Ma il piatto piange nell’epoca global
Estratto da: La Provincia di Sondrio, pag. 27 - 27 marzo 2008
Che si parli della diffusione di obesità e diabete dovuta ai cibi spazzatura o della domanda sulla sicurezza degli Ogm, ormai l’alimentazione è diventata un fattore determinante nel dibattito sulla salute del corpo. Nel mondo, la popolazione ipernutrita ha eguagliato quella denutrita e il problema adesso è di trovare un equilibrio per arginare gli effetti del mutato regime alimentare.
Medico specialista in Scienze dell’alimentazione, presidente dell’Associazione medici italiani anti-aging, Damiano Galimberti tiene a precisare fin da subito come la dieta sia ormai un elemento indispensabile per allungare la nostra aspettativa di vita: «Al recente Congresso mondiale di Medicina Preventiva ed Healthy Aging Medicine che si è tenuto a Milano il 7 e 8 marzo scorso - spiega Galimberti - è stato divulgato per la prima volta come negli Stati Uniti le nuove generazioni presentano un’aspettativa di vita inferiore rispetto alle precedenti, proprio per il diffondersi di comportamenti alimentari scorretti e predisponenti all’obesità, che costituisce di per sé un fattore di rischio. Non c’è da meravigliarsi quindi se l’importazione di stili alimentari adeguati comporti anche l’importazione delle loro conseguenze, sempre sottolineando che imputato è l’abuso di questi stili alimentari inadeguati».
Le ricerche diffuse dal Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto dei tumori di Milano confermano poi il preoccupante legame tra patologie (oncologiche) e cattiva alimentazione, dovuta soprattutto a cibi di preparazione industriale, mentre resta ancora aperto il dibattito sulla sicurezza degli cibi geneticamente modificati. Continua Galimberti: «Personalmente ho un’opinione favorevole verso l’impiego di Ogm, anche se è più una questione di etica che di rischi per la salute. Per il momento il follow up è limitato temporalmente, ma sotto l’aspetto della salute gli Ogm non hanno mai rilevato problemi di alcun genere».
Proposte e consigli per mangiar bene in ogni caso non mancano mai. L’appello ricorrente è rivolto soprattutto a un regime di restrizione calorica (in pratica si dovrebbe mangiare circa il 20% in meno di quanto non faccia la media degli italiani) e a un bilanciamento tra esercizio fisico e alimentazione naturale: «L’attenzione - sottolinea Galimberti - non deve solo essere portata sulle abitudini negative, ma su quei cibi che potrebbero aumentare le nostre capacità di difesa attiva, come cavoli, cavolfiori, broccoli, verze. Bisogna ricordarsi che molte spezie non solo conferiscono qualità di sapore, ma presentano anche vantaggi per la salute. Si pensi al “curry”, che contiene curcumina, una delle sostanze oggi più potenti in quanto ad azione antiossidante e antinfiammatoria naturale. Importante è anche l’uso con moderazione del nostro olio d’oliva, che è estremamente salutare. In commercio, tra l’altro, si trovano anche oli d’oliva sotto forma di “functional food”, cioè ulteriormente addizionati di particolari vitamine liposolubili, in grado di contribuire a una fattiva azione anti-aging e anti-osteoporosi».
Alessio Conca
Coniato il termine globesity
Fast food in Asia e Africa, gli estremi (mali) del cibo
Il fatto che Mc Donald’s si trovi in paesi come Russia, Cina, India o Sudafrica - solo per citare i più recenti che hanno adottato questa catena - non è solo un indice di globalizzazione sociale o politica. Lo è anche per quel riguarda, ovviamente, l’alimentazione. Ed è il caso di dire, purtroppo. Infatti, sebbene fame e malnutrizione rimangono il problema centrale per quasi un miliardo di persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, la globalizzazione e lo sviluppo economico hanno introdotto nuovi alimenti ed alterato abitudini dietetiche e modelli di vita anche in questi paesi. In pochi anni si sono toccati gli estremi (mali) dell’alimentazione.
Pochi si rendono conto che non solo la quantità ma anche la qualità della dieta ha un effetto cruciale per la nostra salute. Mangiare non è solo un processo biologico, ma dipende da abitudini apprese in anni e dall’ambiente sociale e culturale. Per questo l’educazione alimentare è tanto importante. Una cattiva alimentazione, infatti, porta a problemi di salute molto gravi: oggi vere e proprie patologie. Malattie croniche da errata alimentazione, come peso eccessivo e obesità, diabete, ipertensione, disturbi cardiovascolari, cancro ai polmoni, tumore del colon o l’artrite, non sono più solo prerogativa dei paesi ricchi ma stanno aumentando globalmente.
