Gestione del diabete insulinoprivo. Duplice l'approccio: la continua educazione del paziente, perché sia protagonista del controllo della sua malattia, così da mantenere il compenso metabolico indispensabile alla prevenzione delle complicanze a lungo termine; e, in prospettiva, la messa a punto di terapie sempre meglio personalizzabili. Terapia insulinica. "Gli analoghi di ultima generazione, allestiti con la tecnologia del Dna ricombinante, sono rapidamente assorbiti dopo somministrazione sottocutanea e hanno una breve durata d'azione. Possono essere iniettati immediatamente prima del pasto, riducendo quindi il rischio di ipoglicemia post-prandiale" ricorda Marco Songini "Sono ottimali soprattutto per gruppi di pazienti come i diabetici giovani, nei quali i ritmi alimentari sono a volte meno regolari, o gli anziani ospedalizzati, che possono adeguare la somministrazione all'orario effettivo del pasto. Nel frattempo si stanno mettendo definitivamente a punto i microinfusori impiantabili, che dovrebbero ricevere l'autorizzazione statunitense nel 1998". Ma il futuro guarda certamente al trapianto. E gli approcci sono i più vari. "In prospettiva si punta molto alla sostituzione di beta cellule, mentre proseguono gli studi sulla possibilità di ricorrere all'animale per incrementare la disponibilità di organi" aggiunge Songini. Gli italiani sono in prima linea: a Miami, il gruppo di Camillo Ricordi, direttore del Diabetes research institute, sta studiando le vie di ottimizzazione del trapianto di beta-cellule e la possibilità di limitare il ricorso alla terapia antirigetto, attraverso la contemporanea infusione di midollo osseo del donatore: questa dovrebbe indurre tolleranza al trapianto nel ricevente. A Milano, al Dibit dell'Ospedale San Raffaele, il gruppo di Marco Soria sta studiando la possibilità di ricorrere a cellule endocrine diverse da quelle pancreatiche per la secrezione di insulina. La ricerca è condotta su topi cosiddetti "non-obese diabetic" (Nod), la cui ipofisi è stata messa in grado di esprimere il gene per la pro-insulina. Queste ipofisi, trapiantate in topi Nod di controllo, non sono state riconosciute come estranee dal sistema immune del ricevente. Si è anche visto che, con un trapianto di quattro ipofisi transgeniche, era possibile normalizzare la glicemia negli animali trattati. Ora, il gruppo di Soria intende tentare la transfezione di linee cellulari ipofisarie con il gene dell'insulina umana e la verifica della funzionalità.
Tratto da: il Giornale del Medico, anno XIII, n.24, giovedì 11 settembre 1997
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