Prevenzione


Le iniezioni di insulina per prevenire il diabete Tipo 1 non hanno dato i risultati sperati

Di Randy Hutter Epstein


Filadelfia, 23 giugno 2001: le iniezioni di insulina a basso dosaggio non fanno ritardare né impediscono lo sviluppo di diabete di tipo 1 nella persone ad elevato rischio (50 per cento o più) di sviluppare la malattia entro 5 anni. L'annuncio è stato dato da alcuni ricercatori al meeting annuale dell'American Diabetes Association. La scoperta è emersa da un trial clinico, recentemente completato, che risponde alla domanda che i ricercatori si pongono da anni: possono le iniezioni di insulina arrestare o ritardare lo sviluppo di diabete di tipo 1 nelle persone ad elevato rischio?

"Gli studi sugli animali, e un piccolo studio pilota sugli umani, avevano fatto sperare che le iniezioni di insulina potessero impedire lo sviluppo di diabete di tipo 1. Ma la scienza non si è fermata a tali osservazioni e le ha ripetute utilizzando prove cliniche più attentamente progettate," ha riferito il Dott. Jay S. Skyler dell'Università di Miami "ora sappiamo che le iniezioni di insulina, somministrate con il metodo esaminato in questo studio a pazienti con elevato rischio di sviluppare il diabete di tipo 1, non fanno ritardare o non impediscono il diabete di tipo 1. Ma da questo studio abbiamo anche appreso molto sulla storia naturale del diabete di tipo 1 e sui markers del sistema immunitario che identificano i soggetti a rischio. Questa conoscenza sarà estremamente importante per gli sforzi futuri di prevenzione".

Allo studio hanno partecipato 339 persone ad elevato rischio di sviluppare diabete, la cui capacità di produrre insulina era inferiore alla norma, e che non erano ancora stati diagnosticati diabetici. Alla metà dei partecipanti, scelta in modo casuale, sono state somministrate iniezioni d'insulina sotto cute a basso dosaggio due volte al giorno e, una volta all'anno, per quattro giorni un'infusione endovenosa continua di insulina a basso dosaggio. L'altra metà dei partecipanti non ha ricevuto alcun trattamento, ma è stata osservata attentamente durante lo studio iniziato nel 1995. L'età dei partecipanti variava dai 4 ai 45 anni, con un'età media di 11 anni.

Dopo 5 anni di osservazione, quasi il 60 per cento dei pazienti ad alto rischio hanno sviluppato il diabete di tipo 1, con un tasso di esordio del diabete che era virtualmente identico in entrambi i gruppi. A beneficio dei partecipanti allo studio, nella maggior parte di coloro che hanno sviluppato la malattia, l'esordio di diabete è stato rilevato durante i test di routine prima dell'insorgenza di sintomatologie evidenti. I pazienti ai quali sono state somministrate le iniezioni di insulina non hanno avuto reazioni avverse significative.

Per identificare le persone a rischio, i ricercatori hanno selezionato quasi 90.000 parenti di diabetici alla ricerca di anticorpi delle cellule beta delle isole pancreatiche (ICAs), indicatori del rischio di diabete tipo 1. Il 3,5 per cento circa dei parenti selezionati hanno evidenziato la presenza di ICAs nel loro sangue, rendendoli eleggibili per la partecipazione allo studio. Ulteriori prove genetiche, immunologiche e metaboliche hanno aiutato i ricercatori ad identificare gli individui ad alto rischio. Fra questi, l'11,5 per cento ha sviluppato il diabete prima che potesse cominciare lo studio.

"Siamo delusi, ma non siamo scoraggiati, dai risultati di questo studio" ha detto il Dott. Judith Fradkin, direttore della Division of Diabetes, Endocrinology, and Metabolic Diseases del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK). "Ci ha insegnato molto sul diabete di tipo 1 e sul come predire l'esordio nelle persone più a rischio. Stiamo ancora cercando il modo di arrestare lo sviluppo della malattia nelle varie forme e speriamo che l'insulina orale o altri metodi di prevenzione che esamineremo nei prossimi trial clinici ci forniscano le risposte attese".

L'insulin inject trial fa parte di uno studio sulla prevenzione del diabete tipo 1 (il DPT-1), che sta anche verificando se l'insulina assunta per via orale possa impedire o ritardare il diabete di tipo 1 nella popolazione con un rischio inferiore (25 - 50 per cento) di sviluppare il diabete entro 5 anni. Lo studio sull'insulina orale si basa su un razionale scientifico differente e ha come obiettivo le persone che mostrano evidenze di autoimmunità ma non di perdita della capacità di produrre l'insulina. Contrariamente alle iniezioni di insulina, che riducono lo stress delle cellule che producono l'insulina, l'insulina orale non ha effetto sulla glicemia. Si pensa che essa possa stimolare una risposta immunitaria protettiva per neutralizzare la risposta distruttiva che causa il diabete di tipo 1. Questo trial sta attualmente reclutando i partecipanti (vedere See Type 1 Diabetes Prevention Trials:Q & A).

Il DPT-1 è finanziato dal NIDDK, dall'National Institute of Allergy and Infectious Diseases, dal National Institute of Child Health and Human Development, e dal National Center for Research Resources all'interno del National Institutes of Health.

Nei prossimi anni, infine, uno studio clinico importante, il Diabetes Prevention Program, determinerà se l'intervento sullo stile di vita, con dieta ed esercizio fisico, o il trattamento con metformina (farmaco antidiabetico orale) possano impedire lo sviluppo del diabete tipo 2 nella popolazione a rischio.


Tratto da: National Institutes of Health.
Traduzione a cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 25 Luglio 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2001_061.html

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