Al vaglio dell'FDA la nuova formulazione inalatoria
L’insulina spray muove i primi passi
di Cristina Colombelli - Tratto da Tempo Medico, n.801 25 Ottobre 2005
I diabetici stanno per dire addio ad aghi e siringhe? Non ancora, ma questo momento potrebbe essere molto vicino: le fastidiose iniezioni d’insulina cui devono sottoporsi ogni giorno milioni di malati potrebbero essere presto sostituite da una via di somministrazione nuova, più comoda e meno invasiva, quella polmonare. È questa la previsione ottimistica espressa da Jay Skyler, del Dipartimento di medicina dell’Università di Miami (USA), in un articolo pubblicato su Diabetes Care in concomitanza con la richiesta d’approvazione della prima forma d’insulina inalatoria depositata presso la Food and Drug Administration.
L’idea di somministrare l’insulina per via polmonare è tutt’altro che nuova: risale addirittura al 1925 e la prima traccia nella letteratura medica è datata all’inizio degli anni settanta. La messa a punto di sistemi adatti all’inalazione di dosi appropriate d’insulina ha presentato tuttavia diversi ostacoli, primo tra tutti la difficoltà dell’ormone di raggiungere il tessuto polmonare. Gran parte dell’insulina inalata viene degradata prima di raggiungere gli alveoli, si deposita a livello della faringe o, ancora, viene esalata. Solo a partire dal 1988 è stato possibile sintetizzare polveri secche d’insulina da inalare per via orale: le particelle sospese hanno dimensioni così piccole da rendere più facile sia il trasferimento dell’ormone attraverso le vie aeree sia il passaggio nei capillari alveolari. Nonostante ciò, la quota d’insulina inalata assorbita è comunque molto bassa (10-30 per cento): per ottenere gli stessi effetti di una dose sottocutanea occorrono quantitativi superiori di ormone, con un aumento vertiginoso dei costi.
Negli ultimi anni gli studi per creare una formulazione d’insulina spray efficace si sono moltiplicati e oggi se ne contano almeno sei prototipi. Per la maggior parte di questi sono state effettuate o sono tuttora in corso le sperimentazioni cliniche, ma a oggi solo una è stata sottoposta al vaglio dell’FDA. L’ente governativo americano ha chiesto il parere di una commissione di esperti, che l’8 settembre scorso si è espressa con sette voti a favore e due contro l’introduzione del prodotto sul mercato.
Nei prossimi mesi l’FDA prenderà in considerazione le conclusioni della commissione, soffermandosi soprattutto sul problema della sicurezza legato a un utilizzo dello spray a lungo termine. Tutti gli studi finora condotti hanno dimostrato la sostanziale bioequivalenza delle due vie di sommnistrazione. Uno studio recente, condotto da Jay Skyler del Dipartimento di medicina dell’Università di Miami (USA), ha riscontrato un’efficacia paragonabile delle due formulazioni nel trattamento del diabete di tipo I in termini di controllo della glicemia e dei livelli di emoglobina glicosilata. È inoltre emerso che la via intrapolmonare garantisce un controllo più tempestivo della glicemia post prandiale con un buon profilo di tollerabilità (l’effetto collaterale più comune è rappresentato da una tosse blanda e la funzione polmonare non è risultata alterata a breve termine).
Nonostante ciò, lo stesso Skyler evidenzia la necessità di studi a lungo termine per valutare gli effetti dell’assunzione cronica d’insulina spray sulla funzione respiratoria e sulla formazione di anticorpi anti insulina. La biodisponibilità dell’insulina inalata può essere alterata da fattori come asma e fumo e sono dunque auspicabili studi che consentano di valutare le appropriate correzioni di dose per ogni singolo paziente. Non mancano poi le perplessità sugli studi condotti finora: troppo brevi, senza una corretta ottimizzazione del regime dei controlli e con dati sulla soddisfazione dei pazienti di difficile interpretazione.
Nell’attesa del responso dell’FDA la parola d’ordine sembrerebbe dunque prudenza: se da una parte l’incremento dell’accettabilità ritarda l’insorgenza delle complicanze gravi del diabete migliorando la qualità di vita dei pazienti, dall’altra i costi elevati e le potenziali insidie per la salute polmonare dovrebbero indurre a una cautela maggiore.
Tratto da Tempo Medico, n.801 25 Ottobre 2005
Fonte: Diabetes Care. 2005; 28: 1630 JAMA 2005; 294: 1195
Ricerca a cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Martedì, 25 Ottobre 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2005/r2005_101.html