A livello mondiale si stimano 1.6 miliardi di persone in sovrappeso, ed almeno 400 milioni di obesi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), su tre persone sovrappeso o obese due vivono adesso in Paesi a reddito medio o medio basso: difficile da credere ma questa è la situazione. I numeri parlano chiaro: negli Stati Uniti, il 63 % degli adulti è in sovrappeso e il 23 % considerato obeso; in Brasile ed in Colombia, rispettivamente il 36% e il 46% della popolazione è in sovrappeso, ed in Cina il 20%; i fast-food hanno cibi ricchi di zucchero e grassi e a volte sono più economici che frutta e vegetali. Perciò è normale che anche i più poveri ne paghino le conseguenze.
In Europa i tassi di obesità variano tra il 19 e il 27% negli uomini, fino al 38% nelle donne. In alcune regioni il tasso combinato di obesità e sovrappeso supera il valore del 67%. Gli esperti lo chiamano ormai, ironicamente, “globesity” (globalizzazione dell’obesità), ma c’è poco da scherzare. Il problema riguarda anche i giovani: nell’Unione Europea in 27 paesi un ragazzo su 4 è sovrappeso. Ogni anno, agli oltre 14 milioni di giovani europei in sovrappeso - 3 milioni dei quali obesi - si aggiungono altri 400 mila nuovi sovrappeso. Un solo consiglio: state mezz’ora in meno davanti alla TV o al computer e dedicate quel tempo alla cucina!
Marco Cambiaghi
Nel mondo il numero degli obesi ha eguagliato quello dei denutriti
Lo spartiacque ha coinciso con il cambio di millennio: per la prima volta nella storia, a livello mondiale il numero degli individui sovrappeso ha eguagliato quello degli individui denutriti. Oggi il sorpasso è stato ampiamente realizzato: secondo stime della Fao, a fronte di 854 milioni di persone sottoalimentate (820 nei paesi del Terzo Mondo; 25 nei paesi in trasformazione, come quelli dell’ex Unione Sovietica; 9 nei paesi industrializzati), ben 1,3 miliardi di persone risultano ipernutrite. Un divario che sembra destinato ad aumentare velocemente, e che ha tra le sue dirette conseguenze una vera e propria pandemia di obesità, con un aumento esponenziale delle patologie correlate, dal diabete ai disturbi cardiovascolari.
Non sono infatti solo le nazioni avanzate a dover fronteggiare i problemi della sovralimentazione: in numerosi paesi in via di sviluppo essa sta assumendo i contorni di una catastrofe sanitaria di dimensioni anche più preoccupanti di quella causata dalla scarsità di cibo. A monte di tutto c’è l’inarrestabile fenomeno della globalizzazione, che ha veicolato nel Terzo Mondo pessimi stili di vita “occidentali”. All’aumento della sedentarietà (ad esempio connesso all’uso di mezzi di trasporto a motore) si è sommato quello del consumo di alimenti raffinati ed ipercalorici (cereali zuccherati, bevande dolcificate, oli vegetali a basso costo) e di cibi di origine animale (carne, uova, latticini) generalmente venduti nei supermercati, laddove la dieta tradizionale era spesso prevalentemente a base di vegetali coltivati in loco. In meno di una generazione, grazie al diffondersi del fast food e del junk food (cibo spazzatura) paesi come l’India, il Messico e le Filippine hanno sperimentato la cosiddetta “transizione alimentare”: il rapido passaggio dalla iponutrizione all’ipernutrizione. I dati statistici sono impressionanti. In Sudafrica la maggioranza degli adulti è sovrappeso (con indice di massa corporea (Imc), almeno pari a 25), ed un quarto sono obesi (Imc almeno pari a 30). Quasi ovunque in America Latina ed in gran parte del Medio Oriente e del Nord Africa è sovrappeso almeno un adulto su quattro. In Cina, grazie al boom economico, la percentuale degli adulti oversize è più che raddoppiata in soli 13 anni, passando dal 12,9% del 1991 al 27,3% del 2004. Gli effetti del mutato regime alimentare sono tanto più deleteri in popolazioni abituate da millenni a scarsità di apporto calorico, alimenti integrali e vita iperattiva nonché, secondo alcuni studi, anche geneticamente più vulnerabili alle conseguenze dell’accumulo di grasso corporeo. In Cina quasi un terzo della popolazione soffre di ipertensione; in Messico quasi un sesto degli adulti soffre di diabete di tipo 2. Un carico sempre più pesante per i sistemi sanitari nazionali, che rischia di ridurre drasticamente la stessa speranza di vita, considerato che ad oggi nessuna nazione, Stati Uniti compresi, è riuscita a ridimensionare significativamente il numero di individui obesi o sovrappeso.
Sabina Falasconi
Estratto da: La Provincia di Sondrio, pag. 27 - 27 marzo 2008
Ricerca a cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Lunedì, 31 Marzo 2008 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2008/r2008_032.html