Un convegno sul diabete

Tratto da Notiziario Cellule Staminali dell'Aduc, Anno V Numero 114 del 26-05-2006

Il trapianto combinato pancreas-rene è in grado di prolungare la sopravvivenza dei diabetici in dialisi o non ancora in dialisi, ma con insufficienza renale cronica. Rientra quindi a pieno titolo tra le possibilità che il diabetologo deve proporre ai pazienti per i quali tale scelta appaia appropriata. Il trapianto di isole del Langerhans è una possibilità di notevole interesse, ma deve essere ancora considerata una procedura sperimentale. Infine, molto ci si attende dalle cellule staminali e dalla terapia genica, per la quale è necessario esprimere insieme ottimismo e prudenza, al fine di mantenere vivo l’interesse per la ricerca, ma evitare nei pazienti aspettative ingiustificate. Questo in sintesi il giudizio emesso dai diabetologi riuniti a Milano, sino a sabato 20 maggio, per il 21* congresso nazionale della SID-Società Italiana di Diabetologia.

“Il congresso riunisce nella metropoli lombarda oltre 2.000 esperti in ambito diabetologico e 10 società scientifiche italiane e straniere”, ha ricordato Antonio Pontiroli, Presidente del congresso e della SID. “Questa manifestazione sarà ricordata come il più importante congresso di diabetologia organizzato nel nostro paese: abbiamo infatti invitato ufficialmente a condividere e sviluppare con noi il programma le più importanti società scientifiche: AMD-Associazione Medici Diabetologi, EASD-Associazione Europea di Diabetologia, ADA-American Diabetes Association, SIE-Società Italiana di Endocrinologia, SIO-Società Italiana dell’Obesità.

Discuteremo di ricerca di base e clinica, di aspetti sociosanitari ed epidemiologici, di programmazione sanitaria.

Specifiche sessioni saranno dedicate alla sindrome metabolica, all’oncologia, alla gravidanza e al diabete gestazionale, ai disturbi psicocognitivi”, ha proseguito Pontiroli.

Sono più di 23.000 i trapianti di pancreas registrati dall’IPTR, il registro internazionale. Circa 17.000 sono stati effettuati negli USA, oltre 6.000 nel resto del mondo, 500 dei quali in Italia. Il registro è attivo dal 1980, a 15 anni dal primo intervento avvenuto il 16 dicembre 1966, ed è aggiornato al 31 dicembre 2004. Sono invece circa 800 (oltre 60 in Italia) i trapianti di Isole del Langerhans - procedura ritenuta ancora sperimentale - registrati dall’analogo registro IITR dall’inizio degli anni ’90.

“Il trapianto di pancreas è, attualmente, l’unica strategia che consente di ripristinare una solida e duratura normalizzazione della glicemia, in assenza di somministrazione di insulina, nella maggior parte dei pazienti trapiantati. Le ‘nuove beta-cellule sono in grado di secernere insulina in quantità adeguate alle esigenze dell’organismo del ricevente”, ha ricordato Piero Marchetti, Professore Associato di Endocrinologia all’Università di Pisa. “La maggioranza dei pazienti riceve, oltre al pancreas, anche un rene per la concomitante presenza di insufficienza renale cronica: il cosiddetto trapianto combinato pancreas-rene (SPK). Crescente successo stanno avendo anche il trapianto di pancreas dopo rene (PAK), procedura che consiste nel trapianto in pazienti già portatori di un trapianto di rene funzionante, e il trapianto di pancreas isolato (PTA), eseguito in quelli con funzione renale ancora ragionevolmente conservata, interventi questi ultimi che vengono effettuati ad oggi principalmente negli USA”, ha spiegato. “La sopravvivenza dei pazienti in caso di SPK, PAK o PTA è rispettivamente 95%, 95% e 98% a 1 anno dal trapianto, e 90%, 89% e 94% a 3 anni, mentre quella del pancreas è risultata 85%, 78% e 78% a 1 anno, e 80%, 63% e 63% a 3 anni. È importante sottolineare come i risultati circa la funzionalità del pancreas trapiantato, soprattutto nel pancreas dopo rene e nel pancreas isolato, siano in continuo miglioramento. Ad esempio, per il PAK, la sopravvivenza del pancreas ad un anno è passata - negli USA - dal 57% (1987-1992) al 79% (2001-2003)”, ha proseguito.

Quindi, l’esperienza mondiale indica un’eccellente sopravvivenza del paziente e una buona sopravvivenza del pancreas trapiantato.

“Nei diabetici con insufficienza renale, nei quali l’intervento è principalmente indicato, il trapianto combinato pancreas-rene è considerato salvavita”, ha detto ancora Marchetti. “La sopravvivenza è migliore rispetto a quelli che restano in lista d’attesa: è stato osservato in 5.176 casi che la sopravvivenza a 1 e 4 anni era pari a 94.4 e 87.5%, mentre nei diabetici rimasti in lista d’attesa era 92.8 a 1 anno e significativamente più bassa (63.8%) a 4 anni. Analogamente, un altro studio ha valutato 12.478 pazienti in lista di attesa. Chi veniva trapiantato aveva una sopravvivenza a 4 anni pari a 90.3%, contro il 58.7% di chi rimaneva in lista di attesa”.

Altri campi di ricerca che destano attenzione sono la possibilità di utilizzare cellule secernenti insulina derivate da cellule staminali e la terapia genica.


Tratto da Notiziario Cellule Staminali dell’Aduc, Anno V Numero 114 del 26-05-2006
Ricerca a cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 8 Giugno 2006 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2006/r2006_041.html