Prevenzione e ricerca

Un nuovo preparato farmacologico potrebbe aprire nuove strade alla prevenzione

La JDRF raccomanda cautela a proposito delle notizie apparse sui giornali che descrivono il nuovo farmaco come in grado di prevenire o addirittura sconfiggere il diabete

Traduzione e adattamento di Guido Seu


Nel numero di novembre della rivista The Lancet, alcuni ricercatori della Peptor, un'azienda biochimica di Rehovot, Israele (in collaborazione con i gruppi di ricerca della Hadassah-Hebrew University Medical School e del Weizmann Institute of Science) hanno pubblicato i risultati di uno studio che ha sperimentato il nuovo farmaco DiaPep277. Lo studio è uno dei pochi finora intrapresi che, usando diverse terapie farmacologiche, hanno tentato di arrestare la progressione del diabete Tipo 1 nella fase chiamata "luna di miele" immediatamente successiva alla diagnosi, quando il pancreas è ancora in grado di produrre insulina. Il primo di questi studi, hOKT3g1 per il trattamento delle neodiagnosi di diabete Tipo 1 finanziato dalla Jouvenile Diabetes Research Foundation International, è stato condotto alla Columbia University dal dr. Kevan Herold.

Mentre secondo alcune voci lo studio israeliano avrebbe utilizzato un vaccino preventivo, nei fatti esso è consistito in una batteria di trattamenti in pazienti già diagnosticati. La Fase 2 dello studio clinico, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet, è durata dieci mesi ed ha coinvolto 35 uomini di età compresa tra 16 e 55 anni, tutti recentemente diagnosticati (entro i sei mesi) con diabete Tipo 1, che sono stati inseriti secondo criteri di casualità in due gruppi: 18 hanno ricevuto iniezioni di DiaPep277 all'inizio dello studio, poi per un mese, e infine per 6 mesi; agli altri 17 sono invece state somministrate iniezioni di placebo.

Lo studio è stato progettato per verificare l'effetto del trattamento preventivo della progressiva perdita di C-peptide (i cui livelli sono indicatori di quanta insulina si sta producendo nell'organismo) durante il periodo subito dopo la diagnosi. I risultati: Mentre i pazienti che hanno ricevuto il placebo hanno mostrato una continua diminuizione dei livelli di C-peptide, i pazienti che hanno ricevuto il farmaco hanno mantenuto tali livelli normali.

Lo studio ha anche evidenziato che il farmaco ha un effetto sul fabbisogno di insulina. Tutti i partecipanti praticavano già iniezioni di insulina - e hanno continuato a prenderne tutti i giorni nel corso dello studio - ma quelli trattati con placebo hanno avuto bisogno di aumentare rapidamente le loro dosi di insulina, mentre il gruppo trattato col farmaco ha richiesto minime o nessauna variazione nel corso dei 10 mesi.

"Anche se è incoraggiante il fatto che il farmaco sia in grado di mantenere i livelli di C-peptide nei pazienti, e che apparentemente abbia un effetto sulla risposta immunitaria, i risultati sono ancora preliminari" afferma Richard Furlanetto, MD, PhD, Direttore Scientifico della JDRF. "È importante sapere cosa succede a lungo termine in questi pazienti ed in gruppi più ampi di pazienti. Inoltre può anche essere significativo che questo studio è stato condotto solo su persone con più di 16 anni, in quanto vi sono evidenze che in essi il processo autoimmune proceda più lentamente rispetto ai bambini più giovani. Quindi, sarebbe importante vedere se questa terapia funziona anche nei bambini diagnosticati con diabete Tipo 1"

Molti ricercatori, compresi gli autori di questo studio, concordano sulla necessità di produrre nuovi dati. "Rimane da vedere se, e con quali intervalli, potrebbero essere necessari trattamenti aggiuntivi" per mantenere a lungo termine la produzione di insulina, conclude lo studio.

In un articolo pubblicato su HealthSCOUT, il Dr. Zihai Li, assistente di Medicina alla University of Connecticut, concorda con queste conclusioni. "Il follow-up è troppo breve" egli dice, aggiungendo che non sono disponibili dati chiari a lungo termine sulle complicazioni o gli effetti collaterali derivati dall'uso di questo farmaco.

Il farmaco utilizzato in questo studio è un derivato della peptide di una heat shock protein - proteine presenti in tutte le cellule dell'organismo che vengono prodotte in gran quantità quando le cellule sono sottoposte a stress - e, affermano i ricercatori, ha un effetto sulle cellule T del sistema regolatore. Essi credono che il farmaco inneschi tali cellule T che possono "spegnere" le cellule immuno distruttive, arrestando quindi il loro attacco e la distruzione delle beta cellule produttrici di insulina.

Secondo il dr. Diane Elias, Vice Presidente della Ricerca e Sviluppo della Peptor (e collaboratore alla JDRF dopo il dottorato di ricerca tra il 1989 e il 1990), il farmaco potrebbe trovare applicazione come trattamento preventivo nelle persone ad alto rischio di diabete, ma afferma che sono necessarie "maggiori informazioni sulla sua sicurezza ed efficacia" per " aprire la strada a... un trattamento preventivo". Il Dr. Elias afferma inoltre che la Peptor sta programmando uno studio più vasto negli Stati Uniti che partirà nel 2002.


Tratto da: JDRF e-newsletters
Traduzione e adattamento a cura di: Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 3 Dicembre 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2001_117.html

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