Nuovo approccio per la terapia del diabete?
Bloccando la memoria metabolica delle cellule

Tratto da FCE, n. 12 del 18/06/2007

La glicemia elevata pur di breve durata modifica il modo di comportarsi di una cellula e danneggia l’organismo anche quando gli zuccheri sono tornati sotto controllo. Alla base di questo meccanismo di danno prolungato, chiamato memoria metabolica, vi è un’alterazione delle proteine contenute nei mitocondri, che fungono da centrale energetica dell’organismo.

Il glucosio in eccesso contenuto nel sangue si lega alle proteine mitocondriali inducendo la produzione di radicali liberi, cioè di sostanze ossidanti che danneggiano i tessuti, in particolare l’endotelio, ovvero il tessuto di rivestimento dei vasi e le beta cellule, che sono le cellule produttrici di insulina.

Una volta legate allo zucchero, le proteine mitocondriali continuano a produrre radicali liberi anche quando la glicemia viene riportata a livelli di norma, ovvero entro i 100 mg/dL. È per questa ragione che anche alcuni diabetici ben trattati e con livelli di zuccheri nel sangue nella norma, col tempo sviluppano le complicanze della malattia, in particolare quelle più temute legate al danno vascolare (retinopatia, neuropatia diabetica, insufficienza renale ed infarto del miocardio).

La scoperta di questo meccanismo negativo (e di un possibile rimedio sperimentale) si deve al diabetologo italiano Antonio Ceriello che lavora in Italia presso l’Università di Udine, in Gran Bretagna presso la Warwick University e negli Stati Uniti presso l’Oklahoma City University.

La ricerca si è svolta sia su colture di cellule endoteliali sia su ratti.

Nel primo caso la modificazione delle proteine mitocondriali è avvenuta dopo due sole settimane di esposizione all’iperglicemia. Varie sostanze antiossidanti, però sono state in grado di “spegnere” la memoria metabolica delle cellule.

Per quanto riguarda invece il modello animale, sono stati studiati per 3 settimane consecutive 4 diversi gruppi di ratti: un gruppo normale, uno di ratti diabetici non trattati con insulina, uno di ratti diabetici trattati con insulina durante l’ultima settimana e un ultimo gruppo trattato, sempre nell’ultima settimana, con insulina più acido alfa lipoico, una sostanza in grado di bloccare la produzione di radicali liberi.

Anche nei ratti in sole 3 settimane si sono instaurate modificazioni permanenti, ma l’acido alfa lipoico ha riportato tutto alla normalità. Una volta che la memoria metabolica si è instaurata, la terapia con insulina da sola non è in grado di annullarla.

Il professor Ceriello, che ha coordinato lo studio britannico, sostiene che la scoperta può cambiare l’approccio alla terapia del diabete -soprattutto nel caso del diabete di tipo 2, quello che colpisce l’anziano- poiché, alla luce di questi dati, è auspicabile un intervento, anche farmacologico, immediato, non preceduto da un’attesa dei miglioramenti portati dal cambiamento di stile di vita, come è consuetudine ad oggi.

In altre parole bisogna far scendere la glicemia al più presto possibile, con tutti i mezzi disponibili.

Ora occorre proseguire con gli studi per valutare con certezza dopo quanto tempo il danno metabolico si instaura nell’uomo, infatti è possibile che impieghi più tempo che nel modello sperimentale e nell’animale.

Il gruppo di ricerca inoltre sta valutando nuove molecole che specificamente possano “staccare” le molecole di glucosio dalle proteine dei mitocondri, che costituirebbero la migliore terapia della causa della memoria metabolica.


Tratto da FCE, n. 12 del 18/06/2007 - Fonte: Diabetologia 2007; 50:1523-1531
Ricerca a cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 25 Giugno 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2007/r2007_031.html