Diabete di tipo 1: il sistema italiano è d’esempio. I trial sulla via inalatoria, pregi e difetti

I baby insulino-dipendenti

di Lucia Munna - Tratto da La Repubblica Salute, 17 Maggio 2007

Undicimila bambini in Italia che soffrono di diabete mellito di tipo 1 (insulino-dipendente). La diffusione è a macchia di leopardo: si passa dal 6,2 su 100 mila della Campania al 10 della Lombardia per schizzare al 38 della Sardegna. L’incremento, negli ultimi due lustri, è del 3 per cento per una patologia che si manifesta sempre più precocemente, anche in soggetti di età inferiore ai 2 anni. “I fattori responsabili della maggiore diffusione sono senz’altro riconducibili all’ambiente”, precisa Giuseppe Chiumello, docente di Pediatria all’Università Vita-Salute del S. Raffaele a Milano, “ma gli studi non hanno ancora individuato le cause precise. La mancata chiarezza sui meccanismi scatenanti ha ovviamente ricadute negative sulla definizione di presidi terapeutici e, in particolare, sulla prevenzione. Stiamo lavorando con americani e canadesi ad un protocollo di intervento che prevede l’identificazione attraverso test specifici, all’interno di famiglie già colpite da diabete, di fratelli a rischio cui somministrare per via orale capsule di insulina capaci di bloccare la reazione autoimmune”.

Una rete capillare
In Italia, comunque, il bilancio sugli aspetti assistenziali al bambino diabetico è lusinghiero: rappresentiamo un’avanguardia tra i Paesi industrializzati. “Grazie alla capillare rete di pediatri di base che sostengono piccolo paziente e famiglia”, chiarisce Chiumello, “e al buon livello di controllo della patologia attraverso una miriade di presidi che vanno dai test (come quello sull’emoglobina glicosilata, che valuta, nei 2-3 mesi precedenti il prelievo, la media di glicemia), ai Centri specializzati decentrati sul territorio”.
“Il nostro sistema rappresenta un modello a livello internazionale ed è stato copiato anche da alcuni paesi come la Germania”, spiega Maurizio Vanelli, ordinario di Pediatria all’Università di Parma, “Prevede un Centro di assistenza al bambino in ogni Regione, oltre ad alcuni ambulatori, ultimo avamposto di una strategia coordinata di assistenza, terapia e prevenzione. Negli ultimi anni, poi, si è assistito all’evoluzione straordinaria di strumenti di supporto terapeutico e nel monitoraggio che hanno potenziato le possibilità del modello: dagli stilo-iniettori provvisti di aghi sottilissimi che consentono trasporto e somministrazioni agili anche per un ragazzo, alle insuline extra-rapide con effetti immediati, ai test glicemici che forniscono risultati in pochi secondi”.

L’assistenza domiciliare
“In alcuni Centri di eccellenza come il nostro”, continua Vanelli, “esistono servizi home-care (assistenza domiciliare) e telephone-care (per gestire gli aspetti ansiogeni, non trascurabili, della malattia). Recentemente abbiamo anche istituito un numero verde (800848043), unico sul territorio nazionale, attivo anche in arabo dal Cairo e che serve tutta la fascia del Maghreb”.
L’obiettivo, rivela il pediatra, è trovare nuove risorse per garantire in tutti i Centri il numero necessario di infermieri, dietisti, ma anche psicologi per un supporto adeguato. La terapia tradizionale, nella malattia conclamata, prevede 3-4 iniezioni di insulina prima di ogni pasto per evitare i picchi di zucchero nel sangue. Per allentare questo vincolo, si sta sperimentando una nuova soluzione, già in commercio negli Usa e in alcuni Paesi europei, basata sulla somministrazione dell’insulina per via inalatoria ad azione rapida.

Una sperimentazione
I risultati sono soddisfacenti, almeno nella categoria (soggetti maggiori di 18 anni) cui è destinata. Tanto da decidere di estenderne la platea ai più piccoli (bimbi maggiori di sei anni). “La sperimentazione è in una fase avanzata”, racconta Vanelli, “la metodica si fonda sull’inalazione di polvere di insulina, composta da particelle di 1-3 micron, tramite un apparecchio che comprime la sostanza e la proietta ad alta velocità nelle vie respiratorie, in modo da raggiungere direttamente gli alveoli polmonari. Questi rappresentano la più vasta zona di assorbimento del corpo, e sono ricchi di vasi sanguigni. In un’ora si ottiene il massimo effetto. Il sistema però è ancora da perfezionare: solo il 10/15 per cento dell’insulina inalata è in grado di essere assorbita dall’organismo, a causa delle dimensioni delle particelle e dell’umidità presente negli alveoli. È efficiente come correzione prima del pasto, mantenendo una iniezione di base al giorno”. Le variabili sono anche legate alla capacità di inalazione e di inspirazione del paziente. Inoltre, le controindicazioni - tabagismo, bronchite, asma - limitano l’applicazione. Ma il nodo più grosso riguarda l’innocuità della terapia su un polmone in via di formazione. Per questo la sperimentazione si protrarrà ancora per un quinquennio.


Tratto da La Repubblica Salute, 17 Maggio 2007
Ricerca a cura di Carmelo D’Alessio

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 22 Maggio 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2007/r2007_028.html