Iracheni già martoriati

di FRANCESCO LO PICCOLO

Giovedì 17 Dicembre 1998

CHIETI - «Ho visto le ferite della prima guerra del Golfo: non sono rimarginate. Ho visto una popolazione che soffre, gente mutilata per strada, dolore e malattie. E ogni giorno nella sola Bagdad muoiono 250 bambini per infezioni intestinali e diabete. Mali curabilissimi in Italia. Non lì. Come medico e come uomo non posso tacere, è un problema etico: basta bombe su quella gente. Il nuovo raid colpirebbe e farebbe ancora del male a donne, bambini e vecchi, a persone inermi».

Appena rientrato da Bagdad, questo il pensiero del rettore dell'università D'Annunzio di Chieti Franco Cuccurullo che ha preso parte a una spedizione umanitaria in Iraq e che ha portato assieme ad altri sette medici dell'ateneo abruzzese farmaci, soprattutto insulina e antibiotici.

Professor Cuccurullo, dunque una situazione disastrosa?

«Gravissima. Ho appena fatto a tempo a rientrare in Italia, e ora quest'annuncio di un attacco mi rattrista. L'embargo basta e avanza, anzi è troppo. Addirittura va a colpire la stessa ricerca scientifica, l'ospedale e l'università di medicina. E così succede che per colpa dell'embargo a Bagdad non arrivano neppure le pubblicazioni scientifiche internazionali. Insomma si vive male, mancano generi di prima necessità, mancano anche i vestiti, in ospedale non ci sono siringhe».

Quanto tempo si è fermato a Bagdad?

«Solo tre giorni, più tre di viaggio. Ma sufficienti per capire. Ho parlato con tanta gente, con studenti e colleghi di università. Tutti lavorano in situazioni pazzesche, senza attrezzature, senza farmaci. E' gente educata, appena entri in un'aula dell'ateneo, gli allievi si alzano in piedi».

Nei giorni che è stato in Iraq ha avvertito il pericolo di una guerra?

«Assolutamente no. Per strada non c'è polizia, non ci sono posti di blocco, non si vedono soldati. Piuttosto ci sono più controlli fuori, in Giordania ad esempio. Certo le ferite della guerra del Golfo ci sono ancora tutte: per strada c'è tanta gente mutilata. Comunque gente fiera: sono il forziere del Medio Oriente, hanno tantissimo petrolio, la benzina costa niente, eppure muoiono di fame e per mancanza di medicine. E sono isolati: nell'albergo dov'ero non arrivava la Cnn, telefonare in Italia era un'impresa faticosa. Non ho dubbi, al di là di ogni ideologia, rimane un problema morale: nuove bombe su Bagdad andrebbero a colpire solo una popolazione già sufficientemente martoriata, sono medico e uomo, non lo posso accettare».


Tratto da: Il Messaggero, 17 Dicembre 1998.

Data ultimo aggiornamento: Lun, 11 Gennaio 1999 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n1999_3.html

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