, desideri e bisogni dei giovani diabetici e delle loro famiglie. L’indagine si è rivolta a bambini e ragazzi tra 0 e 25 anni e ha richiesto la compilazione di un questionario. Quest’ultimo è stato compilato dai genitori per i soggetti tra 0 e 17 anni, mentre i ragazzi dai 18 ai 25 anni hanno provveduto in prima persona alla compilazione.
Inoltre, lo studio ha coinvolto gli operatori sanitari e gli educatori, importanti caregiver per bambini e ragazzi diabetici. La web survey dello studio Dawn Youth si è chiusa il 1° settembre 2007 e ha coinvolto più di 6.000 persone di 25 diversi Paesi.
Già il Dawn Youth Day cagliaritano, ad aprile, aveva consentito agli studiosi di presentare i dati preliminari della ricerca e di discuterne le implicazioni. Per il 2008, anno dedicato al bambino diabetico, la speranza dei promotori e di tutti i soggetti che hanno collaborato al Dawn Youth è quella che i risultati dello studio possano contribuire a una migliore comprensione delle esigenze di ragazzi e famiglie che hanno a che fare con gli impegni che la gestione della malattia comporta. Lo studio ha contribuito a ribadire l’importanza che gli aspetti psicosociali assumono nella gestione del paziente diabetico in età pediatrica e l’esigenza di includere nel team diabetologico figure preparate a trattare professionalmente questi aspetti.
I risultati della ricerca suggeriscono, in generale, la necessità di adottare una prospettiva attenta agli aspetti psicologici correlati alla malattia.
L’elaborazione di efficaci linee guida per la gestione psicologica dei giovani diabetici e dei loro familiari è stata oggetto di riflessione e confronto tra i professionisti. Il dibattito cagliaritano ha evidenziato la necessità di una formazione specifica che insegni l’approccio psicologico al diabete, rivolta agli operatori sociosanitari, e l’esigenza di una valutazione, anche psicologica, del giovane paziente e dei familiari, che consenta la tempestiva individuazione di eventuali problematiche psichiche e comportamentali, nonché l’adozione di strategie cliniche specifiche.
E la Germania pensa a formare gli «psicodiabetologi»
La clinica tedesca Deutschen Diabetes Gesellschaft (Ddg) organizza training rivolti al team diabetologico: medici, infermieri, dietisti e psicologi. Si punta a creare competenze nell’ambito della psicologia del diabete ed è costruito su un modello ideale di curriculum per ciascun ruolo all’interno dell’équipe.
Al termine di questi training si acquisisce la certificazione Ddg, specifica per ciascuna figura.
Lo psicologo, nello specifico, acquisisce il titolo di “psicodiabetologo” o “esperto nella psicologia del diabete”. Come prima cosa, l’acquisizione di tale titolo prevede la frequenza di un ciclo di seminari teorici per un totale di circa 112
ore. Tali seminari vertono sulle seguenti tematiche: aspetti medici e fisiologici del diabete; terapia del diabete; educazione del paziente; complicanze; counseling rivolto a pazienti e familiari; strategie di empowerment; psicoterapia del paziente diabetico, per il trattamento di disturbi depressivi, ansiosi, relativi alla condotta alimentare ecc.; aspetti sociali e legislativi del diabete.
Il training prevede un percorso molto articolato di esperienze pratiche, stage e tirocini e almeno due anni di esperienza presso un centro diabetologico accreditato.Da questo punto di vista, il modello tedesco presentato durante il meeting sardo (si veda il box) risulta molto interessante. I tedeschi sono stati i primi a definire il curriculum dello psicologo esperto nell’approccio al paziente diabetico e a standardizzarne il percorso (www.diabetespsychologie.de).
Lo Psad (Psychosocial aspects of diabetes) è un gruppo di studio ufficiale dell’Easd (European association for the study of diabetes) che si pone come obiettivi principali l’approfondimento e la comprensione degli aspetti psicosociali legati alla malattia diabetica, la comunicazione tra ricercatori e clinici su questi aspetti, la progettazione e la messa in atto di interventi psicologici in favore delle persone diabetiche. Ogni anno, il gruppo Psad organizza una riunione scientifica (Spring meeting) che ha lo scopo di condividere le conoscenze e le esperienze accumulate in ambito sia clinico che di ricerca sugli aspetti psicosociali del diabete. Nel 2008, lo Psad Spring meeting cagliaritano si è focalizzato sulla co-occorrenza di diabete e disturbi depressivi.
Le persone con disturbi dell’umore o difficoltà nell’affrontare le situazioni della vita, dopo la diagnosi di diabete sono probabilmente più inclini alla depressione. Questo è da ricondursi, nella maggior parte dei casi, alla difficoltà che il paziente incontra nell’attingere ad adeguate risorse, sia interne che esterne, per far fronte all’evento critico malattia, così come ad altri eventi critici che possono presentarsi lungo il suo ciclo di vita.
L’aspetto di cronicità gioca un ruolo centrale nell’innescare reazioni depressive nel diabetico. In generale, gli studi sinora condotti mostrano che i pazienti diabetici depressi sperimentano una ridotta qualità di vita e manifestano uno scarso autocontrollo della malattia, che si traduce in livelli più alti di HbA1c e, a lungo termine, in una maggiore frequenza di complicanze rispetto ai pazienti diabetici non depressi. Inoltre, secondo alcuni studiosi, la depressione stessa potrebbe avere un ruolo nell’eziopatogenesi del diabete, nelle persone con una predisposizione alla malattia. Secondo altri autori, più verosimilmente la depressione è componente della “sindrome da insulino-resistenza”, una costellazione di disturbi che includono il diabete, l’obesità e i disturbi cardiovascolari, notoriamente più comuni tra le persone meno sensibili agli effetti dell’insulina.
In ogni caso, è universalmente riconosciuta l’importanza di identificare tempestivamente i sintomi depressivi nel paziente diabetico e di intervenire in maniera adeguata prima che possano compromettere in maniera irreversibile la salute del paziente stesso. Particolarmente importante è lo screening tempestivo, urgente in periodi particolari del ciclo di vita, quali quello adolescenziale.
L’adolescente diabetico, infatti, si trova ad affrontare contemporaneamente due eventi critici di grossa portata: la gestione della malattia da un lato e il processo di maturazione e svincolo dalle figure parentali dall’altro.
In questa cornice si collocano i contributi Psad sul supporto psicologico all’adolescente diabetico, sui fattori predittivi del benessere psicologico e sui fattori di rischio per depressione in questi pazienti.
Alessandra Busonera
Facoltà di Psicologia
Università di CagliariMarco Songini
Primario diabetologia
Dipartimento internistico
Vicepresidente Asris
Ospedale San Michele - Ao Brotzu
Tratto da Il Sole 24 Ore Sanità, 9-15 Settembre 2008
Ricerca a cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Lunedì, 29 Settembre 2008 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2008/r2008_094.html