E I GENI SONO MENO IMPORTANTI DI QUANTO SI PENSASSE: CONTA LO STILE DI VITA
Centenari? Non è mai troppo tardi
Due studi indicano che anche chi ha malattie croniche può tagliare il traguardo dei «100»
Tratto da Corriere della Sera - 12 Febbraio 2008
BOSTON (USA)- Vivere fino a 100 anni è sempre più facile. Anche per chi soffre di malattie croniche come il diabete o problemi cardiaci. E anche per chi ha geni «sfavorevoli». Lo suggeriscono due studi pubblicati negli Stati Uniti. Il primo, condotto da ricercatori della Boston University su 500 donne e 200 uomini che hanno superato il secolo di vita, apre uno spiraglio per chi soffre di malattie croniche. «Finora si pensava che potessero giungere al centesimo compleanno solo coloro che non avessero mai sviluppato patologie croniche, ma non è vero», ha spiegato William Hall uno dei ricercatori Lo studio, riportato dalla rivista «Archives of Internal Medicine», indica che circa un terzo delle persone intervistate ha raggiunto il secolo di vita nonostante problemi cronici di salute come la pressione alta, il diabete o complicazioni cardiache. La ricerca suggerisce l’utilità per i medici di combattere in modo aggressivo anche i problemi di salute degli anziani spesso etichettati come cronicì e considerati legati alla vecchiaia e quindi non curabili. «È sbagliato l’atteggiamento dei medici che dicono che è inutile intervenire sui problemi cronici degli anziani perchè tanto non c’è niente che possa essere fatto», ha affermato uno dei responsabili dello studio. Mentre due terzi dei centenari intervistati dai ricercatori della Boston University mostravano di avere una salute di ferro priva dei problemi caratteristici della vecchiaia, anche il terzo restante afflitto da problemi «mostrava di funzionare molto bene, quasi nello stesso modo degli ultra-centenari dalla salute a prova di bomba». Lo studio ha mostrato anche che, una volta superato il traguardo del 100 anni, gli uomini sono più autonomi delle donne. Quasi tre quarti dei centenari uomini intervistati erano in grado, ad esempio, di fare il bagno e di vestirsi da soli, contro circa un terzo delle donne.
GENI MENO IMPORTANTI - Un’altra ricerca pubblicata oggi, a cura della Harvard University, mostra che i fattori genetici, pur importanti, non sono determinanti nell’inseguimento della longevità. È possibile vivere fino a 100 anni adottando, anche in tarda età, una serie di buone abitudini. Lo studio mostra che i settantenni che evitano il fumo, la obesità, la vita inattiva, che non soffrono di diabete e di alta pressione hanno il 54 per cento di possibilità di raggiungere i 90 anni e anche il secolo di vita. La presenza di ognuno di questi cinque fattori di rischio abbassa in termini percentuali la probabilità di vivere a lungo. Una persona che presenta, giunta ai 70 anni, questi cinque fattori rischio ha solo il quattro per cento di probabilità di sopravvivere fino ai 90 anni. «La longevità non è decisa solo dalla fortuna o dalla genetica favorevole: molto dipende dallo stile di vita adottato - ha affermato la dottoressa Laurel Yates - E non è mai troppo tardi, anche a 70 anni, per migliorare il modo di vivere. Il primo consiglio è di infilarsi le scarpe e andare fuori e camminare un po’ ogni giorno rifiutando la vita sedentaria». Negli Stati Uniti vivono oltre 55 mila persone che hanno superato i 100 anni. E quella degli americani che hanno oltre 85 anni è la fascia d’età in più rapida espansione tra gli anziani Usa. Una realtà che deve costringere i dottori a specializzarsi sempre più nel trattamento dei pazienti anziani, sottolinea la ricerca.
Tratto da Corriere della Sera - 12 Febbraio 2008
Ricerca a cura di Carmelo D’AlessioData ultimo aggiornamento: Venerdì, 22 Febbraio 2008 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2008/r2008_012.html