Israele, scoperta una nuova tecnica per la terapia: sui topi ha funzionato

“Il diabete si curerà col gene dell’insulina”

E la cellula del fegato “diventa” pancreas

Di Giovanni Maria Pace

ROMA, 18 maggio 2000 - Nuove speranze per la cura del diabete. Un gruppo di ricercatori israeliani propone di sostituire le cellule beta malate con cellule del fegato trasformate in cellule pancreatiche sotto l'effetto del gene Pdx-1, che regola, nelle cellule beta sane, la produzione di insulina. Alla base dell’esperimento, effettuato sui topi e di prossima pubblicazione su “Nature Medicine”, c’è il seguente “razionale”. La terapia Insulinica intensiva ha dimostrato che, se in un diabetico si riesce a ripristinare un controllo metabolico corretto in modo che la glicerma sia come nei soggetti normali, non si hanno complicanze renali, neuropatie eccetera. Con le terapie a disposizione, l'obiettivo può essere raggiunto ma a prezzo di numerose ipoglicemie e soprattutto di continue iniezioni di insulina. L’ideale sarebbe introdurre nei diabetici un “sistema” che secerna insulina in modo da ottenere un controllo metabolico perfetto.

Uno di questi modi è il trapianto di pancreas o di isole di Langherans, che però comporta il rischio del rigetto. Per evitarlo, si possono usare cellule del malato stesso, insegnando loro a secernere insulina nel modo in cui ciò avviene nei soggetti normali. “Al San Raffaele”, dice il diabetologo Guido Pozza, “preleviamo cellule della cute, dei muscoli o del fegato e vi introduciamo il gene che produce l’insulina. Le cellule ingegnerizzate vengono poi reimmesse nel “paziente”. Oppore il gene dell’insulina viene iniettato direttamente nel tessuto muscolare o in quello epatico. In quest'ultimo caso il gene viene trasportato, attraverso la vena porta, nel fegato da un adenovirus. Si annida così nelle cellule, che cominciano a produrre insulina”.

La tecnica è stata collaudata sui topi ma il problema da risolvere è insegnare alle cellule modificate a produrre insulina in rapporto ai valori del glucosio nel sangue. “Un’altra possibilità è usare, come hanno fatto gli israeliani, le cellule staminali (o cellule 'bambine'), che possono anch'esse venire ingegnerizzate col gene dell'insulina. Resta però l'ostacolo di una produzione modulata dell'ormone”, commenta il professor Pozza.

Tra i progressi recenti nella cura della malattia vanno annoverati insuline più maneggevoli, nuove molecole che agiscono nei diabeti di tipo secondo e, rigetto a parte, il trapianto di pancreas, che è ormai una realtà per i diabetici con concomitante insufficienza renale terminale.

In questi casi, il doppio trapianto di pancreas e di rene (130 operazioni finora eseguite al San Raffaele) risana completamente il paziente. “Stiamo ora lavorando sul trapianto di isole, che non è un intervento chirurgico, sia combinato col trapianto di rene sia da solo, cioè nei malati che non abbiano insufficienza renale. Lo scopo - conclude Pozza - è ripristinare la funzione endocrino pancreatica senza più bisogno della terapia insulinica”.


Tratto da: Repubblica, 18 maggio 2000

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 24 Maggio 2000 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2000_057.html

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