Il piccolo Lorenzo non c’è più
- «Fondamentale una diagnosi tempestiva», L’Unione Sarda, 10 Ottobre 2006
- Il piccolo Lorenzo non c’è più, L’Unione Sarda, 11 Ottobre 2006
- Il cuore del piccolo Lorenzo si è fermato, La Nuova Sardegna, 11 Ottobre 2006
- «Adesso intervenga l’assessore Dirindin», La Nuova Sardegna, 11 Ottobre 2006
Il caso del piccolo Lorenzo. Parla Marco Songini primario della Struttura di diabetologia del Brotzu
«Fondamentale una diagnosi tempestiva»
Tratto da L’Unione Sarda, 10 Ottobre 2006
La chetoacidosi è la causa di morte correlata al diabete di tipo primo più comune nei bambini. Alla chetoacidosi può seguire, nei casi più gravi, la formazione di un edema cerebrale al quale poi si deve il decesso del paziente. «La chetoacidosi - spiega Marco Songini, primario della struttura complessa di Diabetologia del Brotzu - si verifica quando a causa della mancanza di insulina l’organismo si trova a non poter usare la sua fonte naturale di nutrimento che è il glucosio e utilizza gli acidi grassi come fonte alternativa. Il glucosio in eccesso nel sangue viene filtrato dai reni e poi eliminato con le urine, trascinando con sé grandi quantità di liquidi. Questo porta l’organismo a una condizione di grave disidratazione che è la base su cui si può sviluppare l’edema cerebrale. Nei bambini in tenerissima età ogni terapia che si instaura a fronte di una grave chetoacidosi è molto delicata». Ma un genitore come può prevenire questa tragico ma raro decorso clinico? «Sicuramente in Sardegna prima nel mondo per l’incidenza del diabete di tipo primo tanto si può fare con l’informazione - aggiunge - Imparare a riconoscere i primi sintomi del diabete, come la sete eccessiva seguita alla continua necessità di urinare, il forte dimagrimento, può portare a una diagnosi tempestiva che nel diabete è fondamentale. Ecco perchè sarebbe auspicabile una massiccia campagna informativa sia per il diabete che per altre malattie autoimmuni ad esso spesso associate come, ad esempio, la celiachia». (s. p.)
Sant’Antioco. Ucciso dal diabete a due anni: adesso si attendono risposte più chiare dall’autopsia
Il piccolo Lorenzo non c’è più
di Stefania Piredda - Tratto da L’Unione Sarda, 11 Ottobre 2006
Lorenzo non c’è più e adesso i suoi genitori vogliono vederci chiaro. Hanno provato sulla loro pelle che il diabete può ancora uccidere e sono certi che questo, nel 2006, non sia ammissibile. Sanno di non poter avere pace senza una risposta certa a una domanda che oggi rende tutto ancora più straziante: questa morte si poteva evitare? Davvero sarebbe potuto bastare un test della glicemia fatto quando Lorenzo era ancora nel suo lettino a Sant’Antioco? Per questo la famiglia Campus, rappresentata dall’avvocato Mariangela Carta, ha deciso di presentare un esposto in Procura contro ignoti. Esposto che ieri mattina è finito sulla scrivania del pubblico ministero Danilo Tronci. Praticamente subito dopo aver avuto la triste conferma della morte del loro bambino, di quell’angioletto che aveva permesso loro di ricominciare a vivere dopo la morte del loro primo figlio Alessandro avvenuta quattro anni fa dopo un tragico incidente stradale. Il drammaI medici si sono arresi dopo quattro giorni di ricovero nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Sirai. Davanti a loro un elettroencefalogramma piatto. Avevano tentato di tutto dopo quel ricovero dovuto da una grave chetoacidosi accompagnata da altissimi valori glicemici e un grave scompenso metabolico. Diagnosi tipica di un diabete di tipo primo riconosciuto con un ritardo tale da causare i sintomi che si sono presentati ai medici del pronto soccorso venerdì scorso: una forte disidratazione con confusione e gravissima astenia. Complicatissimo intervenire data la tenera età di Lorenzo. L’équipe medica della Rianimazione ha fatto di tutto ma ogni sforzo, ogni tentativo è stato vano. Lunedì dopo la dichiarazione di morte cerebrale è seguita la fase di accertamento della morte durata dodici ore così come prevede la legge per i bambini al di sotto dei due anni. Lorenzo, infatti, il suo secondo compleanno lo avrebbe festeggiato in dicembre. Ma quel giorno non ci sarà festa, ci sarà spazio soltanto per il dolore. I genitori ne sono consapevoli ma non vogliono che a quel dolore impossibile da cancellare si accompagnino per sempre dubbi e domande. Vogliono che qualcuno faccia chiarezza. Per questo con ogni probabilità durante l’autopsia disposta dopo l’accertamento della morte (tutti anche al Sirai vogliono vederci chiaro) sarà presente anche un perito di parte. Il cordoglioIntanto sono tante le manifestazione di cordoglio giunte alla famiglia dalle associazioni che ruotano attorno al pianeta diabete. La prima a muoversi è stata la Fand Sulcis: «Quanto è accaduto è gravissimo - afferma Stefano Garau presidente dell’associazione - da quanto tempo il bimbo stava male? Perché davanti ai sintomi inequivocabili che hanno preceduto per giorni il ricovero nessuno ha pensato al diabete?» Garau punta il dito sulla mancanza di informazione così come Antonio Cabras, presidente dell’associazione nazionale giovani diabetici: «Episodi come questi mostrano con evidenza che tanto va ancora fatto per informare le famiglie, i ragazzi, gli insegnanti». C’è tanto da fare «e non possiamo - conclude Garau - ricordarcene soltanto davanti a episodi così drammatici».
