L'uomo che spera di curare definitivamente il diabete
Grazie ad una nuova tecnica di trapianto, le probabilità di successo potrebbero passare dall'8% al 100%
Un intraprendente chirurgo trentasettenne ha aperto la strada ad un'importantissima innovazione nel trattamento del diabete, che forse permetterà a milioni di persone di tutto il mondo il ritorno ad una vita normale.
Il dottor James Shapiro, che lavora all'Università di Alberta nel Canada, è fermamente convinto che chi è diabetico possa sperare in un futuro senza iniezioni di insulina e dieta rigide.
Il dottor Shapiro ha trapiantato con successo cellule umane di insulae pancreatiche, generanti l'insulina, in dieci pazienti con diabete cronico.
Adesso tutti quanti stanno vivendo normalmente, senza più bisogno di insulina.
Come conseguenza dell'innovazione del Dott Shapiro, il presidente Bill Clinton ha annunciato che il governo degli Stati Uniti costituirà un fondo di 5 milioni di dollari per il programma di ricerca, comprensivo della sperimentazione clinica, per dimostrare il funzionamento di questo metodo di cura del diabete."Se riusciamo a ripetere questi risultati preliminari, si potrebbe arrivare ad una cura definitiva per il diabete alla nostra portata" ha detto il presidente Clinton. "Questo sarebbe un vero miracolo."
Richard Moore, il direttore del centro trapianti all'University Hospital of Wales di Cardiff, ha già previsto un numero enorme di domande da parte dei potenziali partecipanti al protocollo di ricerca. "Questa novità è veramente molto importante" ha detto "La maggior parte dei diabetici salterebbe di gioia alla possibilità di avere una dieta normale, o di evitare una vita in cui si ha bisogno di parecchie iniezioni al giorno e di un controllo costante delle glicemie".
Il Dott Shapiro ha spiegato che aveva estratto le cellule dai pancreas di donatori deceduti. Queste cellule sono state mantenute vive e sono state purificate dal collega chirurgo Jonathan Lakey e quindi sono state iniettate in una vena principale, chiamata vena porta, collegata al fegato.
Le cellule sono state trasportate attraverso la circolazione sanguigna nel fegato in cui "si sono impiantate e sviluppate".
Anche se erano in un organo differente, hanno prodotto insulina sufficiente a permettere ai pazienti di vivere per la prima volta senza le iniezioni quotidiane di insulina.I dieci, con età comprese fra i 29 e 53 anni, erano diabetici sin da giovani, necessitavano fino a 15 iniezioni di insulina al giorno e soffrivano spesso di svenimenti senza preavviso.
"Provocavano incidenti con le loro auto, cadevano da cavallo o si scottavano mentre cucinavano" ha detto il Dott Shapiro all’Evening Press.
Dopo avere subito il trapianto, 11 mesi dopo, il Dott Shapiro ha detto che hanno mostrato "un controllo completo" d'un indicatore chimico segnalante i danni derivanti da una glicemia elevata.
"C’era stato un chiaro e drammatico miglioramento nella qualità della vita dei pazienti e nessuna segnale di rigetto" ha aggiunto.La procedura di trapianto è molto semplice: si limita ad un’iniezione endovenosa, non deve essere eseguita da un chirurgo e richiede solo una degenza di una notte in ospedale.
Il reperimento di insulae costituisce attualmente un problema, che potrebbe essere superato fra circa cinque anni, grazie agli sviluppi nelle tecniche di clonazione.
Finora, i chirurghi si erano dedicati, senza grande successo, al trapianto dell'intero pancreas.
"Il trapianto di cellule di insulae non è nuovo. Finora, però, il relativo tasso di successo è stato estremamente basso. La novità sta nel metodo che il nostro team ha sviluppato per l'estrazione delle cellule e per la purificazione, accoppiato ad un fragile equilibrio fra medicinali antirigetto, e questo ci ha permesso di raggiungere una percentuale di successo che non esitiamo a definire stupefacente: dall'8% siamo infatti arrivati al 100%!" ha detto.
Il Dott. Shapiro ha detto che un nuovo farmaco antirigetto chiamato Rapamune, disponibile dall'anno scorso negli Stati Uniti, è stato cruciale per il nuovo trattamento. "Il ciclo di assunzione dei medicinali è molto ben tollerato ed i pazienti non presentano i sintomi tipici derivante dall'assunzione di steroidi".
Uno dei pazienti del Dott. Shapiro, l’avvocato Robert Teskey, ha affermato: "La mia vita è completamente cambiata.
"Non devo più pensare a quanta insulina iniettarmi prima diogni pasto. Non devo più misurare la mia glicemia all’infinito. Non devo più calcolare mentalmente il contenuto nutrizionale di ogni pasto o spuntino. Ma soprattutto, non ho più paura di dover svenire a causa di una improvvisa grave ipoglicemia".Il Dott Shapiro ha infine dichiarato: "Ora non dobbiamo assolutamente addormentarci sugli allori. Il nostro passo successivo sarà costituito dalla messa a punto di una modalità di trapianto che permetta di non dover ricorrere a farmaci antirigetto e dalla ricerca di nuovi metodi di sviluppo cellulare in laboratorio. Questo metterebbe il trattamento a disposizione di tutti i pazienti, il più presto possibile".
Tratto da: http://www.thisisyork.co.uk - ©2000 Newsquest Media Group. A Gannett Company
Traduzione e adattamento a cura di: Stefano PaolocciData ultimo aggiornamento: Lunedì, 9 Ottobre 2000 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2000_089.html
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