La prima medicina è mangiare più sano

di Emilia Patruno - Tratto da: Famiglia Cristiana, Aprile 2008

Meno grassi, zuccheri e condimenti. E molto più esercizio fisico.
Il diabete e l’obesità si possono evitare così.

«Bisogna sempre ricordarlo: diabete e ipertensione arteriosa possono essere prevenuti. Con interventi sugli stili di vita, migliorando l’alimentazione, ma soprattutto facendo fare ai nostri figli, i più pigri d’Europa, attività fisica, a scuola e nel tempo libero. Da riservare, invece, all’età adulta le cure farmacologiche e la chirurgia. Perdere 10 kg di peso permette di ottenere un miglior compenso glicemico, inimmaginabile con i farmaci. Il diabete oggi è la quarta causa di morte nei Paesi industrializzati, con circa tre milioni di morti l’anno, praticamente come l’Aids, cui i governi destinano risorse enormemente superiori. Ciò senza considerare che i costi del diabete sono tra i più elevati: 2.800 euro in media a paziente in Italia, cioè 8,5 miliardi di euro l’anno. Ecco perché è fondamentale la collaborazione di tutti per arginare questo fenomeno sempre più preoccupante. Occorre trovare alleanze forti».

Dice bene, il professor Pontiroli. Alleanze tra i vari esperti, con le famiglie, con chi produce le materie prime, con chi fabbrica le pentole, con chi si occupa di comunicazione, e naturalmente con le scuole.

Il convegno nazionale “Diabete-obesità” recentemente svoltosi a Milano, cui questo articolo fa riferimento, per esempio, ha raccolto l’impegno di tre grandi aziende, Coca-Cola, Ferrero e Granarolo, a darsi un’autoregolamentazione (mai più pubblicità rivolta direttamente ai minori di 12 anni e trasparenza).

Cucina leggera, sapori impensabili

Ma è nella cucina di casa che si gioca la partita più importante. «Ci muoviamo molto meno dei nostri nonni. Sovrappeso, ipertesi e diabetici già a 15 anni, i piccoli italiani se la passano male. E a 18-19 anni si ritrovano dal diabetologo. L’alimentazione più ricca di cibi grassi e zuccheri e la riduzione drastica del movimento sono i due maggiori imputati di questa situazione», sottolinea Michele Carruba, direttore del Centro studio e ricerca sull’obesità dell’Università degli Studi di Milano, che pur di scongiurare la possibilità che l’Italia diventi un Paese di "diabesi", non fa altro che predicare le cose che tutti dovremmo fare. Gli capita di farlo, ad esempio, anche alla presentazione di una nuova pentola della Tefal, una friggitrice che promette di cuocere un chilo di patate con un solo cucchiaio di olio.

«Bisogna che ci alimentiamo meglio, mangiando di tutto (ogni tanto anche merendine e patatine fritte), ma evitando i troppi grassi e i troppi zuccheri, non abbondando nei condimenti, utilizzando il più possibile cotture salutari (vapore, griglia, o pentole antiaderenti, che richiedono poco condimento)».

E non è un caso che anche i cuochi più raffinati si stiano orientando verso una cucina leggera. Una cucina buona, ma soprattutto sana. Carlo Cracco, per esempio, chef sopraffino, è da sempre un sostenitore accanito della leggerezza e dell’uso ragionato dei condimenti: «Cucinare light permette di scoprire sapori impensabili, e con qualche piccola astuzia sostitutiva o con metodiche di cottura "pensate" si può arrivare ad alleggerire la pietanza senza punire il commensale. Anzi».


Tratto da: Famiglia Cristiana, Aprile 2008
Ricerca a cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 3 Aprile 2008 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2008/r2008_037.html