Dal 3° Congresso internazionale di Barcellona sulla dieta mediterranea

Olio d'oliva anche per diabete 2 e artrite

di Laura Lazzaroni

Sul consumo ottimale di grassi in un regime dietetico sano e bilanciato si sofferma ancora la comunità internazionale, che ribadisce alcuni principi fondamentali supportati da dati scientifici che, nel tempo, continuano ad accumularsi.

Riguardano soprattutto l'uso dell'olio d'oliva, al quale la Comunità europea dedica la VII Campagna promotrice.

Le valenze di quest'alimento sono state anche al centro del 3° Congresso internazionale sulla dieta mediterranea, che si è tenuto a Barcellona. Si rafforza il ruolo dell'olio di oliva nella prevenzione e nel controllo di diverse condizioni patologiche, ruolo che viene ascritto alla sua peculiare composizione, ricca in acidi grassi monoinsaturi (da 55 a 83 per cento di acido oleico) e sostanze antiossidanti, tra cui alfa-tocoferolo e polifenoli (principalmente tirosolo e idrossitirosolo).

Dice Rafael Carmena, primario del Servizio di Endocrinologia e nutrizione della clinica universitaria di Valencia: “Controllando l'apporto calorico totale e la qualità dei lipidi introdotti, la dieta mediterranea è consigliabile anche in condizioni quali, per esempio, il diabete 2. Rispetto al regime classico che viene prescritto in tali pazienti (20 per cento dell'intake calorico totale dai grassi e 56 per cento da carboidrati), una dieta con il 35 per cento di lipidi, la maggior parte rappresentata da monoinsaturi derivanti dall'olio extravergine di oliva, e il 45 per cento da carboidrati complessi e fibre, fa migliorare la sensibilità all'insulina e quindi il quadro glicemico, senza modificare l'indice di massa corporea”. D'altra parte, con tale dieta si riesce a ridurre stabilmente il peso di soggetti obesi non diabetici.

E sul ruolo protettivo di acido oleico e sostanze antiossidanti dell'olio d'oliva nei confronti dell'artrite reumatoide, dati suggestivi giungono da un'indagine su alcuni abitanti della Grecia meridionale. Lo studio, condotto su 145 soggetti affetti da artrite reuma toide e 188 controlli, evidenzierebbe un'associazione inversa tra il consumo di olio d'oliva e il rischio infiammatorio (che si ridurrebbe di 2,5 volte con assunzione di circa 43 g/die rispetto al gruppo con introito minore). Gli autori ipotizzano un meccanismo che coinvolge le proprietà antiossidanti degli acidi grassi n-9, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche.

Infine, un recente studio italiano su soggetti ipertesi ha mostrato che il consumo di olio extravergine d'oliva, rispetto a quello di girasole (ricco di polinsaturi) può ridurre del 40 per cento la necessità di trattamento farmacologico antipertensivo.


In rete per saperne di più

Il messaggio di fondo del convegno di Barcellona, lungi dall'assolvere indiscrimiminatamente i grassi, incoraggia però a introdurre, in un regime bilanciato e completo, quelli dei quali è provato l'effetto positivo o, perlomeno, innocuo. Sì, quindi, alla sinergia costituita da olio d'oliva, meglio se extra vergine, e dieta mediterranea, cui l' Unione europea ha dedicato il sito Internet: http://europa.eu.int/olive-oil.

Qui, accanto alla letteratura scientifica aggiornata con le ultime scoperte, sipuò trovare il calendario dei principali eventi e un servizio di consulenza per i medici.

Quanto agli effetti specifici sul rischio coronarico, l'International task force for prevention of coronary disease ha sviluppato un algoritmo diagnostico, a uso di cardiologi e medici di Mg, accessibile all' indirizzo. http://www.chd-taskforce.com.


Tratto da Giornale del Medico, anno 16, n. 10, p.17, lunedì 20 marzo 2000

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 27 Aprile 2000 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2000_038.html

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