Il salasso, per l’insulino-resistenza

Tratto da ANSA, 30 Aprile 2007

MILANO - Nell’anno 2007 i medici tornano al ‘salasso’, pratica diffusa dall’antichità fino alla fine dell’800 quando, in mancanza d’altro, si riteneva potesse curare o prevenire una serie infinita di malattie. Ma dopo oltre un secolo d’abbandono, una ricerca realizzata all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano dimostra che il salasso potrebbe rivelarsi un’arma vincente contro il diabete, o meglio contro l’insulino resistenza che ne è alla base.

La ricerca, recentemente pubblicata sull’American Journal of Gastroenterology, è stata coordinata da Silvia Fargion (direttore dell’Unità di Medicina interna 1B della Fondazione Ospedale Maggiore), e ad essa hanno partecipato ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Università di Milano.

La resistenza all’insulina, cioé la necessità che il pancreas produca più insulina per mantenere la glicemia ai valori normali, è responsabile di alcune delle malattie più diffuse del ventunesimo secolo, come le malattie cardiovascolari e il diabete. Si tratta di patologie influenzate dalle moderne abitudini alimentari e da uno stile di vita sedentario, che possono portare a un danno epatico (formazione di fegato grasso o steatosi epatica) in presenza di alterazioni del metabolismo.

Mentre numerosi farmaci sono oggetto di studio per la loro attività insulino sensibilizzante, taluni già impiegati nella terapia del diabete, lo studio italiano diretto da Silvia Fargion, che ha coinvolto 128 pazienti seguiti per un anno, dimostra come la semplice rimozione dell’eccesso di ferro dall’organismo mediante prelievo di sangue, in altre parole con il salasso, in media 6-8 volte per paziente, sia in grado di ridurre l’insulino resistenza migliorando gli effetti del corretto apporto dietetico e dell’aumento dell’attività fisica, considerati fino ad oggi il gold standard per la terapia della steatosi epatica.

“Visto che in Italia si può stimare che una persona su cinque ha steatosi epatica, spesso associata ad aumento del ferro - ha commentato la professoressa Fargion - questa ‘antica’ terapia potrebbe avere un enorme impatto sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Questo potrebbe avere una doppia finalità, offrendo anche una maggiore disponibilità di sangue per le trasfusioni”.


Tratto da ANSA, 30 Aprile 2007
Ricerca a cura di Carmelo D’Alessio

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 3 Maggio 2007 18:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2007/r2007_025.html