Terapia Un mix di farmaci aiuta a ridurre le complicanze
Pressione in discesa
In arrivo anche un antipertensivo con un nuovo meccanismo di azione
di Elena Meli - Tratto da Corriere della Sera, 16 Settembre 2007
È una frase nelle ultime righe dello studio Advance, appena pubblicato su Lancet, ed è di quelle che non passano inosservate.
Secondo gli autori, se i benefici dimostrati dalla terapia sperimentata si avessero nella metà dei diabetici di tutto il mondo, da qui a 5 anni - “risparmieremmo” un milione di morti. La cura in questione è una combinazione fissa di due antiipertensivi, l’ACE inibitore perindopril e il diuretico indapamide, ed è stata provata su oltre 11 mila pazienti con diabete di tipo due, aggiungendola alla terapia che ognuno già seguiva.
Lo scopo, rispondere alla domanda che molti si pongono: mi sto già curando, ma potrei farlo meglio?
Gli sperimentatori, che arrivano da 215 centri di 20 Paesi, rispondono di sì: nell’arco di 4 anni l’aggiunta dei due farmaci ha ridotto di 5 mm di mercurio la pressione, una diminuzione che cambia le sorti di molti. Basta infatti a far scendere del 9% il rischio di eventi macrovascolari (come infarto o ictus) e microvascolari (nefropatia o retinopatia) e del 14% la mortalità. Quanto basta per dire che nei diabetici la pressione va abbassata a costo di essere aggressivi. Commenta Giuseppe Mancia, responsabile dell’unico centro italiano coinvolto nella sperimentazione, la Clinica medica del San Gerardo di Monza: “Le linee guida indicavano già l’importanza di abbassare la pressione nei diabetici, intervenendo anche se i valori sono inferiori a 140/90. Non avevamo però uno studio come questo a dimostrare senza ombra di dubbio che più la pressione scende, più calano i rischi”.
Due i motivi per cui nei diabetici tenere la pressione bassa è cruciale.
Primo: di notte la pressione cala meno rispetto a chi non soffre di diabete.
Secondo: nei diabetici la pressione è alta da cima a fondo dell’albero dei vasi sanguigni, perché si perde presto la capacità di “escludere” i capillari periferici dall’ipertensione.“La combinazione fissa dei due farmaci - prosegue Mancia - è ben tollerata e ha il vantaggio della facilità d’uso: ridurre il numero di pillole diminuisce le possibilità di errore e aumenta l’aderenza alla cura. Senza arrivare a una "poli-pillola" che includa tanti farmaci e non ci consentirebbe di modificare le dosi di ciascuno quando serve”.
Ma non si otterrebbe lo stesso risultato con gli ACE inibitori o i diuretici per cui esiste un generico, più economici dei due sperimentati: “Non possiamo saperlo, oggi, - risponde l’esperto - la dimostrazione vale per questa combinazione”.
Di sicuro c’è che la pressione va tenuta bassa e in questi giorni, l’Emea, l’agenzia europea del farmaco, seguendo quella americana, l’Fda, ha autorizzato l’arrivo sul mercato del primo antipertensivo che funziona con un nuovo meccanismo d’azione, come inibitore diretto della renina: i dati, raccolti su oltre 7800 pazienti, dimostrano che il farmaco abbassa la pressione bene e a lungo anche se usato da solo. “Inibire la renina significa agire alla radice della cascata che porta all’ipertensione: combinando questo farmaco con gli altri, che intervengono più a valle, potrebbe aiutarci a ottenere risultati ancora migliori” conclude Mancia.
Tratto da Corriere della Sera, 16 Settembre 2007
Ricerca a cura di Anna ManettiData ultimo aggiornamento: Lunedì, 8 Ottobre 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2007/r2007_039.html