Diabetic-blogger: un caso di autogestione senza controlli?
di Emanuela Grasso - Tratto da Il Pensiero Scientifico Editore Martedì 14 Nov 2006
Il fenomeno. Sono 480 mila i blog in cui si parla di diabete; molti di questi sono di malati che raccontano la loro esperienza e, grazie ai post, comunicano con altre persone che condividono la stessa sorte, spesso per scambiarsi informazioni. È il caso, per esempio, del blog di Kerri Morrone una ragazza di 27 anni affetta da diabete di tipo 1 da quando aveva sei anni; il suo è uno dei blog più famosi negli Stati Uniti, ma questo è solo uno dei tanti blog che fanno parte della comunità di “d-bloggers”, come essi stessi si definiscono.
Non si riesce a quantificare se la comunità dei d-bloggers sia in forte espansione, quello che si sa per certo è che questo strumento ha amplificato la voce dei malati e che la loro influenza sta aumentando visibilmente. Non a caso anche la rivista The Lancet, che in occasione della Giornata Mondiale del Diabete dedica al tema diabete un approfondimento speciale, affronta l’argomento.Le nuove questioni. Le domande poste dal Lancet sono importanti: nei d-blog è difficile trovare tra i post l’intervento di un medico che in qualche modo validi quanto sostenuto. Questo, però, vista la natura stessa dei blog che nascono come momento di espressione di singoli, potrebbe non essere il problema più grande: basta essere coscienti del fatto che quello che si sta consultando non è necessariamente un sito di informazione accreditata. Un punto molto critico è, invece, la gestione del conflitto di interesse nei blog. Mentre i giornalisti hanno, almeno teoricamente, un codice etico da seguire non solo nel dare le informazioni corrette (osservanza sancita anche per legge) ma anche nell’evitare situazioni che possano far gridare al conflitto di interesse, i blogger non hanno alcun obbligo professionale né morale se non quello dettato dal loro singolare e personale giudizio.
Ci vuole una regolamentazione? Accade così che i blogger possano diventare, e in parte già lo sono, territorio di conquista per le pubblicità dei prodotti delle multinazionali; è già successo in altri ambiti che ci fossero dei blog sponsorizzati in maniera occulta e che hanno influenzato molte persone. Cosa accadrebbe se i d-blog diventassero terreno di conquista delle multinazionali del farmaco?
È forse giunto il tempo di cercare un modo di controllare l’attendibilità delle notizie che si ritrovano in Internet, nel caso specifico di quelle riguardanti la salute? Sono questi temi aperti di cui si è discusso di recente ad Atene nel corso di una conferenza organizzata dall’Onu e dedicata proprio al governo di Internet, nell'ambito della quale si è proposta in maniera sempre più pressante la necessità di avere una Carta dei diritti per la rete.Bibliografia. Oransky I. Bloggers beware: conflicts of interest and diabetes. The Lancet 2006;368:1641-42.
Tratto da Il Pensiero Scientifico Editore Martedì 14 Nov 2006
Ricerca di Carmelo D’AlessioData ultimo aggiornamento: Lunedì, 20 Novembre 2006 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2006/r2006_062.html