Steatosi epatica e steatoepatite non alcolica, associate a sindrome metabolica

Tratto da Fidest, 28 Aprile 2008

I dati presentati alle sessioni della 43ma Riunione annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL) confermano ulteriormente che la steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e la sua forma più grave, la steatoepatite non alcolica (NASH), sono associate a sindrome metabolica e aumentano il rischio di sviluppo di patologia cardiovascolare. NAFLD e NASH costituiscono un problema sanitario significativo che colpisce milioni di persone in tutto il mondo ed in particolar modo nei paesi occidentali. La NAFLD è un accumulo lipidico nel fegato la cui causa non è legata all’abuso di alcool. Quando tale condizione progredisce ed è associata ad infiammazione e danno epatico viene definita NASH, e si ritiene che possa insorgere nel 15 - 25% dei casi di NAFLD. La NASH è chiaramente associata al rischio di sviluppo della cirrosi epatica e delle relative complicazioni ivi incluso il carcinoma epatocellulare che rappresenta il tumore epatico primario più frequente. La cirrosi associata alla NASH è una delle più frequenti indicazioni per il trapianto di fegato. A sua volta, la sindrome metabolica è una combinazione di fattori di rischio, compresi un elevato tasso di lipidi nel sangue, l’obesità addominale e la predisposizione al diabete. L’associazione tra NAFLD, NASH e sindrome metabolica è un grande motivo di preoccupazione poiché i pazienti affetti da sindrome metabolica presentano un rischio maggiore di sviluppare diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari inclusi l’infarto cardiaco e l’ictus.

Secondo il Dott. Fabio Marra, Professore Associato di Medicina all’Università di Firenze “di fronte a un paziente affetto da steatosi epatica devo considerare tutti gli altri fattori di rischio per le patologie cardiovascolari e cercare di intervenire in maniera energica per limitare gli effetti di tali fattori poiché la raccolta di dati in nostro possesso indica che la steatosi potrebbe costituire di per sé un ulteriore fattore di rischio”. L’esatta prevalenza di NAFLD e NASH all’interno dei singoli paesi è caratterizzata da ambiguità e incertezza. Vi è tuttora la necessità di effettuare studi epidemiologici su larga scala ed è indispensabile eseguire test di laboratorio definitivi per individuare i pazienti affetti da NASH.

Attualmente l’unica metodica diagnostica accettata è la biopsia epatica. Nonostante la presenza di questi limiti, le migliori stime attualmente disponibili indicano che l’incidenza di NAFLD riscontrabile nella popolazione generale dei paesi occidentali è compresa tra un quarto e un terzo dei soggetti adulti. Uno studio statunitense effettuato sui bambini morti in seguito ad incidente stradale ha rilevato un’incidenza di NAFLD pari al 13%. Se da un lato sono stati individuati numerosi fattori di rischio, dall’altro le suddette percentuali tendono ad aumentare più drasticamente tra la popolazione obesa.

Alcuni studi, ad esempio, hanno rilevato la presenza di NAFLD nell’84 - 96% dei pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica. Per tali ragioni, NAFLD e NASH vengono considerate patologie in costante ascesa a causa della sempre maggiore diffusione di cattive abitudini alimentari e stili di vita sedentari. Sebbene NAFLD e NASH non siano state ancora incluse tra le componenti della sindrome metabolica, l’insorgenza di NAFLD viene considerata sempre più frequentemente dagli esperti un evento precoce nello sviluppo di insulino-resistenza e pertanto un indicatore o un fattore predittivo per la sindrome metabolica futura. Uno dei principali interrogativi che ancora rimane senza risposta è il perché alcune persone affette da NAFLD vivano a lungo, senza problemi, nonostante la steatosi mentre altri pazienti sviluppino NASH, cirrosi o sindrome metabolica, diabete e/o patologie cardiovascolari. Attualmente non sono disponibili terapie specifiche per il trattamento di NASH. Tra le principali raccomandazioni per i pazienti figurano la perdita graduale di peso (specialmente in presenza di obesità), l’aumento dell’attività fisica, la corretta alimentazione e l’abolizione dell’alcool.

L’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL) si propone di promuovere la ricerca sulle epatopatie e migliorare i trattamenti attualmente esistenti per la cura di tali patologie. Con le sue riunioni annuali l’Associazione tenta di informare ed educare la comunità scientifica e la società civile sull’incidenza in costante aumento delle epatopatie, oltre all’importanza di comprendere tali patologie al fine di prevenirle e curarle. Dalla data della sua creazione nel 1966, il congresso dell’EASL è stato ospitato in 20 diversi paesi europei. L’associazione conta attualmente oltre 1400 membri e il congresso annuale richiama ogni anno ben più di 6000 delegati provenienti da oltre 65 paesi.


Tratto da: Fidest, 28 Aprile 2008
Ricerca a cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 30 Aprile 2008 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2008/r2008_049.html