Bimbi, impariamo a dar loro l’insulina “giusta”

di Felicia Pioggia - Tratto da Repubblica - Suppl. Salute 10 Marzo 2005

Un ponte con gli Usa per un metodo che responsabilizzi i giovanissimi malati di diabete di tipo I

Un Convegno a Milano dal titolo “Il Diabete di tipo I” celebra il trentennale dell’attività a favore di cure sempre più aggiornate e migliore qualità di vita per i circa 20.000 giovani diabetici italiani. Dal 1975 l’AAGD (Associazione Aiuto Giovani Diabetici) promuove l’accettazione sociale del diabete e presenta oggi il metodo americano “Insulin, Love and Care” adottato per la prima volta dall’AAGD Milano da Andrea Scaramuzza, pediatra e diabetologo dell’Azienda Carlo Poma di Mantova. Il metodo si sintetizza in un decalogo che guarda alla malattia come condizione nella quale è possibile vivere felici grazie al dialogo e alla fiducia che si instaurano con il proprio medico e alla responsabilizzazione dei piccoli pazienti sempre più orientati alla condivisione delle esperienze con i propri coetanei anche mediante viaggi e scambi culturali con ragazzi d’Oltreoceano.
L’occasione del convegno è propizia per verificare le tappe della ricerca clinica e tecnologica che giorno dopo migliorano le prospettive di qualità di vita dei ragazzi diabetici accanto a stili di vita ad hoc, come previsto per esempio dal Primo Progetto di Assistenza Scolastica per il Bambino Diabetico organizzato dall’AAGD. Quest’ultima iniziativa, realizzata con la collaborazione della Direzione Scolastica e della Direzione Generale della Regione Lombardia, si prefiggere di giungere alla stesura di Linee Guida per esportare un modello di assistenza sperimentato a Milano su 30 bambini negli ultimi tre anni tra scuola e ASL città di Milano per garantire un servizio infermieristico qualificato in grado di praticare le iniezioni e assistere i bambini durante l’orario scolastico. La terapia oggi personalizza l’insulina in base all’ammalato, alle diverse ore nell’arco della giornata, alla vita e all’alimentazione seguita.
C’è l’insulina rapida, che dura 6 ore e agisce dopo circa mezzora dall’iniezione e quella ultrarapida, che agisce entro 10 minuti dall’iniezione e dura 3 ore. Le insuline intermedie (nph) fanno effetto dopo un paio di ore dall’iniezione e durano 10 ore circa e infine le insuline lente (glarcina) che durano 24 ore. Con una simile scelta, precisa Guido Pozza dell’Ospedale San Raffaele di Milano, si può costruire un profilo terapeutico efficace.
L’ insulina giusta e i continui test dei livelli glicemici con i glucometri permettono oggi di seguire un protocollo terapeutico efficace e presto ciò sarà possibile grazie all’insulina ad assorbimento inalatorio o attraverso la mucosa orale.


Un pancreas artificiale per piccoli pazienti

È dietro l’angolo l’alternativa al trapianto d’organo. Nuove prospettive dalla genetica

Esiste una cura e noi la troveremo: il motto degli americani si riferisce al modo migliore per rendere il diabete asintomatico allontanando cioè nel tempo il rischio di complicanze con la gestione più adeguata della malattia. Quando però non si riesce a mettere a punto un equilibrio metabolico con il protocollo standard a base di iniezioni di insulina si può ricorrere al microinfusore che inietta insulina secondo le indicazioni che dà il paziente dopo avere eseguito il test della glicemia con il glucometro, regolando la velocità di infusione con assorbimento omogeneo e continuo. Si tratta di apparecchi che in Italia si applicano da circa 15 anni, che interessano una piccola percentuale di pazienti ( 1,5%) sia piccoli che adulti.
Negli Stati Uniti, precisa il pediatra Andrea Scaramuzza, il 15% circa dei pazienti diabetici di tipo 1 utilizza un microinfusore e la media europea è del 4% con punte di circa l’8% in Germania. La ricerca permette oggi di sviluppare questo tipo di dispositivi per giungere a miniaturizzarli e a computerizzarli e in quel caso si potrà parlare di pancreas artificiali: un sensore misura continuamente il tasso di glicemia, trasmette l’informazione a un computer, che a sua volta regola la velocità di infusione dell’insulina dalla pompa. “In un futuro ormai prossimo”, precisa Guido Pozza, Professore Emerito di Medicina Interna Università Vita-Salute, San Raffaele di Milano, “con la combinazione tra microinfusori, glucometro, dialogo tra dispositivi e grazie a un algoritmo, sarà possibile proporre ai giovani pazienti un pancreas artificiale esterno in grado di mimare il funzionamento dell’organo sano”. Si tratta di un’alternativa al trapianto d’organo o delle isole pancreatiche, che oggi si pratica negli adulti insulinodipendenti, che dovendo essere associato a pesanti terapie antirigetto non è indicato nei pazienti giovani. Nuove prospettive potranno aprirsi anche sul fronte dell’ingegneria genetica: l’ospedale San Raffaele, si sta impegnando nello sviluppo di tecniche per insegnare a cellule di altri organi (fibroblasti o epatociti) a produrre insulina e a regolarne la secrezione.


Tratto da Repubblica - Suppl. Salute 10 Marzo 2005

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 15 Marzo 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/ras_2005/r2005_015.html