Rr-Ricerca Roche di Marzo 1999 dedicato al diabete
La rivista trimestrale di aggiornamento scientifico della Roche, Rr-Ricerca Roche, dedica il numero di marzo al diabete. Ne riportiamo il sommario, ricordando che la rivista può essere consultata on line all'indirizzo http://www.roche.it/pubblicazioni/rr/rr23/rr23.html.
"A ben vedere, ciascun vizio può contenere in sé la virtù di cui è l'esasperazione, e la gola non è da meno degli altri, nota Allan Bay, visto che l'accentuata attenzione al cibo e alla sua qualità si rivela oggi uno stimolo decisivo a una dieta più corretta e bilanciata, indispensabile nella gestione terapeutica complessiva del diabete.
La difficile adesione dei pazienti diabetici alla necessità della dieta, di cui parla Carlo Maria Rotella, è d'altra parte emblematica di questa patologia, che come altre malattie croniche richiede - in relazione agli interventi terapeutici - modifiche importanti allo stile di vita, a volte realizzabili solo col sostegno di un solido rapporto medico-paziente, osserva Paolo Gentili, meglio ancora se nell'ambito di un "team diabetologico" di cui parla Valerio Miselli.
In base agli studi epidemiologici riportati da Olga Vaccaro il numero di persone affette da diabete nel mondo sarà nel 2010 il doppio rispetto a oggi, e per fronteggiare questa avanzata occorrono innanzitutto criteri di diagnosi e classificazione della malattia semplici e unitari, quali le recenti linee guida illustrate da Emanuele Bosi.Le due forme più comuni di diabete, il tipo I e il tipo II, hanno origini diversissime: autoimmune la prima, con distruzione delle cellule b pancreatiche produttrici di insulina, secondo meccanismi discussi da Carla Giordano e Aldo Galluzzo, e "disregolatoria" la seconda, con associazione variabile a un ridotto effetto biologico dell'insulina - l'insulino-resistenza delineata da Enzo Bonora - e una minor produzione dell'ormone.
Assai diverso è anche ciò che si sa sulle componenti genetiche delle due forme, entrambe caratterizzate da forte familiarità: per la prima sono stati identificati negli ultimi anni numerosi geni Ce ne parla John Todd che conferiscono predisposizione alla malattia, mentre per la seconda, come riferisce Hans-Frieder Küehnle, la caccia ai geni protagonisti brancola ancora nel buio.
Per quanto riguarda il diabete di tipo 1, sulla componente genetica agirebbero poi fattori ambientali il cui ruolo è ancora da chiarire, di cui ci parla Paolo Pozzilli.
Il denominatore comune alle due forme di diabete rimane comunque l'iperglicemia, con la serie di alterazioni metaboliche e funzionali che comporta, soprattutto a carico del sistema circolatorio, di cui trattano Massimo Porta e Fulvio Pomero.
D'altronde i due studi DCCT e UKPDS, ricordano Gavino Pala e Stefano Dal Prato, hanno dimostrato chiaramente che un buon controllo dei valori glicemici consente di prevenire o almeno contenere le complicanze croniche e i rischi connessi con la condizione diabetica.
E l'impegno in questa direzione resta intenso.
Da un lato con la messa a punto di nuove formulazioni di insulina ad azione sia protratta che a insorgenza rapida - ne parlano Simone Pampanelli e Geremia Bolli - il cui utilizzo combinato potrà fornire una terapia sostitutiva più vicina alla secrezione fisiologica, priva dei gravi rischi ipoglicemici altrimenti connessi con la terapia insulinica intensiva e qui descritti da Carmine Fanelli.
Dall'altro, con lo sviluppo dei sistemi per l'automonitoraggio della glicemia da parte del paziente, di cui trattano Hans Wielinger e Marina Scavini.
Molto invece rimane da fare, sottolinea Michael Berger, per migliorare l'equilibrio tra rischio e beneficio nella terapia farmacologica ipoglicemizzante orale del diabete di tipo II.Continua anche la ricerca su altre forme di terapia del diabete: Luca Falqui e Claudio Bordignon descrivono le due strategie di ingegneria genetica attualmente seguite per generare cellule b sostitutive, a partire rispettivamente da cellule b murine e da cellule epatiche appartenenti allo stesso paziente.
Mentre Luca Inverardi parla dei recenti successi ottenuti nel campo del trapianto di isole in pazienti diabetici di tipo1.
Per quanto riguarda il diabete di tipo 1, buone notizie arrivano anche dal versante predizione - come riportano Ezio Bonifacio e Anette Ziegler -grazie all'identificazione di autoanticorpi circolanti specifici per autoantigeni insulari che consente di disegnare screening su larga scala e, in futuro, strategie di prevenzione della malattia.
Quelle attualmente in studio sugli animali e sull'uomo - che prevedono la somministrazione di insulina e nicotinamide - sono descritte da Leonard Harrison.
Tra le molecole attive potenzialmente utili per trattare le complicanze è molto promettente il fattore di crescita delle cellule nervose (NGF), di cui parlano in dettaglio Michelle Rohrer e Janet Clarke.
L'NGF, efficace nel migliorare la funzionalità delle piccole fibre nervose sensoriali degli arti inferiori, è ora in fase III di valutazione clinica per la capacità di contrastare la neuropatia diabetica periferica.
Le complicanze, gravi e invalidanti, sono un onere pesante sia per il paziente, che - come rileva Aldo Maldonato - soffre di un forte peggioramento della qualità della vita, sia per la società: il loro trattamento assorbe infatti il 90% dei costi sanitari globali del diabete, riporta Claudio Noacco, sottolineando l'esigenza di destinare oggi risorse alla prevenzione e al contenimento precoce, per ridurre in futuro tanto la spesa sociale quanto la durezza del vivere per i malati."
Data ultimo aggiornamento: Mar, 18 Maggio 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n1999_054.html
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