Nota della redazione di Progetto Diabete.: ci sembra opportuno segnalare il fatto accaduto a Roma la scorsa estate, non tanto per gettare benzina su di un fuoco che già divampa senza bisogno di essere ulteriormente alimentato, ma perché ci pare giusto che tali fatti vadano denunciati senza riserve, anche per valorizzare l'operato di quei medici, e sono la stragrande maggioranza, che lavorano con scrupolo e attenzione.


Agghiacciante storia di malasanità avvenuta l’estate scorsa all’ospedale di Anzio

«Lei soffre il caldo, mangi gelati»
Silvia, 24 anni, muore di diabete

di GERMANA CONSALVI

Roma, Martedì 26 Ottobre 1999 (Il Messaggero) - Silvia non sapeva di soffrire di diabete. Una fulminea crisi iperglicemica se l’è portata via il 14 agosto scorso, in poche ore. A soli 24 anni. Ma per il medico che due giorni prima l’aveva visitata, al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio, si trattava di una banale «crisi ansiosa», in parte dovuta all’afa. A denunciarlo è la famiglia della ragazza, che accusa i medici per questo gravissimo «errore di diagnosi». Ieri mattina la mamma e la sorella di Silvia Levada hanno presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica contro ignoti per omicidio colposo. La loro battaglia per l’accertamento della verità e di eventuali responsabilità è sostenuta anche dal Coordinamento giustizia per i diritti del Lazio, che fa parte del movimento Tribunale dei diritti del malato.
«Silvia faceva la baby sitter. Avrebbe dovuto sposarsi fra pochi mesi, nel Duemila - mormora sconsolata la sorella Sonia nella sua casa, a Centocelle - Era fidanzata con Angelo da dieci anni, aveva messo da parte un po’ di soldi per il matrimonio. E invece ...».
È Sonia a ricostruire le tappe della tragedia: «Silvia, con il suo fidanzato e mamma, era al Lido dei Pini dall’8 agosto per trascorrere qualche giorno di vacanza. Tre giorni dopo ha cominciato a star male: le mancava il respiro, aveva un’eccessiva arsura, beveva moltissima acqua e urinava in continuazione». Il giorno stesso, la ragazza è andata in un laboratorio di analisi per fare accertamenti. L’esito lo avrebbe saputo una settimana dopo. «Il 12 agosto - racconta Sonia - Silvia aveva tanta sonnolenza, nausea, il suo cuore aveva battiti acceleratissimi e continuavano tutti i sintomi del giorno prima. Ha chiesto lei al fidanzato di essere accompagnata all’ospedale di Anzio. Ma ha voluto andarci in motorino, non in macchina, perché non riusciva a respirare. È uscita indignata, mia sorella, dal pronto soccorso: al fidanzato raccontò che, dopo aver spiegato al medico i sintomi e avergli mostrato due pustole che non rimarginavano all’interno di una coscia, lui si era limitato ad auscultarle le spalle e a misurarle la pressione, dicendo che era un problema dovuto al caldo. Silvia gli ha chiesto: “Devo fare una visita specialistica a Roma?". “Quando torna in città si faccia vedere da un neurologo. Intanto, prenda camomilla zuccherata e gelati". Silvia non era convinta di quella diagnosi».
Per tutta la notte la ragazza ingurgita zuccheratissime camomille. La mattina dopo, è il 13 agosto, peggiora: «Era sfinita, aveva una sonnolenza incredibile. Si è resa conto di star proprio male, e ha voluto essere portata in una clinica di Aprilia perché non si fidava dei medici dell’ospedale di Anzio. Ad Aprilia hanno subito scoperto che Silvia aveva il diabete, e i valori, con tutte quelle bevande dolci che le aveva consigliato il medico del pronto soccorso, erano ormai altissimi. E infatti la sera è entrata in coma. Da lì mia sorella è stata trasferita d’urgenza ad Anzio, in sala rianimazione». «Ma nonostante gli sforzi dei medici - interviene l’avvocato Mario Galiggiuri, il legale della famiglia Levada - l’elevato tasso di iperglicemia rendeva inutili le terapie. E alle 8,37 del giorno dopo, Silvia è morta». «Sulla cartella clinica - aggiunge l’avvocato - la diagnosi del decesso è: arresto cardiocircolatorio, coma diabetico, aritmia ventricolare, insufficienza renale acuta e ipopotassemia. Dagli elementi che abbiamo, posso dire che che i segni clinici, cioé i sintomi accusati da Silvia, deponevano per la diagnosi giusta. In poche parole, era chiaro fin dall’inizio che Silvia aveva un attacco di diabete. Si sarebbe potuta salvare se non ci fosse stato un errore diagnostico iniziale. I sintomi, per un medico, erano inequivocabili e per averne conferma sarebbe stato sufficiente fare delle analisi». L’avvocato Galiggiuri ha chiesto l’interdizione dalla professione per il presunto responsabile dell’errore di diagnosi e il sequestro della documentazione relativa all’autopsia, che è già stata effettuata. Il Tribunale dei diritti del malato ha annunciato che si costituirà parte civile. Come replica l’ospedale di Anzio? «Prima di intervenire dobbiamo avere il tempo di esaminare la documentazione. Comunque se c’è un’indagine dell’autorità giudiziaria, lasciamo che vada avanti», dicono alla direzione sanitaria.


Tratto da: Il Messaggero, 26 ottobre 1999, Cronaca di Roma

Data ultimo aggiornamento: Ven, 29 Ottobre 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n1999_096.html

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