Inchiesta sulla morte del bimbo colpito dal diabete diagnosticato troppo tardi
Il cuore del piccolo Lorenzo si è fermato
La Procura interrompe l’autopsia e affida l’esame al medico legale
di Giuseppe Centore - Tratto da La Nuova Sardegna, 10 Ottobre 2006
SANT’ANTIOCO. Se ne è andato in silenzio, nel letto di un reparto di rianimazione dell’ospedale Sirai di Carbonia. Lorenzo Campus, il piccolo antiochese in coma diabetico da domenica sera, è ufficialmente deceduto nella notte tra lunedì e martedì. Il suo cuore ha cessato di battere verso le tre, ma il cervello aveva smesso di svolgere alcuna funzione diverse ore prima. Solo il doloroso espletamento delle lunghe procedure di legge, ha allungato lo strazio dei genitori.
Rita Pilia e Paolo Campus ieri hanno ricevuto l’abbraccio ideale di tutto il paese, prima di rinchiudersi in un comprensibile silenzio.
Adesso il caso di Lorenzo è diventato un fascicolo giudiziario. La procura della Repubblica, attraverso il sostituto Danilo Tronci ha aperto formalmente l’inchiesta, affidando al medico legale Francesco Paribello l’incarico di svolgere l’esame autoptico formale.
I carabinieri ieri hanno provveduto a sequestrare la cartella clinica del paziente, dal momento del primo ricovero al Sirai sino al momento del decesso.
La certificazione di avvenuta morte cerebrale per il piccolo Lorenzo è avvenuta al termine di un accertamento diagnostico ripetuto tre volte nell’arco di dodici ore, come prescrive la legge per i minori di due anni.
La commissione del Sirai che ha condotto l’accertamento era composta dal direttore sanitario Sergio Pili, dal neurofisiologo Giovanni Pittau e dal primario di rianimazione Angelo Desogus.
Poche ore dopo la conclusione dell’esame anche il cuore di Lorenzo ha cessato di battere.
Ieri mattina gli anatomopatologi del Sirai, i medici Lecca e Gerosa, non hanno fatto in tempo a completare tutti gli accertamenti di rito perché il decreto della Procura ha interrotto la procedura demandando al medico legale il completamento delle analisi, o l’eventuale effettuazione di nuovi accertamenti. Passeranno comunque non meno di sessanta giorni prima che il consulente della Procura depositi la sua perizia, e solo a quel punto il fascicolo che per adesso reca l’intestazione “atti relativi a...” e che è contro ignoti potrebbe riportare anche l’iscrizione nel registro degli indagati, nel caso in cui il medico legale individuasse ipotesi di reato.
L’azienda sanitaria, comunque è pronta ad avviare una sua inchiesta interna. Ci sarà una verifica delle procedure e dei protocolli di tutt delle decisioni della magistratura.
Solo dopo che il medico legale avrà dato il suo assenso, probabilmente oggi, il piccolo Lorenzo potrà essere restituito alla famiglia e intraprendere l’ultimo viaggio verso il suo paese. I funerali dovrebbero svolgersi domani nella piccola parrocchia di San Pietro, quella dove Lorenzo era stato battezzato, ma non è escluso, per il prevedibile afflusso di parenti e amici della famiglia Campus che le esequie si svolgano nella chiesa della Madonna di Bonaria, più capiente.
Ieri, per tutta la giornata la abitazione dei Campus è stata oggetto di un triste pellegrinaggio. Il dolore che ha colpito i genitori e la sorella maggiore del piccolo Lorenzo è diventato di una intera comunità, incredula e impotente di fronte alla fulminante morte di un bambino colpito da una malattia tutt’altro che rara o indiagnosticabile.
La magistratura dovrà fare chiarezza su tutto ciò, se non altro per impedire che si corra il rischio di i i medici che hanno avuto parte attiva con il paziente, e si resterà in attesa incappare in episodi analoghi. Tutto ciò è una misera consolazione e non potrà mai alleviare l’autentico calvario che a casa di Lorenzo i genitori e la sorella stanno vivendo.
