Rosiglitazone associato ad aumentato rischio osteoporosi

Tratto da Apcom - 2 Dicembre 2007

Un medicinale comunemente usato per il diabete può avere effetti negativi sulle ossa. La forza che caratterizza le ossa è data dal mantenimento di un equilibrio dinamico tra processi di formazione e demolizione e cioè tra l’attività delle cellule che disgregano la sostanza intercellulare calcificata dell’osso, osteoclasti, e le cellule coinvolte nella produzione della matrice ossea, gli osteoblasti Ora, secondo una ricerca di Ron Evans e colleghi, Salk Institute for Biological Studies, La Jolla, CA, Usa, che sarà pubblicata domani su Nature Medicine, un medicinale a base del principio attivo rosiglitazone, indicato per migliorare la risposta all’insulina di pazienti con diabete mellito di tipo II, mette in pericolo questo equilibrio in quanto sarebbe associato ad un aumentato rischio di frattura delle ossa a causa della sua azione inibitoria sugli osteoblasti.

Su topolini di laboratorio i ricercatori avevano visto che somministrando agli animali il medicinale si provocava una maturazione esagerata degli osteoclasti, a riprova che l’assunzione dei tiazolidindioni, tutti quei farmaci ai quali appartiene anche il rosiglitazone, possono causare fratture alle ossa.

Per verificare l’azione della molecola, Evans e colleghi hanno inibito l’azione di un gene che codifica il bersaglio molecolare del rosiglitazone, la proteina PPAR-gamma, proprio nelle cellule nelle quali maturano gli osteoclasti ed hanno scoperto che senza la proteina si danneggia la loro differenziazione e si provoca un ispessimento della massa ossea. Se al contrario, veniva somministrato il farmaco per attivare la proteina PPAR-gamma, si induceva un’attività maggiore degli osteoclasti e, quindi, un assottigliamento dell’osso. Questo vuol dire, dicono gli scienziati, che usare per lungo tempo rosiglitazone può portare all’osteoporosi.


Tratto da Apcom - 2 Dicembre 2007
Ricerca a cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 5 Dicembre 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2007/r2007_066.html