La legge penalizza giovane di P. Torres
Ha il diabete, gli negano il libretto di navigazione
di Luca Rojch - Tratto da La Nuova Sardegna, 1 Luglio 2005
SASSARI. Il posto di lavoro resta un miraggio per Massimo, l’ordine arriva da sua maestà il re d’Italia. Una legge polverosa del 1933 condanna il ragazzo alla disoccupazione perché diabetico. Massimo (il nome è di fantasia) ha 23 anni e vive a Porto Torres, da dieci è combatte contro il diabete. Per lui un passato da commesso in uno dei tanti centri commerciali che si moltiplicano nell’hinterland sassarese.
Ora la grande occasione.
Doveva trovare impiego in un’impresa che costruisce moli e banchine. Ma il regio decreto considera causa di inidoneità «il diabete zuccherino e le altre alterazioni manifeste del ricambio organico ». Una sentenza che sembra inappellabile.L’azienda di Porto Torres, una di quelle che ha costruito il bunker di Villa Certosa, era già pronta a imbarcarlo nel suo staff. Solo qualche aspetto burocratico da affrontare. Serviva il libretto di navigazione, una sorta di certificato di sana costituzione nel gergo marinaro, e qualche altro documento.
Massimo inizia la sua lunga processione tra carte bollate, timbri e stellette. Prima alla Capitaneria di porto, poi alla Sanità marittima, la struttura che rilascia i libretti dopo una visita medica. Ma la navigazione tra gli uffici si trasforma in deriva e finisce in naufragio. Il sogno di Massimo si infrange contro la burocrazia. «Mentre mi consegnavano i moduli ho detto ai medici della Sanità marittima di essere diabetico, non credevo fosse un problema — racconta il ragazzo —. Ma subito loro mi hanno risposto che non potevano rilasciare il certificato a causa della mia malattia».
Senza quel documento il giovane non può essere assunto.
Lui ancora non ci crede. Mentre parla agita le mani grandi e callose, di chi è abituato alla fatica. «Sarò costretto a ritornare al mio vecchio impiego. Scarico pacchi e cassette per una ditta di trasporti, in nero si intende — continua il ragazzo —. Ma non posso fare altro. Fino a oggi non ho mai dato importanza al mio disturbo. Il diabete non mi ha mai limitato. Gioco a calcio a livello agonistico e pratico altri sport». Il suo futuro rischia di restare senza rotta, in balìa di leggi incrinate dal tempo. «Non so perché il re ce l’avesse con i diabetici, ma forse era solo un’altra epoca. Mi stupisce che dopo 70 anni sia ancora applicata una norma simile e nessuno abbia mai protestato ». A nulla è servito il certificato di buona salute rilasciato dal medico di base. Per le norme reali deve restare a casa. «Anche i dottori della Sanità marittima erano rammaricati — continua —, ma mi hanno detto che erano costretti a negarmi l’idoneità».
Il diabete è una malattia endemica nell’isola. La Sardegna detiene con la Finlandia un record negativo a livello mondiale. È la regione con il più alto numero di persone colpite in rapporto alla popolazione. Contro la decisione della Sanità marittima è scesa in campo anche l’associazione diabete mellito Sardegna. «Abbiamo dato tutti i documenti in mano a un pool di legali — dichiara il presidente Michele Calvisi —. Ora valutiamo se sia necessario fare ricorso al Tar. È chiaro che questa legge è superata e incostituzionale. Mi chiedo come sia possibile che qualcuno continui ad applicare decreti regi del secolo scorso. Una norma che rende inutile ogni nostro sforzo per inserire i diabetici all’interno della società. Facciamo formazione, spieghiamo ai ragazzi l’importanza della corretta alimentazione e della attività fisica. Tutto inutile se poi vengono ghettizzati da pregiudizi senza senzo».
Tratto da La Nuova Sardegna, 1 Luglio 2005, pag. 6
Ricerca a cura di Guido SeuData ultimo aggiornamento: Venerdì, 8 Luglio 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2005/r2005_054.html