L’intervento è stato effettuato all’ospedale di Pisa: la giovane madre reatina era in lista d’attesa dal mese di giugno
Alessandra e il coraggio di vincere
di Antonio Onofri - Tratto da Il Messaggero 7/09/2005
Lo striscione “Bentornata a casa” abbracciava tutta via Cittareale insieme a tutti i familiari e gli amici. Cominciare dal lieto fine è decisamente più semplice, insomma: Alessandra quel difficile intervento l’ha affrontato vincendo la sua battaglia col diabete. Ora è casa, a un mese dal trapianto di pancreas.
Una valigia sempre pronta e riposta nell’armadio, in attesa di una telefonata direttamente dal centro trapianti di Pisa. Già, Alessandra aveva bisogno di un nuovo pancreas e in casi come questo c’è una lista di “prenotazione” da rispettare. Da rispettare in attesa che qualcuno dica addio alla vita per consentire a un’altra di ricominciare. L’ora X per Alessandra , 37 anni di Rieti, sposata con Fabrizio, un figlio, impiegata, è scattata alle 20 del 17 luglio. Dall’altra parte della cornetta il centro di Pisa e la conferma della disponibilità dell’organo. La corsa verso l’ospedale e l’intervento la mattina successiva. Otto ore di intervento a scandire il passaggio tra la fine di un incubo e l’inizio di una nuova vita. Poche righe, a raccontare un’esistenza vissuta nella malattia, il diabete appunto e un presente nuovo, certamente migliore: il trapianto del pancreas è perfettamente riuscito e di quel microinfusore Alessandra non avrà più bisogno. È un dispositivo ancorato alla cintura che eroga insulina ventiquattro ore al giorno e tiene sotto controllo la glicemia. Dieci anni, dieci anni, gli ultimi dei quali sempre, notte e giorno con quel piccolo contenitore legato al bacino.
«Quella mattina del 1995 avevo problemi alla vista, non riuscivo a vedere nulla». Alessandra aveva appena 27 anni. In queste circostanze, quando si è già in età adulta l’assunzione dei farmaci è la soluzione più immediata. Non fu il caso di Alessandra, non bastavano i farmaci, ci voleva un massiccio trattamento a base di insulina: «Fin dai primi accertamenti la sola terapia da adottare era l’assunzione di insulina – spiega – Un trattamento costante, per il quale alla fine sono stata costretta a ricorrere ad un meccanismo che eroga insulina ventiquattro ore al giorno». Per anni ha fatto avanti e indietro tra Rieti e Perugia, era in cura dal professor Paolo Brunetti. Dell’ospedale di Pisa, Alessandra ne sentì parlare per la prima volta lo scorso 10 maggio, mentre si trovava a Terni per una visita medica alla tiroide. Va detto: si tratta di complicanze derivanti proprio dal diabete e tra queste c’è appunto anche l’ipertiroidismo. Una telefonata fatta per fissare un appuntamento con il reparto dove si cura la tiroide, ma a rispondere è il diabetologo Piero Marchetti. Di qui la richiesta di informazioni sul trapianto e la convinzione che bisognava fare un tentativo per liberarsi dalla schiavità della macchinetta. L’esito positivo della commissione medica il 12 giugno, l’assenso di Alessandra alla messa in lista il 22 e l’intervento condotto dall’equipe del professor Ugo Boggi il 17 del mese successivo.
«Ormai è passato un mese dal trapianto, ma ancora non mi sembra vero: spesso con la mano vado alla cintura per cercare la macchinetta. Ma non la trovo e mi viene da sorridere e da ringraziare il Cielo per ogni minuto di questa vita tornata normale»Nota del webmaster: rispetto all’articolo originale, sono stati omessi i cognomi della paziente e del marito.
Altre testimonianze: Il trapianto di Silvia
Tratto da Il Messaggero 7/09/2005
Ricerca a cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Giovedì, 8 Settembre 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2005/r2005_076.html