Pratica e ricerca


Rilevazione canina dell'ipoglicemia

Traduzione di Carmelo D'Alessio

L'ipoglicemia è la più comune complicanza acuta del diabete ed è molto frequente nei regimi insulinici intensivi. Gli episodi sono spesso angosciosi e possono determinare serie conseguenze neurologiche e cardiovascolari. L'ipoglicemia, soprattutto se notturna, è particolarmente pericolosa nei diabetici di tipo 1 di vecchia data, che hanno perso la capacità di riconoscere i sintomi iniziali (Hypoglycemia unawareness, ndt). Intense ricerche sono state dedicate allo sviluppo di sistemi d'allarme per l'ipoglicemia, sfruttando vari principi (modifiche nell'EEG, nella conduzione cutanea, ecc.), ma finora nessuno si è dimostrato abbastanza attendibile e non invasivo per essere utile nella pratica clinica.

Qui descriviamo un originale sistema d'allarme, in grado di smascherare l'ipoglicemia prima che il paziente stesso avverta qualche sintomo e che funziona in modo efficace, unico ed amichevole per il diabetico.

CASO 1
Una donna di 66 anni, diabetica di tipo 2 dal 1971 ed insulino-trattata dal 1979. Attualmente in cura con due iniezioni di insulina regolare ed isofano, per un totale di 38 unità/die, con almeno un controllo giornaliero della glicemia, esente da rilevanti complicanze croniche o altre malattie, modesta bevitrice. Negli ultimi due anni ha avuto sempre più frequenti episodi di ipoglicemia (la sera ed alcune di notte), con eccessiva sudorazione, debolezza generalizzata, ansia ed irritabilità. Generalmente è in grado di ben riconoscere i sintomi ipoglicemici, prendendo le adeguate misure correttive. Più di un anno fa, ha notato un insolito comportamento della sua cagnetta Candy, che si presenta solo prima delle ipoglicemie: le salta sopra, corre fuori dalla camera e si nasconde sotto una sedia nel corridoio e riappare solo quando la paziente ha assunto carboidrati. L'aspetto affascinante è che Candy si comporta in questo modo prima che la paziente avverta qualunque sintomo ipoglicemico; durante tali episodi la glicemia è circa 27 mg/dl.

CASO 2
Una donna di 47 anni, in terapia insulinica dal momento della diagnosi del diabete di tipo 2 nel 1995. Senza complicanze, difficilmente beve alcool, due iniezioni al giorno d'insulina miscelata (totale di 28 unità/die). Ha in media due ipoglicemie ogni settimana (nel pomeriggio e a volte di notte), generalmente ben avvertite e caratterizzate da sudorazione, malessere e talvolta confusione. Nello scorso anno, la sua cagnetta bastarda Susie, ha mostrato un particolare comportamento durante le crisi ipoglicemiche della paziente, che è stata svegliata e si è ritrovata in ipoglicemia. Susie ritorna a dormire solo dopo che la paziente ha assunto carboidrati ed i suoi sintomi si sono calmati. In altre occasioni, Susie ha rifiutato il piacere del suo cioccolatino preferito ed ha impedito che la padrona lasciasse la casa, finché non avesse mangiato qualcosa per correggere l'ipoglicemia. Durante la maggior parte di queste ipoglicemie, la paziente era stata inizialmente incapace di riconoscerle, ma la sua glicemia era circa 36 mg/dl.

CASO 3
Una donna di 34 anni, diabetica di tipo 1 dal 1970, complicata da retinopatia e nefropatia. Attualmente in cura con insulina Humulin I e lispro per un totale di 41 unità giornaliere, non fuma, beve pochissimo alcool. Mediamente ha due ipoglicemie per settimana, con sudorazione e distrazione; ha una ridotta capacità di riconoscere l'ipoglicemia e non si sveglia durante le crisi notturne. Il suo golden retriever Natt, diventa molto angosciato quando lei è in ipoglicemia. Durante il giorno, si solleva e ritorna giù e pone la testa sul suo grembo; durante gli episodi notturni, abbaia e gratta contro la porta della camera da letto. Natt si calma solo quando l'ipoglicemia viene corretta. In due di queste occasioni la glicemia era di 29 mg/dl e di 34 mg/dl.

DISCUSSIONE
È stato riportato che oltre un terzo dei cani che vivono con persone diabetiche, mostra varie modificazioni comportamentali durante gli episodi ipoglicemici dei loro padroni. I tre cani qui segnalati hanno una propria percezione del glucosio a nuovi livelli di alterazione. Tutti sono stati capaci di avvertire esattamente l'ipoglicemia nelle circostanze in cui i pazienti erano essi stessi inizialmente ignari del decremento glicemico. Non sono possibili calcoli formali di sensibilità e precisione, ma ogni cane mostrava propri peculiari comportamenti quando i pazienti avevano un'ipoglicemia documentata. Susie e Natt meritano una speciale menzione perchè sono stati in grado di scoprire le ipoglicemie notturne dei propri padroni, svegliandoli per mangiare e, quindi, andando oltre qualsiasi glucosensore disponibile.

Questi due casi suggeriscono strade finora impreviste per scoprire l'ipoglicemia, perfino prima che i sintomi siano avvertiti da soggetti con integra capacità di riconoscerli. La base fisiologica è incerta ma in nessuno dei casi descritti è stato necessario un contatto diretto col paziente. I possibili indizi comprendono i cambiamenti olfattivi (possibilmente collegati alla sudorazione), i tremori muscolari o alterazioni comportamentali, come l'incapacità del paziente di rispondere al proprio cane in modo usuale. Siamo attratti dalla nozione di "sesto senso" con cui i cani sono comunemente accreditati, ma riconosciamo che questo dovrà essere convalidato da ulteriori ricerche.

Così come si dimostrano utili nel fiutare le droghe e gli esplosivi e nel contrabbando agricolo, i cani hanno generosamente contribuito a molte funzioni nel campo medico. I loro meriti vanno dalla guida delle persone non vedenti, all'assistenza dei dispersi in montagna, al riconoscimento delle crisi negli epilettici. I cani sono anche utili al benessere del sistema cardiovascolare, una questione particolarmente importante nei diabetici. Infatti, è stato dimostrato un abbassamento della pressione arteriosa per i pazienti che passeggiano almeno 45 minuti al giorno coi propri animali, in accordo con le linee guida dell'OMS sull'esercizio fisico.

In conclusione, un ampio ruolo sanitario dovrebbe ora essere considerato per il miglior amico dell'uomo. La ricerca ha urgente bisogno di stabilire se i cani possono essere addestrati a riconoscere ed a reagire ai sintomi iniziali dell'ipoglicemia. L'allarme canino all'ipoglicemia potrebbe fornire un importante aiuto ai pazienti poco sensibili ai sintomi, particolarmente quelli soggetti ad ipoglicemie notturne o che vivono soli.


Tratto da: British Medical Journal 2000;321:1565-1566 (23 Dicembre)

Traduzione e adattamento a cura di: Carmelo D'Alessio

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 16 Gennaio 2001 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2001_001.html

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