Una recente sentenza dal Texas potrebbe aprire le porte ai diabetici insulinodipendenti
In una sentenza che potrebbe abbattere le barriere che impediscono l'accesso al lavoro per migliaia di diabetici Americani, una corte d'appello federale ha riesaminato una decisione discriminatoria del Dipartimento di Polizia di San Antonio.
Nella sua sentenza, la Corte sottolinea l'importanza del ruolo giocato dall'American Diabetes Association.
Il caso è stato portato da Jeff Kapche. Kapche era precedentemente impiegato presso il Dipartimento dello Sceriffo della Contea di Fort Bend come ispettore dove ha svolto con successo tutte le funzioni richieste dal suo ruolo, inclusa la guida di un'auto della polizia, inseguendo e catturando i criminali.
Nonostante ciò, le domande di impiego per posti similari, inoltrate da Kapche in San Antonio, furono respinte a causa del fatto che lui usa insulina. Così ha intentato causa. Ma la corte federale del distretto del Texas archiviò il suo caso per una precedente decisione presa da una corte d'appello, alla quale la corte distrettuale doveva adeguarsi.
Nel 1993, la corte d'appello determinò che le persone che fanno uso di insulina potrebbero essere legalmente interdette da ogni impiego che prevede la guida come funzione essenziale. La corte decise che un conduttore che usa insulina "rappresenta un vero e proprio rischio per sé stesso e per gli altri".
Le implicazioni di questa sentenza del 1993 furono estremamente ampie. In effetti, essa escluse da lavori che richiedevano la guida di veicoli ogni persona che faceva uso di insulina in Texas, Louisiana, e Mississippi. Fu con questo retroterra che Kapche inoltrò il suo appello alla Corte di Appello della Quinta Circoscrizione.
La scorsa settimana, Kapche, con l'appoggio della American Diabetes Association, vinse la prima battaglia per superare questa regola discriminatoria.
Dopo la revisione del caso, una commissione di giudici della corte di appello emise una sentenza che - citando i progressi medici e i cambiamenti nel codice della strada federale - dissero alla corte di riconsiderare la richiesta di Kapche.
L'esposto amicus curiae inoltrato dalla American Diabetes Association nel 1998 fu strumentale nel persuadere la corte di appello a decidere in favore di Kapche. L'esposto venne redatto da Michael A. Greene, Direttore del Legal Advocacy Subcommittee dell'Associazione.
L'esposto citava alcuni studi che dimostravano che i guidatori con diabete insulino-trattato non costituivano maggior pericolo di quelli senza diabete. L'esposto sottolineava i recenti progressi tecnologici nell'autocontrollo del diabete.
"Alla luce dei fatti" ha scritto la corte nel verdetto "abbiamo appurato che esiste una vera controversia tra fatti concreti riguardo il rischio per la sicurezza posto dai guidatori diabetici insulino-dipendenti." Come risultato, "siamo arrivati alla conclusione che è venuto il momento per una rivalutazione".
Secondo Greene, questa fiducia nell'esposto "amicus curiae" è estremamente rara e tipicamente riservata a figure legali come Thurgood Marshall del NAACP. Il trattamento similare dell'ADA, ha detto Greene, dimostra "il potere che noi abbiamo nel modificare il pensiero della corte".
La sentenza rappresenta un cambiamento radicale ripetto a quella precedente della Quinta Circoscrizione di New Orleans, che in precedenza guardava ai guidatori diabetici come potenziali minacce.
Shereen Arent, Direttore dell'Ufficio Legale, ha affermato a nome dell'Associazione di "essere elettrizzato per questa vittoria". Ha elogiato l'opera di Greene come "un lavoro fantastico nella presentazione dei punti di vista dell'Associazione e nell'influenzare l'esito".
Arent afferma che l'Associazione, tramite il suo Legal Advocacy Subcommittee, prevede di continuare -- ed espandere -- questo tipo di supporto legale attraverso nuove iniziative contro la discriminazione in aree quali il lavoro e l'educazione".
Tratto da: Court Room Victory for Diabetes (6/02/99), American Diabetes Association
Data ultimo aggiornamento: Gio, 17 Giugno 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n1999_063.html
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