Nutrizione
Diete a basso contenuto carboidrati, che storia
di David Frati - Il Pensiero Scientifico Editore - Lunedì 21 Marzo 2005
L’epidemia mondiale di obesità e tutte le sue ricadute sanitarie ripropongono all’attenzione dell’ambiente sanitario la questione-diete, che dalle pagine dei settimanali patinati sta per trasferirsi nelle stanze nelle quali si decide la politica sanitaria mondiale. La prestigiosa rivista Annals of Internal Medicine dedica un approfondimento alla diete a basso contenuto di carboidrati.
Lo spunto è dato da uno studio di un team di ricercatori della Temple University School of Medicine di Filadelfia, che ha analizzato 10 pazienti obesi con diabete di tipo mantenuti per 14 giorni ad un regime dietetico a basso contenuto di carboidrati (20 grammi massimo di carboidrati giornalieri e quantità illimitate di grasso e proteine) che ha causato una diminuzione di un terzo delle calorie assunte (da 3111 kcal/die a 2164 kcal/die), un calo ponderale di 1,65 kg di media e un aumento della sensibilità all’insulina.La storia delle diete a basso contenuto di carboidrati è lunga e risale alla metà del XIX secolo: quando William Banting pubblicò il suo “A letter on corpulence addressed to the public” pronosticò un grande interesse negli anni a venire per i libri sulle diete, ma certo non immaginava il diluvio editoriale che sarebbe seguito. Proprio Banting nel suo pamphlet suggeriva una dieta a basso contenuto di carboidrati che aveva permesso a lui stesso di perdere circa 18 kg in un anno. Banting lo ignorava, ma l’approccio ‘low-carb’ era destinato a dominare il mercato delle diete per almeno mezzo secolo. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la dieta Atkins ha riproposto prepotentemente le diete a basso contenuto di carboidrati.
Lo studio del team di ricercatori di Filadelfia guidato da Guenther Boden ha alcune importanti implicazioni: primo, il consumo di altri cibi non rimpiazza le calorie derivate precedentemente dal consumo di carboidrati, almeno per alcuni mesi; secondo, una riduzione della varietà della scelta di cibi è centrale in tutte le diete; terzo, qualsiasi strategia di diminuzione dell’introito energetico si traduce in una diminuzione del peso corporeo. L’insieme di queste considerazioni suggerisce un utilizzo delle diete a basso contenuto di carboidrati nella lotta all’obesità, dato che anche una riduzione tra il 5 ed il 10 per cento del peso corporeo potrebbe avere una grande importanza epidemiologica se ottenuto su larga scala, ma va sottolineato che i pazienti hanno difficoltà a mantenere il trend di perdita del peso, indipendentemente dalla dieta adottata. I pazienti che adottano diete a basso contenuto di carboidrati inizialmente perdono più peso che quelli che adottano diete di altro tipo, ma la differenza si annulla dopo 12 mesi. Probabilmente può dimostrasi più efficace l’utilizzo di più tipi di dieta.
di David Frati
Tratto da: Il Pensiero Scientifico Editore - Lunedì 21 Marzo 2005
Ricerca a cura di Carmelo D’Alessio
Fonte: Boden G, Sargrad K, Homko C, Mozzoli M, Stein TP. Effect of a low-carbohydrate diet on appetite, blood glucose levels, and insulin resistance in obese patients with type 2 diabetes. Ann Intern Med. 2005;142:403-11 Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 24 Marzo 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2005/r2005_023.html