Ottimi risultati con i tessuti rigenerati uno studio delle università di Padova, Milano e Siena
Pelle nuova dal laboratorio per diabetici e ustionati
di Agnese Ferrara
Le lucertole sono in grado di riformare la coda, il nostro sogno è avere, un giorno, organi nuovi da sostituire ai malati. Nel campo dei biomateriali e dell'ingegneria dei tessuti la ricerca è promettente ma in fase iniziale. Eppure esiste già la possibilità di sostituire alcuni tessuti con quelli riprodotti in laboratorio partendo da cellule autologhe, prelevate dal malato sul quale vengono poi ri-innestate. Con i tessuti rigenerati - che evitano il rigetto - si possono curare vitiligine e ulcere diabetiche, si può produrre pelle nuova per gli ustionati e sono allo studio le nuove cartilagini articolari, necessarie in caso di traumi da infiammazioni come artrite o osteoartrosi, o conseguenti ad incidenti sportivi.
Si tratta di importanti tessuti, come epidermide, derma o pelle completa, ossa e tendini, che gli ospedali ed i centri medici potranno comprare ed utilizzare. A crearli in laboratorio e testarli ci hanno pensato gli scienziati delle università e degli ospedali di Padova, Milano e Siena, coordinati da Giovanni Abatangelo, direttore del laboratorio di Ingegneria dei Tessuti del dipartimento di Biologia a Padova. Dopo oltre dieci anni di esperimenti, gli studiosi hanno concentrato gli sforzi su un biomateriale derivato dall'acido ialuronico, ed è stato creato un consorzio di ricerca (TISSUtech) con un'azienda specializzata in ingegneria e riparazione tissutale, la FAB. Gli studi su questa sostanza sono stati presentati al congresso mondiale New Frontiers in Medical Sciences: Redifining Hyaluronan, da poco finito a Padova.
Per costruire tessuti di ricambio, ha spiegato Abatangelo sono necessarie le cellule che costituiranno il nuovo tessuto ed una struttura di supporto, ovvero una matrice per l'attecchimento delle cellule, che verrà ri-innestata suI tessuto malato. È indispensabile quindi che il supporto sia biocompatibile e biodegradabile. Per questo abbiamo scelto l'acido ialuronico, uno dei principali componenti della pelle e dei tessuti umani. Attraverso opportune modificazioni chimiche questa sostanza diventa membrana, spugna e matrice tridimensionale. Su questa base le cellule si legano, crescono e formano lembi di pelle, cartilagini oppure ossa.L'innesto del tessuto ricostruito non crea rischi di rigetto e sembra eliminato il problema di contaminazione da virus o lo scatenarsi di reazioni allergiche, possibili se si utilizzano matrici di origine animale o sintetica. Per quanto riguarda i risultati sono stati sperimentati (al centro per lo studio e la cura del piede diabetico, all'ospedale Abbiategrasso e al centro di diabetologia del Policlinico Multimedica di Milano e all'ospedale Villa Berica di Vicenza) gli innesti di cellule autologhe, su derivato di acido ialuronico, in 60 diabetici con ulcera del piede. Le lesioni sono guarite del tutto.
Al dipartimento di Dermatologia di Siena i lembi di pelle ricostruita sono stati impiegati per il trattamento chirurgico della vitiligine, con risultati soddisfacenti. Un altro tessuto, in fase di indagine, è la cartilagine: Arnold Caplan, dell'università di Cleveland ha condotto studi sull'innesto di cartilagine ingegnerizzata, cresciuta in una matrice polimerica di acido ialuronico, in conigli con difetti alle articolazioni del ginocchio. Le cellule innestate hanno attecchito in modo completo. Con la stessa tecnica potranno essere ricostruiti i tendini, tessuti duri, come l'osso, fino ad arrivare a organi, come il fegato ed il pancreas.
Tratto da: Salute, inserto di la Repubblica, 1 luglio 1999, anno 5, n.189, pag. 6.
Data ultimo aggiornamento: Mar, 6 Luglio 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n1999_065.html
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