Prevenzione
Beta-bloccanti negati ai diabetici ipertesi
Traduzione di Carmelo D'Alessio
La riluttanza dei medici a prescrivere i beta-bloccanti ai diabetici, potrebbe spiegare la più elevata mortalità cardiovascolare in questi pazienti.
Alla luce di un'accurata rassegna della letteratura, alcuni ricercatori tedeschi ed austriaci affermano che nulla giustifica la contrarietà dei medici a prescrivere questi agenti antipertensivi.
Era ben noto, tra i medici esaminati, che tra i pazienti diabetici dopo infarto miocardico, i beta-bloccanti hanno un effetto protettivo doppio rispetto ai pazienti non diabetici.
Paradossalmente, i beta-bloccanti erano meno frequentemente usati nel diabete, probabilmente perché ai pazienti diabetici non venivano somministrate terapie antipertensive combinate che includessero i beta-bloccanti. Come risultato, il controllo dell'ipertensione era generalmente inadeguato.
Il timore degli effetti collaterali dei beta-bloccanti nel diabete, può in parte spiegare la frequente monoterapia antipertensiva e la conseguente cattiva qualità del controllo pressorio tra i pazienti diabetici.
I ricercatori hanno esaminato i dati della letteratura per valutare se gli effetti metabolici collaterali, come un maggior rischio di ipoglicemia o un minor effetto renoprotettivo dei beta-bloccanti, possa giustificare tale timore.
Questa disamina indica che i beta-bloccanti non hanno effetti collaterali significativi sul metabolismo glucidico, non prolungano l'ipoglicemia né mascherano i relativi sintomi e, nella nefropatia diabetica, hanno lo stesso potere nefroprotettivo degli ACE-inibitori.
Tratto da: http://www.docguide.com/ - Fonte: Journal of Internal Medicine 2001;250(1):11-17
Traduzione e adattamento a cura di: Carmelo D'AlessioData ultimo aggiornamento: Mercoledì, 1 Agosto 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2001_068.html
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