Salute: guerra al colesterolo nel piatto, esperti svelano dieta doc
Tratto da Adnkronos Salute - Milano, 21 Feb. 2008
Milano, 21 feb. (Adnkronos Salute) - Spaghetti cotti al dente all’italiana, fibre e grassi buoni. Il tutto abbinato a piccole dosi di alcol e ad ‘aiutini’ a base di fitosteroli e proteine di soia. La guerra al colesterolo alto comincia dal piatto, e a svelare la dieta doc è un gruppo di esperti della Penisola autori di un documento di consenso presentato oggi a Milano. Una sorta di ‘carta del colesterolo’, con regole alimentari da abbinare a una costante attività fisica di tipo aerobico per abbattere al minimo i livelli di colesterolo cattivo Ldl, aumentando al massimo quelli di colesterolo buono Hdl. Il tutto senza farmaci. Perché quando il rischio cardiovascolare totale è moderato, come accade nel 15% della popolazione italiana e in particolare in moltissime donne, è possibile ottenere buoni risultati anche senza assumere pillole.
Il position paper ‘Controllo non farmacologico dei livelli di colesterolo nel sangue’ nasce da un lungo lavoro di ricerca e raccolta dati, coordinato dal centro studi dell’alimentazione Nutrition Foundation of Italy (Nfi). Il documento, già disponibile online, sarà pubblicato sulla rivista ‘Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease’ e si rivolge a tutti i medici impegnati quotidianamente nella lotta alle malattie cardiocerebrovascolari. Patologie in crescita esponenziale anche in Italia, complici il continuo allungamento della speranza di vita, i mille difetti della dieta moderna e un’esistenza sempre più sedentaria. “Per ogni anno vissuto l’aspettativa di vita aumenta di 3 mesi (un anno ogni 4-5 anni) - ricorda infatti Rodolfo Paoletti, presidente della Nfi - Nelle donne ha ormai superato gli 84 anni e nell’uomo è arrivata a 79, ma il problema è che l’evoluzione non ha programmato il nostro organismo per vivere così a lungo”. Da qui l’urgenza di giocare d’anticipo contro i danni a cuore e vasi.
Lo studio ‘Check’, condotto su 5.800 italiani 40-79enni dal Servizio di epidemiologia preventiva del Dipartimento di scienze farmacologiche dell’università degli Studi di Milano, in collaborazione con la Società italiana di medicina generale (Simg), ha evidenziato che i valori medi della colesterolemia totale nel nostro Paese sono pari a 205 mg/dl. “Insieme alla Spagna - commenta il presidente della Simg, Claudio Cricelli - l’Italia viene dunque ritenuta una nazione con rischio moderato”, anche se molto dipende dall’età considerata. Non solo. È emerso che il 79,6% del campione non svolge attività fisica; che il 55% dei pazienti con colesterolo alto, il 69% degli ipertesi e il 51% dei diabetici non seguono terapie; che solo il 43% di chi ha avuto un infarto o crisi d’angina, e appena il 27% dei pazienti reduci da ictus, assume delle statine anticolesterolo.
Se è ormai certo che “l’ipercolesterolemia non è, come ancora alcuni credono, una malattia inventata dai medici e dalle aziende farmaceutiche”, assicura Andrea Poli, direttore scientifico della Nfi, secondo gli specialisti è tuttavia impensabile somministrare pillole a vita alle decine di milioni di italiani con valori colesterolemia non ottimali (maggiori di 200 mg/dl). “Serve quindi un’approccio a 360 gradi - conferma Eugenio Del Toma, past president dell’Associazione italiana di dietologia e nutrizione clinica (Adi) - Uno schema alimentare corretto e opportunamente integrato, abbinato a un’adeguata attività fisica. Perché le nostre gambe sono nate per correre, non per aiutarci a salire in auto”.
Consigli generali che la Nfi, con il supporto di Unilever, ha declinato ora in suggerimenti più mirati. I giovani che si ammalano di tumore muoiono sempre meno. In poco più di 10 anni - dal 1990 al 2002 - si è ridotta di circa il 30% la mortalità dei pazienti tra i 15 e i 39 anni: -29% per gli uomini e -26% per le donne. Nonostante tutto, al 2002, ogni anno il cancro uccide 2200 tra adolescenti e giovani adulti, colpiti più frequentemente da malattie ematologiche. Sono i dati di una recente indagine Istat presentata al convegno su “i tumori ematologici nell’adolescente e nel giovane adulto”, in corso all’Università Cattolica di Roma. I dati indicano una mortalità femminile più bassa rispetto a quella maschile, e il ‘vantaggio’ delle donne si mantiene nei linfomi Hodgkin e non Hodgkin, ma non nelle leucemie. In generale, in questa fascia di età, la sopravvivenza tende a crescere in maniera simile agli altri paesi europei ad esclusione della Finlandia che ha i migliori dati di sopravvivenza internazionali.
Buone notizie insomma per i giovani pazienti malati di tumore, “legati - spiega Giuseppe Leone, direttore dell’Istituto di ematologia dell’Università Cattolica di Roma e organizzatore del convegno - sia al miglioramento delle cure sia alla diagnosi più tempestiva. E, in questo ultimo caso, dobbiamo dire anche grazie alle mamme italiane che, rispetto a quelle statunitensi (dove i dati di mortalità sono peggiori), sono molto attente alla salute dei figli adolescenti. Insomma, è uno degli aspetti positivi dell’essere ‘bamboccioni’”. Sul piano dell’organizzazione del sistema sanitario, i dati Istat mostrano una forte migrazione regionale. Sui 70 mila ricoveri annui in Italia, circa il 20% avviene fuori dalle Regioni di residenza. A spostarsi di più soprattutto i cittadini meridionali: provenienti da Calabria, Sicilia, Campania, Abruzzo e Marche. Mentre i poli di attrazione sono Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana. In pratica, su 100 adolescenti che si ricoverano fuori regione, 16 provengono dalla Campania, 12 dalla Sicilia, 11 dalla Puglia, 9 dalla Calabria. Trentasei vanno in Lombardia, 12 in Emilia Romagna, 12 in Toscana, 6 in Friuli.
Tratto da Adnkronos Salute - Milano, 21 Feb. 2008
Ricerca a cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Venerdì, 22 Febbraio 2008 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2008/r2008_014.html