Prevenzione


Il controllo della pressione arteriosa può essere la chiave per impedire lo sviluppo di malattie cardiovascolari nei diabetici



Dallas (USA), 20 aprile, 2001 -- Controllare la pressione arteriosa può essere il fattore chiave per prevenire le malattie cardiovascolari nei diabetici, e gli ACE inibitori appaiono i mezzi migliori a tale scopo. Questa la conclusione di una relazione sullo "stato della scienza" per l'ipertensione diabetica che compare sul numero di questo mese della rivista Hypertension: Journal of the American Heart Association..

La malattia cardiovascolare (CVD, dall'inglese Cardiovascular disease) è la causa principale di morte tra i diabetici e rappresenta fino all'80 per cento dei decessi tra i diabetici di Tipo 2. Il CVD è 7,5 volte più probabile fra i diabetici Tipo 2 che non abbiano già avuto attacchi di cuore rispetto ai non diabetici. Inoltre, l'ipertensione è due volte più frequente tra i diabetici, e fino al 75 per cento dei casi di CVD tra i diabetici possono essere attribuibili ad ipertensione. Recenti dati suggeriscono infine che è più probabile che i pazienti ipertesi sviluppino il diabete rispetto a quelli con pressione arteriosa normale.

James Sowers, M.D., professore di medicina e biologia delle cellule all'università di New York, ha condotto un gruppo di studio sui risultati degli ultimi trial clinici sul diabete, sull'ipertensione e sul CVD contemporaneamente.

"I risultati di questi studi vertono sui possibili effetti diretti degli ACE inibitori sul cuore ed i vasi sanguigni, oltre che il loro effetto sulla pressione arteriosa" dice il Dott. Sowers. "Questi studi ci hanno insegnato che la terapia con ACE inibitori può migliorare la sensibilità all'insulina ed inoltre far ritardare lo sviluppo del diabete in pazienti ad elevato rischio".

Il mantenimento rigoroso della pressione arteriosa sistolica al di sotto di 130 millimetri di mercurio (mmHg) e di 85 mmHg della pressione diastolica, fa diminuire in maniera impressionante i casi di attacchi di cuore, di infarto e di malattie renali in fase terminale nei pazienti diabetici. I dati risultanti dal Hypertension Optimal Treatment trial suggeriscono che la riduzione della pressione diastolica da meno di 90 a meno di 85 riduce ulteriormente il rischio di CVD.

Gli ACE inibitori sono stati indicati per ridurre la progressione della malattia renale e del CVD tra i diabetici con pressione sanguigna normale. Possono anche contribuire a ritardare od impedire il diabete. Sowers dice che la scoperta che l'interruzione del sistema renina-angiotensina riduce il rischio di diabete - come indicato dagli studi Heart Outcomes Prevention Evaluation (HOPE) e Captopril Prevention Project (CAPP) - è particolarmente importante. "La terapia con ACE inibitori dovrebbe essere una componente integrante della terapia anti ipertensiva del paziente diabetico".

Il CAPP ha coinvolto 10.985 pazienti di età tra 25 e 66 anni con pressioni diastoliche almeno di 100 mmHg. I pazienti hanno ricevuto il captopril o la terapia convenzionale (diuretici e/o beta-bloccanti) ed i risultati sono stati registrati per sei anni. I diabetici hanno mostrato i risultati migliori nel gruppo che ha ricevuto il trattamento con captopril. Il gruppo trattato con captopril ha inoltre evidenziato un rischio più basso dell'11 per cento di sviluppare il diabete, rispetto al gruppo sottoposto a terapia convenzionale.

Il HOPE, che ha invece coinvolto 3.577 diabetici con CVD documentata, ha mostrato una riduzione del 25 per cento nel numero di attacchi di cuore, di infarti o di morte per problemi cardiaci dovuti a CVD, una volta trattati con Ace inibitori ramipril. Il gruppo ha inoltre mostrato altri miglioramenti, come una minor tendenza alla fase terminale della malattia renale e ai disturbi dell'occhio. Ad una piccola riduzione della pressione sanguigna si è notata una notevole riduzione del rischio di questi disturbi. All'inizio dello studio, infatti, la pressione sanguigna media dei pazienti era 139/79 di mmHg. Sebbene la riduzione media della pressione sanguigna era soltanto 3 mmHg sistolici e 2 mmHg diastolici, i risultati dello studio hanno mostrato una riduzione del 34 per cento nello sviluppo di diabete nei pazienti che non avevano la malattia al momento del loro arruolamento. Il Dott. Sowers ha notato infine che i pazienti diabetici hanno derivato una maggior riduzione di CVD rispetto agli altri partecipanti allo studio.


Tratto da: www.docguide.com
Fonte: National Institutes of Health
A cura di: Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 27 Aprile 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2001_039.html

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