Casi clinici
Lipoatrofia associata all'insulina lispro nella terapia con microinfusore: vecchia complicanza, nuova causa?
Traduzione di Daniela D'Onofrio
La lipoatrofia era praticamente sparita dal novero delle complicanze cutanee della terapia insulinica con l'avvento dell'insulina umana da DNA ricombinante. Per questo motivo, siamo stati sorpresi dall'osservazione di due casi di lipoatrofia occorsi in pazienti trattati con insulina lispro somministrata attraverso infusione insulinica continua sottocutanea (CSII).
Il primo caso è quello di una bambina caucasica di 10 anni diabetica dall'età di 4. I suoi livelli di emoglobina glicosilata variavano tra 7.8 e 8.7% (normale meno di 6.3%) seguendo una terapia di 2 iniezioni giornaliere di NPH umana e di insulina regolare con ultralenta aggiunta successivamente.
Se escludiamo una leggera lipoipertrofia nell'area del bicipite, non si notavano complicanze cutanee.
All'età di 8 anni, più alti livelli di emoglobina glicosilata e diversi episodi di gravi ipoglicemie, portarono a passare alla CSII usando insulina lispro, 35-40 unità al giorno, di cui il 60% come infusione basale.
I livelli di emoglobina glicosilata scesero a 6.5-7.2% e non ci furono ulteriori episodi di ipoglicemia. Dopo 12 mesi dall'inizio dell'utilizzo del microinfusore, fu riscontrata una lipoatrofia dei tessuti sottocutanei nell'area addominale anteriore con un peggioramento nei mesi successivi. La terapia venne allora modificata passando dalla lispro all'insulina umana regolare di altra marca rispetto a quella iniziale.
Da allora non ci sono stati ulteriori peggioramenti, anche se le zone lipoatrofiche sono rimaste tali.
Il 2° caso è quello di una donna caucasica di 51 anni, diabetica dall'età di 12, che aveva iniziato la CSII con l'insulina umana regolare nel 1996 (emoglobina glicosilata a 8.1%).
Figura 1 — Due vaste aree di lipoatrofia in una paziente di 10 anni
La precedente terapia, che prevedeva un'iniezione prima di colazione di NPH bovina-suina, non aveva causato complicanze cutanee. Erano presenti una malattia cardiaca ischemica, un valore di colesterolo LDL elevato, un ipotiroidismo primario, una leggera retinopatia e una neuropatia sensoriale distale.
Nel 1998 passò alla lispro e i livelli di emoglobina glicosilata erano tra 5.5 e 6.4%. Nell'estate del 1999 la donna notò una lipoatrofia nell'addome e nella coscia, e che il suo bolo pre-prandiale impiegava un tempo maggiore per raggiungere la massima azione, anche se il bolo veniva somministrato in un'altra zona.
Una visita mostrò una lipoatrofia nella zona addominale, nelle cosce laterali e nelle natiche, tutte zone in cui precedentemente era stata infusa insulina.
Questi casi sottolineano la potenzialità della lispro a causare una lipoatrofia. Se la CSII può aver contribuito a causare il problema, la lispro sembra essere il fattore principale.
Non è stato osservato un peggioramento della lipoatrofia nelle pazienti una volta passati all'insulina umana regolare, usando lo stesso apparecchio microinfusore. Tra l'altro, un autore (W.V.T) ha incontrato ad un simposio una ragazza, che aveva sviluppato una lipoatrofia utilizzando la lispro mediante un microinfusore di altra marca.
All'epoca in cui non si disponeva di insuline altamente purificate, si riteneva che la lipoatrofia avesse una base immunologica. Invece, Fineberg ha mostrato che non ci sono differenze nell'immunogeneticità tra la lispro e l'insulina umana da DNA ricombinante. Tra l'altro la lispro ha mostrato di essere un efficace sostitutivo dell'insulina umana regolare in molti casi di presunta resistenza insulinica immunogenica. Non è chiaro comunque il meccanismo che causerebbe la lipoatrofia nelle nostre pazienti.
Lo scopo di questo articolo è di allertare i medici sulle possibili complicanze dell'insulina lispro non pubblicate o riportate dalla durante gli studi effettuati prima e dopo la commercializzazione della stessa (J.Holcombe).
Fortunatamente questo effetto pare essere poco frequente e facilmente controllabile passando all'insulina umana regolare. Sarebbe importante determinare se altri abbiano riscontrato simili problemi e se questi problemi siano limitati alla CSII.
Bibliografia
- Fineberg NS, Fineberg SE, Anderson JH, Birkett MA, Gibson RG, Hufferd S: Immunologic effects of insulin lispro [Lys (B28), Pro (B29) human insulin] in IDDM and NIDDM patients previously treated with insulin. Diabetes 45:1750–1754, 1996
- Lahtela JT, Knip M, Paul R, Antonen J, Salmi J: Severe antibody-mediated human insulin resistance: successful treatment with the insulin analog lispro: a case report. Diabetes Care 20:71–73, 1997
- Kumar D: Lispro analog for the treatment of generalized allergy to human insulin. Diabetes Care 20:1357–1359, 1997
- Hirsch JB, D'Alessio D, Eng L, Davis C, Lernmark A, Chait A: Severe insulin resistance in a patient with type 1 diabetes and stiff-man syndrome treated with insulin lispro. Diabetes Res Clin Pract 41:197–202, 1998
Tratto da: American Diabetes Association - Fonte: Diabetes Care 24:174, 2001
Traduzione e adattamento a cura di: Daniela D'OnofrioData ultimo aggiornamento: Giovedì, 3 Maggio 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2001_044.html
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