Internet
Comunicazione e informazione per la salute
Rapporto presentato il 6 marzo 2001 presso il residence di Ripetta
Giovanni Berlinguer - Comitato Nazionale Bioetica, Ivan Cavicchi - Farmindustria, Carla Collicelli - Censis, Bruno Costi - Staibene.it, Giuseppe De Rita - Censis, Mario Falconi - Fimg, Carlo Gargiulo - Rai - Elisir, Emanuela Medi - Rai Gr, Maria Pia Ruffilli - Pfizer Farmaceutici, Sandro Spinsanti - Iass, Concetta Maria Vaccaro - Censis
Oltre 4 milioni di italiani cercano su internet informazioni in tema sanitario, quasi altrettanti sono i telespettatori delle sei principali trasmissioni televisive di medicina, e più di un milione sono i lettori di periodici dedicati alla salute.
Cresce l'attenzione per la propria salute e cresce la voglia di saperne di più, è quanto emerge da una indagine realizzata dal Forum per la Ricerca Biomedica e dal Censis su un campione rappresentativo di (1.200) italiani.
La ricerca ha evidenziato come la cosa più importante per l'83,6% degli italiani, quando si trova di fronte ad un problema di salute, sia capire bene cosa gli stia succedendo, e il medico rimane il soggetto nel quale gli italiani ripongono maggiore fiducia e dal quale attinge informazioni per ogni evenienza (oltre il 90% gli si rivolge per malattie gravi o molto gravi, il 75,7% per malattie poco gravi ed il 66,3% anche per i piccoli disagi).
Tuttavia, nei casi di malattie poco gravi e di piccoli disagi, gli italiani credono ci si possa rivolgere per ottenere informazioni anche ai media (16,5% in caso di malattie poco gravi e 16,4% in caso di piccoli disagi) e ai conoscenti (6% per malattie poco gravi e 14,5% per piccoli disagi).
Cresce anche la fiducia in internet, il cui uso da parte dei pazienti è giudicato positivamente dal 60,2% degli intervistati (quasi il 75% tra i più giovani), perché accresce la cultura scientifica, mentre il 72,9% (l'84% tra i più giovani) ne valuta positivamente l'uso da parte dei medici, perché consente l'aggiornamento in tempo reale.
Il 60,6% degli italiani considera il suo rapporto con il medico come una "collaborazione reciproca in vista della salute", e il 69,6% lo consulta per primo in caso di disturbo grave. Riguardo alle informazioni fornite dal personale sanitario in caso di malattia, la maggioranza degli italiani si dichiara soddisfatta (il 42,9% le ritiene abbastanza soddisfacenti, il 27,7% ne è soddisfatto ed il 3,5% le giudica molto soddisfacenti).
Che gli italiani abbiano sempre più un ruolo attivo nella tutela della propria salute trova conferma anche nel fatto che circa il 73% svolge attività di mantenimento e miglioramento della propria salute (quasi l'80% tra i laureati ed i più giovani); tra le attività svolte, il 34,9% degli intervistati fa esami di laboratorio e controlli medici preventivi, il 25,6% pratica una dieta specifica, il 15,2% pratica attività ginniche, il 5,8% utilizza integratori alimentari.
Cresce anche l'attenzione alle cure alternative praticate ormai da circa il 20% degli italiani, in particolare l'omeopatia (13,7%), i massaggi (3,2%) e la fitoterapia (3,1%). Inoltre, più di tre volte su dieci gli italiani entrano in farmacia per acquistare farmaci non prescritti, che pagano per intero di tasca propria.
Il 50,2% degli italiani ritiene che attualmente la medicina sia in grado di migliorare le condizioni di vita, ma il 62,1% ritiene che per il futuro debba sempre più garantire la prevenzione delle malattie.
A questo obiettivo un contributo fondamentale, secondo i dati della ricerca, può arrivare dalle biotecnologie che, per il 62,1% degli intervistati possono già oggi contribuire a scoprire nuove terapie per la cura di malattie gravi (dal tumore all'Alzheimer), mentre il 55,2% ritiene che l'esito più probabile della ricerca biotech sarà la sconfitta delle malattie genetiche e di altre malattie gravi. Solo il 10% circa paventa il rischio di un uso distorto del biotech in campo medico e, quindi, nuove discriminazioni sociali.
È emersa, infine, una certa preoccupazione per i possibili "eccessi" di federalismo sanitario. Infatti, se le opinioni sono quasi equamente divise sull'impatto avuto dal maggior potere delle Regioni sulla qualità della sanità (il 52,6% ritiene che abbia prodotto effetti negativi, mentre il 40,5% ha percepito effetti positivi), il 93,6% degli italiani vorrebbe che tutte le Regioni fornissero le stesse prestazioni, e il 75,8% vorrebbe che anche i costi delle prestazioni fossero uguali nei vari ambiti regionali, mentre il 73% si dichiara contrario a pagare contributi aggiuntivi per avere più prestazioni.
Dunque, in sanità gli utenti sono sempre più responsabili, autonomi, pronti ad investire di tasca propria sulla salute, ma con una persistente voglia di equità.
A cura di: Guido Seu
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 15 Marzo 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2001_020.html
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