Proprio per evitare il ripetersi di questi fatti, i presidenti delle due maggiori associazioni di malati di diabete hanno scritto una lettera all’assessore regionale della Sanità, Nerina Dirindin. «Questa situazione, siamo al terzo caso di particolare gravità in Sardegna in poco tempo, al di là della profesionalità dei medici, evidenzia una carenza strutturale dei servizi nell’isola. Il dato più importante e certo il più grave è la mancanza di un reparto di rianimazione pediatrica».
Le associazioni vogliono anche ribadire la necessità di controlli preventivi. «Chiediamo che tutti i bambini debbano e possano fare almeno un controllo glicemico all’anno».
Non è un problema di costi, ma di volontà politica, e di sensibilizzazione dei medici di base.
Calvisi, coordinatore dell’associazione Adms, sollecita accertamenti
«Adesso intervenga l’assessore Dirindin»
Tratto da La Nuova Sardegna, 10 Ottobre 2006
SASSARI. Dopo lo choc è il momento delle polemiche. Roventi polemiche per come si è consumata la tragedia della morte del piccolo Lorenzo. A puntare il dito accusatore contro un sistema sanitario «incapace di rispondere alle esigenze dei sofferenti di una malattia così diffusa in Sardegna» ancora una volta l’Adms, molto attiva nell’isola dove attualmente i diabetici sono circa 50 mila, circa 10 mila sono insulino-dipendenti (diabete di tipo 1) e di questi oltre 2000 sono bambini e adolescenti.
«Sento un profondo senso di sconfitta per la morte del piccolo Lorenzo - dice il coordinatore dell’associazione Michele Calvisi -. Sconfitta per un’ennesima vita spezzata con una modalità che ha dell’incredibile, soprattutto in considerazione del fatto che a distanza di oltre ottant’anni dalla scoperta dell’insulina continuano a ripetersi con una frequenza disarmante simili tragedie evitabili. Al di là delle eventuali responsabilità penali, che sarà competenza della magistratura appurare, il mio proposito vuole essere improntato alla costruttività, con un preciso obiettivo: fare in modo che un simile strazio non debba più colpire alcuna famiglia in Sardegna».
Le parole del volontario si riferiscono anche alla eccezionale incidenza della malattia nella nostra isola. Si pensi che se in altre regioni d’Italia e d’Europa vengono colpite 5-6 persone su centomila abitanti, in alcune zone della Sardegna il numero può salire anche a 40-43. Ecco perchè si sente forte l’esigenza di affrontare l’offensiva di una malattia con cui si può conveivere ma che può portare a gravissime conseguenze.
Calvisi Poi si rivolge direttamente all’assessore regionale alla Sanità Nerina Dirindin: «Mi aspetto pertanto una sua indagine che conduca all’accertamento di negligenze con eventuali sanzioni di tipo amministrativo a garanzia della tutela della salute dei cittadini sardi, dell’iniziativa gradirei peraltro essere informato. L’organizzazione dei servizi di diabetologia in Sardegna ad oggi è una struttura che soffre di mali atavici, ancora figli della riforma della legge 115 del 1987, applicata solo parzialmente e lontana certo dalle esigenze delle persone con diabete che si sono modificate negli anni grazie agli avanzamenti della ricerca in campo diabetologico, e all’affermazione di realtà pratiche quali l’autogestione del diabete. Troppe diabetologie, troppi diabetologi, che producono troppa ignoranza e ad oggi la cosa più grave è la totale assenza di dialogo dei vari servizi con l’assistenza di primo livello, in particolare con la medicina e la pediatria di base, la mancanza di formazione e di assistenza al diabetico, alla famiglia e nelle scuole. Appare evidente come, in presenza di una semplice comunicazione tra pediatra di base e servizio di diabetologia, il caso di Sant’Antioco oggi non avrebbe suscitato alcun clamore, solo perché non sarebbe potuto avvenire. Ma, ancora più semplicemente, se solamente ogni medico di base fosse fornito di un banale reflettometro e qualche striscia reattiva per la misurazione della glicemia ma anche soltanto di una minima informazione sui sintomi del diabete, anche la Sardegna potrebbe annoverarsi di diritto tra le regioni civili dell’Europa».
I pediatri non vogliono sbilanciarsi sull’accaduto ma qualcuno di loro ammette che non tutti hanno in ambulatorio gli strumenti per misurare la glicemia e che un fatto del genere sarebbe auspicabile. L’accento viene però anche messo sul fatto che spesso i sintomi del diabete soprattutto in bambini piccoli possono essere difficili da individuare.
Intanto, a dimostrazione che il problema del diabete è una vera e propria emergenza, a Sassari è appena nata una sezione cittadina dell’associazione nazionale Fand. Il presidente Piero Manca dice: «Il nostro obiettivo sarà la rappresentanza e la tutela sanitaria, assistenziale, morale, giuridica e sociale dei diabetici». (g.g.)
Tratto da La Nuova Sardegna e L’Unione Sarda, 10-11 Ottobre 2006
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 12 Ottobre 2006 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2006/r2006_054.html