Diabete regredisce nei topi di laboratorio
n.d.r.: pubblichiamo questa notizia in quanto ci sono pervenute alcune segnalazioni al riguardo e desideriamo chiarire subito alcuni punti prima che si diffondano voci eccessivamente ottimistiche.
Essa infatti, così come riportata, lascia irrisolti i soliti dubbi non ancora chiariti:
- i topi non sono uomini, quindi non sempre ciò che funziona su di essi è riportabile agli umani;
- come viene risolto il problema della nuova ripetuta aggressione autoimmune alle nuove beta-cellule da parte della memoria immunologica del diabetico che riceve e che non è mai mutata? ....ancora con gli immunosoppressori... sic!...(che sappiamo avere diversi effetti collaterali avversi)?
- le cellule modificate geneticamente sono così sicure per la salute del paziente? Abbiamo dei dubbi sull'alimentazione, ce la sentiamo di impiantare cellule di questo tipo nel nostro organismo?
Quindi ben venga la ricerca e le notizie che ci donano un barlume di speranza, ma la speranza non deve dare adito a false illusioni.
New York, 1 Marzo 2000 - Alcuni scienziati americani hanno fatto regredire il diabete in topi cavie creando in laboratorio cellule che producono insulina e trapiandole negli animali; questo ci dà un'idea di come questi cellule capostipite (emocitoblasti) possano essere utili. I topi erano affetti da diabete di tipo 1, malattia che insorge quando il corpo distrugge erroneamente le cellule che producono insulina nel pancreas. Le persone con questa malattia per sopravvivere devono iniettarsi insulina ogni giorno. Alcuni pazienti sono stati curati con un trapianto delle isole pancreatiche, le fabbriche di insulina del pancreas. Ma la percentuale di successo è stata bassa, in parte anche perché è difficile reperire un numero sufficiente di queste isole da pancreas di cadaveri donatori. Questo nuovo studio indica una via per superare questo problema: prelevare emocitoblasti immaturi dal pancreas per creare poi, in laboratorio, una grande quantità di isole.
Gli studi sui topi fatti dai ricercatori dell'Università di Medicina del Florida College e in altre sedi, sono riportati sul numero di Marzo della rivista Nature Medecine. Negli esperimenti, otto topi diabetici hanno ricevuto le isole generate in laboratorio e sono stati privati delle iniezioni di insulina per alcuni giorni. Dopo una settimana che le iniezioni erano state sospese, è stata riscontrato un abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue. Sono rimasti in salute finché non sono stati uccisi dopo circa 55 giorni per l'analisi dell'impianto.
Fabbriche di insulina per curare il diabete
Prospettive di cura per i pazienti con diabete insulino-dipendente
Cristalli di insulina
Patrizia Pisarra, La stampa, 03 marzo 2000
Tessuti in grado di produrre insulina ottenuti in laboratorio potrebbero un giorno essere trapiantati nei pazienti con diabete insulino-dipendente, ripristinando in essi la normale produzione dell’ormone: questa la prospettiva che emerge dalla scoperta effettuata da ricercatori dell’Università della Florida, riportata nel numero di marzo di «Nature Medicine».
Il diabete di tipo 1, altrimenti definito insulino-dipendente, è caratterizzato dall’incapacità del pancreas di produrre la quantità di insulina necessaria per il corretto metabolismo del glucosio: i pazienti che ne sono affetti sono dunque costretti ad assumere l’ormone dall’esterno, in maniera precisa e assolutamente costante, per non incorrere in seri problemi legati all’innalzamento del livello di zucchero nel sangue. La possibilità di trapiantare in questi pazienti direttamente i tessuti che producono insulina (le cosiddette «isole pancreatiche») è stata per lungo tempo frutto i ricerche, finora fallite a causa della impossibilità di ottenere in laboratorio questi tessuti in quantità utili per il trapianto.
I ricercatori statunitensi hanno messo a punto una nuova strategia che sembrerebbe risolvere il problema: a partire dalle cellule staminali indifferenziate del pancreas di topo essi sono stati in grado di ottenere, con opportune procedure sperimentali, grandi quantità dei tessuti specializzati, in grado di produrre insulina quando si trovano in presenza di glucosio, analogamente a quanto avviene nell’organismo.
Per testare l’effettiva funzionalità delle «isole» anche in vivo, i ricercatori le hanno trapiantate in topi diabetici, che sono stati privati dell’apporto di insulina dall’esterno: ebbene, a seguito del trapianto, il livello ematico di glucosio veniva ridotto del 50 per cento, segno della ripristinata produzione endogena di insulina, mentre rimaneva elevato nei topi di controllo non trapiantati.
Secondo gli studiosi, se verrà confermata l’applicabilità sull’uomo, potrebbe in futuro essere possibile prelevare le cellule dal pancreas dei pazienti diabetici quando la malattia è ancora agli esordi ed ottenere da esse le isole che successivamente potrebbero essere trapiantate negli stessi pazienti per curare la malattia negli stadi avanzati.
Fonti: infobeat
La Stampa, 3 Marzo 2000Data ultimo aggiornamento: Domenica, 5 Marzo 2000 15:29:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n2000_023.html
|
|
|
