La conoscenza del numero approssimativo di diabetici in Finlandia è favorita dalle statistiche degli esoneri dal pagamento dei medicinali specifici per il trattamento del diabete: trattasi di 230.000 soggetti in età 30-74 anni che per cinque anni sono stati seguiti nelle loro vicende sanitarie in parallelo con la popolazione generale della stessa età. Non si sono considerati i diabetici giovanili essendo la Finlandia un territorio ad elevata concentrazione di diabete di tipo I su base ereditaria. Altro vantaggio del Paese scandinavo è quello di avere statistiche della distribuzione della popolazione in classi sociali e, quindi, di poter correlare i dati sanitari con l'appartenenza ad una delle cinque classi (che sono abbastanza vicine alla distribuzione inglese con l'eccezione della classe V che comprende gli agricoltori).
Considerando la mortalità generale standardizzata per l'età e per classe sociale i dati finlandesi confermano l'incidenza maggiore fra le classi sociali a reddito più basso secondo un ovvio collegamento in condizioni economiche e culturali di svantaggio. Si pensava che lo stesso fenomeno avesse luogo fra i diabetici ed invece intanto nella popolazione femminile diabetica non si nota alcuna differenza di classe nelle cause totali di morte ed in quelle per malattie cardiovascolari in particolare. Negli uomini diabetici vi è una differenza a svantaggio degli appartenenti alla classe dei lavoratori manuali ma questo svantaggio è inferiore a quello che si riscontra nella popolazione generale.
Va rilevato che analoghe ricerche condotte in Giappone e negli Stati Uniti avevano, invece, delineato un gradiente di classe nella mortalità fra i diabetici: è assai probabile che i servizi sanitari ed il tipo di educazione sanitaria in atto per i diabetici riducano gli svantaggi della malattia metabolica e consentano stili di vita più positivi: ad esempio coloro che smettono di fumare sono più numerosi fra i diabetici rispetto ai non diabetici. È questa una conferma dell'equità distributiva delle risorse sanitarie e dell'importanza di un approccio preventivo nella condotta socio-sanitaria delle malattie ad andamento cronico.
Carlo Vetere
Koskinen SVP: British Med J 313:975,1996
Tratto da: Pianeta Salute
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