Cellule staminali fetali umane per la cura delle ulcere ischemiche del diabete
Tratto da Salute Europa 28/09/2005
Cellule staminali di derivazione fetale potrebbero essere impiegate per risanare le lesioni provocate dalla mancanza di ossigeno (ischemia) nei pazienti diabetici. Due gruppi di ricercatori dell’Università di Bristol (UK) e dell’Istituto Neurologico Besta di Milano hanno dimostrato che la somministrazione di cellule staminali umane di derivazione fetale (recuperate da aborti terapeutici o spontanei) stimolano la riparazione dei tessuti in un modello animale che riproduce lo stato diabetico dell’uomo. I risultati della loro ricerca sono stati presentati oggi al Secondo Convegno Annuale dell’EUROPEAN VASCULAR GENOMICS NETWORK (EVGN) in corso ad Amburgo. Il Meeting si svolge in parallelo al Terzo Meeting Europeo di Biologia Vascolare.
Quando I tessuti dell’organismo soffrono per mancanza di ossigeno (ischemia) - come accade durante un infarto al miocardio e nello sviluppo della gangrena diabetica - vanno incontro a necrosi (morte del tessuto). Con opportuni trattamenti sperimentali, però, è possibile stimolare la guarigione spontanea dell’organismo: somministrando fattori di crescita specifici o trapiantando nell’organismo i cosiddetti Progenitori delle Cellule Vascolari (VPC), cellule ancora indifferenziate che, se opportunamente stimolate, possono trasformarsi in specie cellulari precise.
Le VPC sono state recentemente identificate nell’aorta fetale da Paolo Madeddu dell’Università di Bristol (UK) e da Giulio Alessandri dell’Istituto Besta di Milano. Tali cellule hanno attirato l’attenzione dei ricercatori per la loro capacità di formare, in vitro, strutture simili ai vasi sanguigni, e di stimolare in vivo la rigenerazione vascolare e scheletrica. In virtù di questo potenziale, Madeddu e Alessandri hanno deciso di verificarne il potenziale terapeutico in un modello murino di diabete che imita la patologia umana. “Le ulcere ischemiche come quelle che si formano nei diabetici - ha precisato Madeddu - guariscono con difficoltà e possono peggiorare molto la qualità di vita dei pazienti. Purtroppo finora non esisteva un modello di ulcera ischemica, così è stato necessario mettere a punto le condizioni sperimentali prima di iniziare.”
Dopo aver indotto la formazione di ulcere negli arti degli animali (occludendo l’arteria femorale), i ricercatori hanno iniettato le VPC umane direttamente sulla ferita e hanno osservato che la lesione si riduceva considerevolmente nei 3-7 giorni successivi. “Inoltre - ha aggiunto Madeddu - abbiamo constatato che queste cellule incrementavano la formazione di nuovi vasi sanguigni nella zona della lesione (così come la densità delle piccolo arterie). Il trapianto di VPC ha accelerato molto la chiusura della ferita, soprattutto nella fase iniziale del trattamento”.
Rispetto all’impiego delle Cellule Staminali Embrionali (ESC) - che sollevano molti interrogative di natura etica - le VPC non pongono particolari problemi in quanto vengono recuperate da feti abortiti (spontaneamente o con aborto terapeutico) altrimenti destinati all’eliminazione. “È importante sottolineare - ha precisato ancora Madeddu - che queste cellule sono molto abbondanti nel muscolo scheletrico fetale e sono addirittura meno specializzate delle ESC: se opportunamente stimolate, possono differenziarsi, per esempio, in muscolo scheletrico”.
Il meccanismo di azione delle VPC non è stato ancora chiarito: è probabile che tali cellule intervengano direttamente nel processo di rigenerazione tissutale, o che contribuiscano al rilascio di fattori di crescita che stimolano la guarigione del tessuto. Data la loro importanza, presso l’Istituto Besta è in fase di allestimento una banca di Cellule Staminali, che sarà a disposizione della comunità scientifica per studiare il differenziamento di queste cellule. “Tuttavia - ha concluso Madeddu - sarà necessario compiere ancora molti esperimenti prima di poter impiegare queste cellule a scopo terapeutico sull’uomo”.
Tratto da Salute Europa 27/09/2005
Ricerca a cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Giovedì, 29 Settembre 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2005/r2005_087.html