Casalinga: mestiere salvavita

Tratto da Salute Europa, 6 Febbraio 2006

Il movimento e l’attività fisica svolti durante i lavori domestici equivalgono agli almeno 30 minuti di attività moderata che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda ogni giorno, per mantenersi in salute ed evitare sovrappeso, obesità, diabete e malattie cardiovascolari È la casalinga - o il casalingo - la professione che, dopo i cosiddetti mestieri usuranti produce il maggior consumo di energia e quindi contrasta la sedentarietà, tipica dello stile di vita moderno.

È questo uno dei dati emersi oggi a Torino nel corso della recente conferenza “Attività fisica: principio di salute”, promossa da Cordis e Lifescan Divisioni di Johnson & Johnson, Sponsor Ufficiale dei XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006.

Secondo un’analisi presentata da Michele Carruba, Presidente della Società Italiana dell’Obesità, lavare i panni per un’ora produce un consumo di 238 Kcal, pulire i vetri 224, spolverare o rifare i letti 196, pulire i pavimenti 170 Kcal. Tra le attività lavorative sono più dispendiose solo: il carpentiere (240 Kcal consumate ogni ora), lo scalpellino che lavora la pietra (400 Kcal), il taglialegna (480 Kcal), il fabbro e il minatore (493 Kcal ciascuno).

“Il consumo di circa 150 Kcal al giorno – ha spiegato Carruba – equivale ai 30 minuti di attività fisica moderata che tutte le organizzazioni sanitarie, a partire dall’ormai storica raccomandazione del Surgeon General degli Stati Uniti del 1996, suggeriscono di fare, come minimo, ogni giorno per mantenersi in forma e allontanare il rischio di sovrappeso e obesità, diabete e malattie cardiovascolari”.

“È inutile ricordare ancora una volta come noi adulti siamo sempre più sedentari e i nostri figli passino ore davanti a televisione, computer o videogiochi”, ha detto Alberto Bruno, Dirigente dell’Unità Operativa di Diabetologia dell’Ospedale San Giovanni Battista-Molinette di Torino. “Il nostro lavoro è sempre meno fisico, mentre quello della casalinga, oltre a essere spesso un secondo lavoro, dal quale non si va mai in pensione, è sicuramente tra i più dispendiosi dal punto di vista energetico e quindi più salutare: perchè tra i meno sedentari”, ha proseguito.

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha ricordato Giacomo Vespasiani, Past-president di Diabete Italia – sostiene che la sedentarietà, o più correttamente l’inattività fisica, causa quasi 2 milioni di morti ogni anno ed è alla base del 10-16% dei casi di tumore al colon e di diabete e del 22% dei casi di malattia ischemica cardiaca”. “Sempre l’OMS – ha detto ancora Vespasiani – sostiene che almeno il 60% della popolazione mondiale non fa neanche il minimo raccomandato di 30 minuti di attività fisica moderata ogni giorno e che in queste persone il rischio di malattia cardiovascolare aumenta di 1,5 volte”.

Non solo. Negli ultimi 50 anni si è assistito alla crescita esponenziale di malattie definite “croniche moderne”: diabete, malattia coronarica, obesità, aterosclerosi, ipertensione. L’incremento della loro incidenza, la durata e lo sviluppo di complicanze croniche sono causa di notevoli costi, sociali ed economici. Sempre secondo l’OMS, i costi correlati all’inattività fisica e all’obesità sono stimati a oltre il 9% di quanto speso ogni anno dal fondo sanitario nazionale USA, una cifra calcolata nel 2000 intorno ai 75 miliardi di dollari.

“Il sovrappeso, l’obesità e le malattie che queste condizioni causano - ha aggiunto Carruba - costano ogni anno all’Italia ben 22,8 miliardi di euro di soli costi diretti, per ospedalizzazione e cure mediche, oltre 44mila miliardi delle vecchie lire”.

“È peraltro vero – ha ricordato Stefano Balducci, endocrinologo dell’Ospedale S. Andrea, Università La Sapienza di Roma – che l’attività fisica regolare, come numerosi studi hanno dimostrato, si associa a migliore stato di salute e a riduzione del rischio di mortalità generale sia nelle persone sane sia in quelle che soffrono di diabete di tipo 2 o di malattie cardiovascolari”. “Su queste basi – ha continuato – si sta affermando sempre più il nuovo concetto di ‘fitness metabolica’ ossia l’esercizio fisico considerato non solo come efficace strumento di prevenzione dell’insorgenza di malattie, ma anche quale valida terapia, associata alle cure mediche classiche, per il controllo dei fattori di rischio nelle persone che soffrono di diabete tipo 2, sovrappeso e obesità, ipertensione, colesterolo elevato e via dicendo”.

L’attività fisica può essere svolta in diversi modi. Si può decidere di fare esercizio fisico in forma di sport oppure di svolgere con maggiore frequenza, impegno e attenzione alcune normali attività quotidiane. “L’importante – sottolinea Antonio Pontiroli, Presidente di Diabete Italia – è che si faccia: 30–45 minuti di giardinaggio, mezz’ora di ballo, 15 minuti di scale, 3 km di camminata compiuti in mezz’ora equivalgono a 15 minuti di pallacanestro o di salto della corda, a 20 minuti di nuoto o a mezz’ora di acquagym. Cioè a quei 30 minuti di attività moderata più volte ricordati”.

“Tuttavia – ha aggiunto Pontiroli – l’aumento dell’attività fisica nella popolazione è un problema sociale, non individuale, e richiede interventi coordinati e complessi che possono attuarsi solo attraverso la collaborazione di tutte le parti coinvolte: medici, Istituzioni, società civile. E l’impegno in tal senso, verso la promozione dell’attività fisica, è stato per lungo tempo insufficiente. Dobbiamo tutti fare un serio esame di coscienza”.


Tratto da Salute Europa, 6 Febbraio 2006
Ricerca a cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 14 Febbraio 2006 19:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2006/r2006_015.html