Autocontrollo


Glicemia: bella e impossibile?

di Carmelo D'Alessio


Che l'autodeterminazione della glicemia sia fondamentale nel controllo del diabete è notorio, ma forse è più facile a dirsi che a farsi. Diversi studi, infatti, pur confermando i vantaggi indiscutibili dell'autocontrollo, registrano una certa difficoltà nella sua capillare e completa applicazione.

Uno studio è stato condotto negli USA su 24.312 adulti diabetici per valutare la relazione fra frequenza dell'autodeterminazione glicemica e livello di emoglobina glicosilata (HbA1c).

I ricercatori calcolavano la differenza tra livelli di HbA1c nei pazienti che controllavano la glicemia con la frequenza raccomandata dall'American Diabetes Association, confrontandoli con quelli dei pazienti che la controllavano meno frequentemente o per niente.

L'autodeterminazione della glicemia tra i diabetici di tipo 1 (almeno tre volte al giorno) e nei diabetici di tipo 2 trattati con ipoglicemizzanti orali (almeno una volta al giorno) era significativamente associata a più bassi livelli di HbA1c (- 1% nei diabete di tipo 1 e - 0.6% nel diabete di tipo 2) rispetto a quelli che non effettuavano l'autocontrollo.

I ricercatori notano che, sebbene non esistano specifiche raccomandazioni per i diabetici di tipo 2 non trattati farmacologicamente, coloro che praticavano l'autodeterminazione glicemica (con qualsiasi frequenza) avevano un livello di HbA1c minore di 0.4% rispetto a quelli che non la praticavano.

Questo significa che una frequente autodeterminazione della glicemia può migliorare il controllo metabolico, indipendentemente dal tipo di diabete e dalla terapia.

Il problema però è che molti adulti diabetici non controllano la propria glicemia e, la maggior parte di coloro che lo fanno, non utilizzano i risultati per aggiustare la terapia.

Infatti, un altro studio rappresentativo svolto in Svezia, ha dimostrato che fra i 1.861 pazienti in osservazione, il 20.5% controllava la glicemia regolarmente e che, fra questi, solo il 51.8% utilizzava i risultati per modificare la terapia. Un altro 15.8% determinava la glicemia sporadicamente.

Le analisi dei dati raccolti hanno suggerito che la conoscenza della malattia e la terapia insulinica erano associate ad una più alta probabilità di effettuare l'autodeterminazione della glicemia. Inoltre, quest'ultima, era anche inversamente collegata con l'età, risultando maggiore tra i soggetti più giovani.

La conoscenza della malattia rappresentava il più importante fattore indipendente dell'autogestione, seguita dalla durata del diabete superiore ai dieci anni. Invece, altri fattori come le condizioni di vita, la posizione sociale ed il luogo di cura, non sembravano influenzare né l'autogestione né l'autocontrollo.

Alla luce di tutto ciò, i ricercatori hanno concluso che queste tecniche non sono ottimali per il raggiungimento di un buon controllo glicemico.


Bibliografia

  1. Self-monitoring of blood glucose levels and glycemic control: the Northern California Kaiser Permanente Diabetes registry? - Fonte: American Journal of Medicine 2001; 111(1): 1-9
  2. Self-monitoring of blood glucose; frequency, determinants and self-adjustment of treatment in an adult Swedish diabetic population: Utilisation and determinants of SMBG - Fonte: Practical Diabetes International 2001;18:157-163.

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 16 Agosto 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2001_073.html

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