Televisione


Pubblicità progresso?

Uno spot che, oltre ad aver destato terrore nei bambini che l’hanno visto, ha suscitato sdegno e disprezzo nei genitori e nei giovani.

Di Guido Seu



"Recentemente, la "Juvenile Diabete Foundation ha promosso nel nostro paese uno spot promozionale per la raccolta fondi sulla ricerca, falso ed ingannevole: un bambino bendato che si aggira a tentoni per casa e la scritta “questo è un bambino diabetico che si allena a diventare grande”, cioè cieco" scrive Antonio Cabras, presidente della Federazione Diabete Giovanile in un suo comunicato ad un giornale.

"Oltre ad aver destato terrore nei bambini che l’hanno visto, ha suscitato sdegno e disprezzo nei genitori e nei giovani.Unanime è stato il coro delle Associazioni Italiane FDG Adig Sarda, che hanno chiesto l’immediata sospensione dello spot, e l’allontanamento dei dirigenti italiani della JDF, in nome del progresso scientifico, affiancato all’instancabile volontà di molteplici operatori sanitari e di volontariato, che fino ad oggi hanno garantito i migliori risultati nell’allontanamento e nella sconfitta delle complicanze".

Progetto Diabete si unsice al coro di proteste delle altre associazioni, ricordando con Cabras che "I multicentrici studi americani del DCCT hanno dimostrato che le complicanze sono in netta diminuzione e non “drasticamente invalidanti”", purché il diabete venga curato e controllato adeguatamente. Grazie ai molteplici strumenti messi oggi a disposizione dalla medicina e dalla scienza, le aspettative di vita dei diabetici sono oggi paragonabili a quelle della popolazione sana, sia dal punto di vista della durata sia dal punto di vista della qualità.

Vorrei qui ricordare sempre uno spot di alcuni anni fa, dove un vecchietto affiancato da un ragazzo down, si dirigeva verso un piccolo chiosco e, al terzo gelato consumato dal vecchietto, il giovane gli ricordava che quello doveva essere l’ultimo, perché dannoso al suo diabete.

"La volontà che sta dietro a questi spot è sicuramente quella di dare spazio, creare opportunità, dilatare quindi i confini" diceva Oriella Orazi in un suo articolo pubblicato su DM (www.uildm.org/dm) a proposito di questa campagna di sensibilizzazione "Ciò che però trovo ancora una volta discriminante è il proporre, forse in modo addirittura più sottile, e quindi più pericoloso e fuorviante, un messaggio sulla disabilità integrata, entro parametri una volta di più basati su dei preconcetti, su dei presupposti che non lasciano libero il disabile in quanto persona". La frase riportata si riferiva chiaramente al ragazzo disabile, ma è anche evidente il preconcetto, il luogo comune, riferito all'associazione "diabetico = persona sregolata".

Quello che vogliamo dire è che, prima di creare degli "stereotipi" negativi, a volte offensivi, altre volte addirittura terrorizzanti, ci si dovrebbe mettere nei panni di chi, nella vita, si trova quotidianamente a combattere contro di essi e contro le limitazioni e l'emarginazione che di essi si alimentano.

In risposta a questa news, vedere anche: Uno spot forte che denuncia la realtà di fatto, lettera della prof.ssa Aurora Ketmaier, presidente della JDF ITALIA.


Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 5 Aprile 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2001_021.html

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