Il ruolo degli acidi grassi nell'alimentazione del diabetico

Carmelo D'Alessio

 

I grassi rappresentano la maggiore forma di riserva energetica dell'organismo ed il loro apporto nella dieta non dovrebbe superare il 25-30% delle calorie totali. Nella loro scelta si deve tener conto dei grassi di origine animale e di origine vegetale. I grassi di natura vegetale come l'olio di oliva sono ricchi di acidi monoinsaturi, mentre il burro, la panna, il lardo, il grasso di prosciutto contengono grandi quantità di grassi saturi. I lipidi costituiti prevalentemente dagli acidi grassi poliinsaturi (omega 3 contenuti negli oli di pesce e omega 6 contenuti nel mais, nelle arachidi e nella soia) sono i meno pericolosi perché hanno un'azione preventiva sull'insorgenza dell'aterosclerosi. Quindi, il rapporto tra grassi insaturi (monoinsaturi e poliinsaturi) e saturi deve essere spostato a favore dei primi, soprattutto nel paziente diabetico, maggiormente esposto al rischio di complicanze vascolari.

Alcuni studi clinici, mirati a valutare gli effetti metabolici degli acidi grassi monoinsaturi nell'alimentazione dei diabetici, hanno chiaramente dimostrato il loro ruolo benefico, sia sul controllo glicemico che sull'assetto lipidico. In particolare, in pazienti adolescenti con diabete di tipo 1, ad un incremento del 10% di grassi monoinsaturi nella dieta, ha corrisposto una diminuzione di 0,64% di emoglobina glicata (HbA1c). Tali variazioni sono state anche inversamente proporzionali a quelle del colesterolo totale e LDL, non associate peraltro a modifiche della terapia insulinica, del peso corporeo o dell'attività fisica.

In diabetici di tipo 2 insulino-trattati, contemporaneamente sottoposti a dieta iperglucidica (60% di carboidrati + 25% di grassi) e a dieta iperlipidica (56% di grassi, di cui 33% monoinsaturi + 35% di carboidrati), quest'ultima ha avuto come esito più bassi livelli di glicemia e trigliceridi, una riduzione del fabbisogno insulinico e livelli più elevati di colesterolo HDL (+13%). Le concentrazioni di colesterolo totale e LDL dei pazienti, non hanno differito in modo apprezzabile nelle due diete.

Ad analoghi e più vasti risultati è giunto il recente studio KANWU, che aveva come obiettivo la verifica della sensibilità all'insulina e di alcuni parametri ad essa correlati, in funzione delle quantità di grassi nella dieta. Ebbene, una dieta ricca in grassi monoinsaturi (10% saturi + 22% monoinsaturi) ha avuto effetti favorevoli sulla sensibilità insulinica e sulla colesterolemia, oltre a diminuire significativamente la pressione arteriosa, sia sistolica (-2,2%) che diastolica (-3,8%).

In conclusione, è stato ampiamente dimostrato che un aumento della quantità di acidi grassi monoinsaturi nella dieta dei pazienti diabetici di tipo 1 e di tipo 2, è in grado di migliorare il controllo glicemico, l'assetto lipidico e, più in generale, il profilo di rischio cardiovascolare.

 

Bibliografia
1. Comparison of a high-carboidrate diet with a high-monounsatured-fat diet in patients with non-insulin-dependent diabetes mellitus. [N Engl J of Medicine 1988 Sep 29; 319(13): 829-34]
2. Acidi grassi nella dieta e insulino-resistenza: lo studio KANWU. [Comunicazione orale n.64 - 18° Congresso Nazionale S.I.D. - Bari, 17-20 Maggio 2000]
3. Beneficial effects of increasing monounsatured fate intake in adolescents with type 1 diabetes. [Diabetes Res Clin Pract 2000 Jun; 48(3): 193-9]


Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 26 Luglio 2000 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2000_078.html

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